Cybersecurity, Garante Privacy: da protezione dati sicurezza nazionale. Serve mobilitazione europea, e accordi con Cina per 5G

Contro il mantra che ancora rieccheggia tra molti de “la libertà della rete non si tocca”, l’evoluzione tecnologica (basti pensare al 5G che balena davanti ai nostri occhi un futuro “inimmaginabile”), le manipolazioni di cui siamo e siamo stati vittime attraverso social e fake news, e gli stessi dati del cybercrime nel mondo, richiamano alla necessità di un deciso cambio di passo.
E’ il grido d’allarme che giunge dal garante della Privacy, Antonello Soro e dal presidente del Copasir, Raffaele Volpe nel corso del convegno ‘Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale’, organizzato in occasione della Giornata europea della protezione dei dati personali.

Quanto serve è una regolamentazione di internet la più ampia possibile, di dimensione almeno europea e una educazione che inizi fin dall’infanzia per formare i futuri cittadini alla consapevolezza dei mezzi che utilizzano e dei rischi che questi comportano. E’ un richiamo, quello del garante e del numero uno del Copasir, rivolto alla politica italiana, che pure molto ha fatto su questo campo, ma il cui respiro non è sufficiente davanti alla grandezza, anche geografica, delle insidie della rete. Serve dunque una mobilitazione a livello europeo, e contro i rischi di neocolonialismo digitale da parte della Cina con l’arrivo del 5G, nuovi strumenti come quello di un ‘Privacy shield’, da concordare con Pechino, per garantire il rispetto di alcune basilari tutele del diritto alla protezione dei dati, “almeno” dei cittadini europei.

Antonello Soro (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

“Oggi abbiamo capito che questa grande piazza di incontri e di scambi che è la rete, fino a poco fa simbolo di massima libertà, va invece limitata, governata attraverso il diritto, regolamentata nell’uso”, sottolinea il garante per la Privacy. “Perchè i dati personali hanno un grande valore, certamente economico, che deve essere difeso e preservato, e un valore che attiene ai diritti umani, che deve trovare pieno riconoscimento come tale. Un valore infine che ha importanti implicazioni sotto il profilo della libertà e degli equilibri democratici, dei singoli cittadini e dei Paesi”.
Quanto serve dunque è una regolamentazione che abbia la più vasta estensione possibile, perchè nel mondo della rete i confini geopolitici ed economici non hanno alcun senso, ma anche formazione, educazione e soprattutto è necessaria un’adeguata consapevolezza da parte dei singoli circa i rischi a cui le nuove tecnologie ci espongono in misura sempre crescente.

Il quadro non è dei più rassicuranti. Se il 2018 è stato per l’Italia un annus horribilis sotto il profilo della cybersicurezza, il 2019 non promette niente di meglio, registrando una crescita del cybercrime a livello mondiale del 17% rispetto ai 12 mesi precedenti. Gli attacchi dunque stanno aumentando moltissimo, registrando particolari impennate per alcuni settori, uno dei quali è sicuramente il cloud. Anche le prospettive per il 2020 non sono positive. “I rischi sono di una crescita ulteriore, temiamo. Gli esperti hanno tracciato preoccupanti previsioni, delineando uno scenario fatto di attacchi sempre più sofisticati ” continua Soro. “La sicurezza della dimensione cibernetica è costantemente esposta a minacce sempre più ibride, quindi sfuggenti, e tali da configurare una sorta di cyberguerriglia permanente” spiega. E l’arrivo del 5G anche nella vita quotidiana aggiunge ulteriori incognite e preoccupazioni. E’ necessario dunque attrezzarsi. L’Europa sotto il profilo normativo ha fatto da battistrada, ha aperto la via per governare questa dimensione del digitale, e anche l’Italia vanta ottimi strumenti legislativi, ma “bisogna che si capisca universalmente che la protezione del dato è un interesse dei cittadini e i primi a capirlo devono essere proprio costoro” insiste Soro.

