Rai, Salini a rapporto da Gualtieri. Nel pomeriggio incontro su piano industriale, pluralismo e conti

In uno scenario in cui il Partito democratico ed il governo escono rafforzati dal risultato delle urne l’ad della Rai Fabrizio Salini sarà nel primo pomeriggio a via XX Settembre per un colloquio con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, azionista di riferimento della televisione pubblica.
Era nell’aria che ci sarebbe stato questo incontro chiesto dallo stesso ministro, che fa parte di un governo diverso da quello che ha portato Salini alla guida della Rai.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

All’ordine del giorno ci sarà il complesso piano industriale di Salini che il 4 ottobre ha avuto il via libera dal Mise: il ministro vuol conoscere lo stato di avanzamento del progetto di riorganizzazione, cosa sia stato fatto fino a oggi e se sia possibile attuarlo nei tempi del mandato dell’ad, che ha davanti a se poco più di un anno. Si parlerà anche di Piero Gaffuri il trasformation officer che doveva disegnare operativamente la riorganizzazione e che invece lascia per la pensione. Una uscita di scena che no va certo a favore della realizzazione del piano. Salini ha individuato una figura in grado di sostituirlo?
Nel corso della discussione terrà banco anche il tema del pluralismo, considerando che in questo anno e mezzo sono stati numerosi i richiami di Agcom per gli squilibri nei telegiornali Rai quasi sempre a favore di Matteo Salvini, fino agli ultimi casi di Carta Bianca e dello sport di Bruno Vespa alla chiusura della campagna elettorale.
E poi i conti: Salini presenterà un budget con un rosso di 60 milioni, 20 in più di quelli originariamente previsti. E’ vero che questo è l’anno in cui pesano i costi dei grandi diritti sportivi degli Europei e delle Olimpiadi, ma Salini dovrà comunque dar conto di uno deficit così alto. Sulla valutazione della gestione rientra anche la raccolta pubblicitaria che non ha brillato neanche nel 2019 e gli ascolti che non aiutano a incrementarla. Nel consuntivo dell’anno scorso (dati Auditel 1 gennaio-31 dicembre) Raiuno sconta un calo dello 0,58% in prime time e dello 0,4% sull’intera giornata. E’ la rete del direttore rimosso Teresa De Santis a segnare il calo più alto.

Fabrizio Salini (foto Ansa)

Fabrizio Salini (foto Ansa)

Raidue diretta da Carlo Freccero registra un calo dello 0,16% in prime time (di fatto un miracolo visto che sulla fascia di prime time incide il risultato molto negativo del Tg Post quotidiano curato dal direttore del Tg2 Sangiuliano) e dello 0,2% nell’intera giornata.
Raitre di Stefano Coletta (appena promosso alla direzione dell’ammiraglia Raiuno) è quella che se l’è cavata meglio: in pareggio in prima serata e sull’intera giornata (+0,08%).
Gualtieri vuole conoscere l’ad che non ha mai visto e rendersi conto di cosa ha fatto in questo anno e mezzo di gestione.
Durante l’incontro verrà affrontata anche la situazione del Cda presieduto dal contestatissimo Marcello Foa, che è figlio della precedente maggioranza di governo giallo verde. Oggi gli alleati al governo sono cambiati: in questa nuova circostanza Salini pensa di avere i numeri per garantire la gestione ordinaria e straordinaria dell’azienda?
Da non dimenticare che sul capo dell’ad della Rai pesa anche la scomunica del Partito Democratico di Nicola Zingaretti a causa dell’ultimo giro di nomine che ha escluso i responsabili dei telegiornali.
Nella prossima seduta del Cda del 30 gennaio Salini, a quanto si apprende, si accingerebbe a cambiare anche i vertici dei telegiornali visto i loro bilancio deficitario. Il Tg1 di Carboni alle 20 perde lo 0,9% sul 2018; il Tg2 di Sangiuliano perde lo 0,6%, mentre va quasi in pareggio Tg3 di Giuseppina Paterniti, a -0,1%.

C’è chi sostiene che i 5 Stelle continuino a far quadrato su Carboni. In tal caso al Tg3 salirà l’ex dg Mario Orfeo con il passaggio della Paterniti a RaiNews 24 il cui attuale direttore Di Bella si sposterebbe alla direzione dell’Approfondimento ancoravacante. A meno che, data la debacle pentastellata al voto per l’Emilia e la Calabria, Carboni faccia un passo indietro cedendo il Tg1 alla Paterniti. Sangiuliano resterebbe incollato al Tg2.

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