Facebook sotto la lente dell’Antitrust Ue. Approfondimenti su metodi di raccolta dati

Facebook sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust Ue. Lo riporta Dow Jones Newswires, secondo cui l’authority è alla ricerca di documenti interni correlati ai presunti tentativi del social di individuare e schiacciare potenziali avversari, approfondendo così le indagini preliminari sulle attività dell’azienda.

Nelle ultime settimane, spiega DJ, la Commissione europea avrebbe  incrementato gli sforzi per trovare i documenti a favore delle accuse avanzate dalle società rivali e da figure politiche secondo cui Facebook avrebbe forzato l’accesso ai dati dei propri utenti per ridurre la concorrenza, retribuire i partner ed eliminare le società rivali.

Le autorità stanno svolgendo un’indagine sui cambiamenti dell’interfaccia del software di Facebook che permettono agli sviluppatori di app di accedere ai dati e sull’utilizzo da parte dell’azienda dell’app di rete virtuale privata Vpn Onavo, acquisita dal colosso dei social media nel 2013.

Mark Zuckerberg (Foto Ansa – EPA/SHAWN THEW)

Onavo ha fornito a Facebook informazioni dettagliate sull’uso delle app rivali da parte dei clienti, consentendo all’azienda di raccogliere dati sulle concorrenti prima che queste diventassero una potenziale minaccia per l’azienda, aveva già raccontato il Wall Street Journal in un articolo del 2018.

Facebook, che ha chiuso Onavo lo scorso anno, ha dichiarato di aver utilizzato l’app come una qualunque altra app di intelligence disponibile sul mercato e di aver messo gli utenti a conoscenza della raccolta dei dati. La società ritiene infatti di aver mantenuto un approccio corretto nel collaborare con gli sviluppatori dell’app e che i cambiamenti applicati alla piattaforma puntavano a modellare un business sostenibile.

Nell’ambito dell’indagine preliminare, la Commissione ha ordinato a Facebook di produrre una serie di documenti, come e-mail interne e registri di chat, facendo leva su una legge Ue che prevede multe in caso di inosservanza, aggiungono le persone a conoscenza dei fatti. Facebook ha risposto sostenendo che in questo modo sarebbero stati prodotti milioni di documenti, molti di quali avrebbero potuto rivelare informazioni personali sui dipendenti dell’azienda. L’Ue ha dunque ritirato l’ordine e ne emetterà un altro per ridurre la portata dei documenti che Facebook dovrà fornire.

Nel caso in cui l’indagine preliminare dovesse portare a una sentenza formale contro la società, l’Ue potrebbe imporre a Facebook di cambiare le proprie pratiche aziendali e richiedere il pagamento di una multa superiore al 10% dei ricavi annuali su scala globale, che per Facebook, considerando i conti del 2019, significherebbe una somma superiore ai 7 miliardi di dollari.

Anche le autorità statunitensi stanno intensificando i controlli sulle attività di Facebook. La Federal Trade Commission statunitense si sta focalizzando sulle acquisizioni dell’azienda per verificare se rientrano in una campagna di eliminazione della concorrenza e delle potenziali minacce sul mercato.

 

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