Dl milleproroghe: emendamenti per raddoppiare stop a tagli contributi ed estendere durata massima Cig

Raddoppia da 12 a 24 mesi lo slittamento dei tagli ai contributi diretti all’editoria disposti dall’ex sottosegretario all’Editoria Vito Crimi (M5S). E’ quanto prevede un emendamento depositato al decreto milleproroghe all’esame della Camera a firma del relatore, Fabio Melilli del Pd, che modifica i termini previsti dalla legge di bilancio 2020.

Il prolungamento a 2 anni dello slittamento è disposto in attesa della revisione organica della normativa a tutela del pluralismo dell’informazione, ovvero della legge Editoria 5.0 cui sta lavorando l’esecutivo.

(Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Proroga durata massima Cig – Ma non è l’unico intervento che tiene conto delle criticità del settore editoriale. In un altro emendamento, a firma del relatori in materia di editoria, si dispone che i dipendenti delle agenzie di stampa a diffusione nazionale già in Cig alla data del 31 dicembre 2019 possano usufruire di una proroga di 12 mesi, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, della durata massima dei trattamenti straordinari di cassa integrazione.

L’emendamento autorizza la proroga della durata massima dei trattamenti straordinari di cassa integrazione salariale per ristrutturazione aziendale e stati di crisi, ma l’onere sostenuto dall’Inpgi per i relativi trattamenti e la corrispondente contribuzione figurativa sarà posto a carico del bilancio dello Stato. L’Inpgi dovrà presenta mensilmente al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali la documentazione necessaria al fine di ottenere il rimborso degli oneri fiscalizzati. Viene posto un tetto di spesa di 2 milioni di euro per il 2020.

Contributi a imprese editoriali partecipate da società quotate – Un terzo emendamento chiarisce che “non possono accedere” al contributo diretto previsto per l’editoria “le imprese editrici di quotidiani e periodici partecipate, con quote maggioritarie, da gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in mercati regolamentati”. La norma riguarda in particolare testate come Italia Oggi, con cui è aperto un contenzioso con la Presidenza del consiglio, e va nel senso proprio di trovarne una definizione.
Si stabilisce in particolare che per l’esclusione ai contributi serve che la partecipazione di società quotate al capitale di imprese editrici che chiedono i contributi sia con “quote maggioritarie”.

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