“Nella percezione dei cittadini si comincia ad avvertire il problema, ma dal lato criminale, dell’attacco informatico, della privazione di informazioni che ci riguardano – continua Soro -. E’ una consapevolezza ancora lontana dal reale, perchè non riguarda il valore centrale del dato, che ha una dimensione economica, ma è anche e soprattutto diritto alla vita privata proiettata nella dimensione digitale. Questo provoca un abbassamento delle difese. La protezione dei dati non è ancora all’altezza di quello che richiede una condizione così acuta di contrasto ad attacchi cibernetici, anche di spionaggio. Basti pensare ai recenti avvenimenti in Medio Oriente, anticipazione di quello che sarà il paradigma dello scontro militare dei prossimi anni. La guerra moderna non viene più combattuta con l’utilizzo dei carri armati sui confini ma con l’utilizzo della dimensione digitale come terreno di guerra: le nuove armi si muovono su indicazione ed ordine del drone, oppure si conduce un attacco informatico alle agenzie governative”. D’altro canto attraverso la raccolta dei dati e la profilazione si incide sul comportamento dei cittadini non solo per quanto riguarda i consumi, ma anche sotto il profilo delle convinzioni personali, con relativi effetti politici: avviene attraverso la gestione delle fake news, ma anche della manipolazione attraverso i social. “Dobbiamo capire che tutto questo richiede un’attenzione nuova, bisogna avere un po’ più di diffidenza verso l’informazione in rete, che ci può arricchire, ma anche raccontare tante cose non vere, e attraverso queste orientarci a comportamenti sbagliati. Ognuno di noi deve porsi il problema di cosa deve fare per proteggere i propri dati” prosegue il garante della Privacy.

Poi deve agire la politica. La protezione dei dati è “presupposto ineludibile della sicurezza individuale e collettiva, tanto più necessaria all’epoca dei big data e dell’internet-di-ogni-cosa – rimarca ancora il garante della Privacy – . In un contesto in cui ciascun oggetto di uso quotidiano può rappresentare il canale di ingresso di potenziali attacchi informatici e in cui le fonti di rischio di moltiplicano a dismisura, è indispensabile fare della protezione dei dati, dei sistemi e delle infrastrutture l’obiettivo prioritario delle politiche pubbliche, perchè da questo dipende la tutela della persona ma anche la sicurezza nazionale”.

In questo quadro uno spazio particolare è quello occupato dal 5G. “Dobbiamo compiere ogni sforzo per delimitare i perimetri di sicurezza” sottolinea Soro, che contro i rischi di neoimperialismo digitale auspica fortemente un ‘Privacy shield’ con la Cina per garantire il rispetto di alcune basilari tutele del diritto alla protezione dei dati, “almeno” dei cittadini europei. Ne conviene anche il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, secondo cui “bisogna stare attenti che la parte materiale, cioè le reti, non diventino un mezzo per acquisire i beni immateriali, ovvero i dati e le profilature degli utenti”. Per Soro dunque “bisogna considerare i rischi connessi alla fornitura di tecnologia da parte di aziende, come quelle cinesi, inserite in un contesto di dirigismo anche economico, che le obbliga a cooperare con il governo, fornendogli pezzi importanti del proprio patrimonio informativo, con implicazioni da non sottovalutare sul piano della sicurezza nazionale”. Il garante mette in guardia: “Nella competizione sino-americana per l’egemonia sulla potenza di calcolo, l’Europa rischia di perdere ogni possibile ruolo se non ha la forza di opporre al dumping digitale un’idea di innovazione democraticamente sostenibile, fondata sui principi di trasparenza e responsabilità algoritmica, tale da coniugare economia e diritti, libertà e sicurezza”. “Siamo consapevoli che un simile accordo comporterebbe una revisione radicale del sistema giuridico cinese, tale da escludere in particolare il prelievo sostanzialmente illimitato da parte del governo dei dati nella disponibilità delle aziende. Ma la dimensione e l’incombenza dei rischi per la sicurezza dei nostri Paesi non consentono inerzia nè, tantomeno, rassegnazione” conclude Soro.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Il nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’ è in edicola oggi a Milano. Disponibile per tutti subito in edizione digitale

Il nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’ è in edicola oggi a Milano. Disponibile per tutti subito in edizione digitale

La Stampa, accordo per ridurre i costi: 1 anno solidarietà al 15%, forfetizzazione straordinari, stabilizzazione contratti, taglio collaborazioni

La Stampa, accordo per ridurre i costi: 1 anno solidarietà al 15%, forfetizzazione straordinari, stabilizzazione contratti, taglio collaborazioni

Anzaldi scrive a ‘Prima’: propone la riforma Rai e attacca Cairo per i giudizi su Renzi

Anzaldi scrive a ‘Prima’: propone la riforma Rai e attacca Cairo per i giudizi su Renzi