Black out in Senato per il ddl sulle liti temerarie

L’aggancio con il provvedimento sulla diffamazione e strategie politiche di Italia Viva sui temi della giustizia rischiano di affossarlo.

Arnaldo Lomuti (Foto Youtube)

“Sto impiegando le mie energie, lavorando con gli uffici legislativi, per rivedere e mettere a punto le norme, anche eventualmente accogliendo i subemendamenti dell’opposizione. Sono più che disposto a rivedere anche gli emendamenti a mia firma, per giungere a un risultato il più condiviso possibile su un argomento così delicato come quello della diffamazione. Dico anche che le intese per il prosieguo dei lavori in aula insieme alle liti temerarie sono di buon senso, ma se a prevalere sono motivi utilitaristici, se tutto nasce da lì, allora no. Rimettiamo in discussione tutto. Il tempo delle decisioni sta per arrivare”. E’ un mare in piena Arnaldo Lomuti, del M5S, il relatore del ddl sulla diffamazione, e prima di questo anche del ddl sulle liti temerarie, in commissione Giustizia al Senato. Parla a titolo personale, precisa, in uno sforzo ulteriore per tenere dritta la barra. Ma la bufera sta emergendo, e a scatenarla sono i malumori crescenti intorno alla “scomparsa” del ddl sulle liti temerarie dal calendario dei lavori d’aula del Senato, insieme ai timori del delinearsi di una strategia politica dilazionistica sui due provvedimenti che riguardano i giornalisti e la stampa, argomento delicato, soprattutto quando si toccano gli strumenti utilizzati per condizionarla, se non intimidirla.

Il giallo sul percorso parlamentare del ddl sulle liti temerarie (un solo articolo, a firma di Primo Di Nicola, giornalista e ora senatore M5S, sostenuta trasversalmente da tutti i partiti, almeno in via ufficiale) scatta con il suo black out dai lavori del Senato. Dopo essere stato inserito in calendario dell’aula di Palazzo Madama per il 16 gennaio, quel giorno viene rinviato “ad altra data”. Da quel momento il ddl non figura più nell’agenda dei lavori d’assemblea.

La ragione di questa “sparizione” va ricercata nell’intesa (ma molti insistono su un meno impegnativo “gentlemen agreement”) sancita a livello di capigruppo della maggioranza in commissione, ma le cui radici affondano più lontano, all’inizio dei lavori in commissione, quando si accettò di procedere separatamente nell’esame dei due provvedimenti per agevolare l’iter delle liti, norma snella e condivisa, e anche una “bandiera” M5S, svincolandola dai rischi insiti nella diffamazione, norma complessa, divisiva e invisa anche alla Fnsi e alla Fieg.

La traduzione dell’accordo è semplice: iter separati in commissione, ma in aula si proceda in parallelo. Anzi qualcuno parla addirittura di esame “contestuale”, secondo una modalità del tutto inusuale al Senato (non si ha memoria di precedenti), sia pure riguardando i due provvedimenti la stessa materia, giustizia e informazione.

Ora quel patto è pronto per essere messo in discussione. Anche l’ultima conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, che ha compilato l’agenda dei lavori d’aula fino al  27 febbraio, non ha iscritto il ddl sulle liti temerarie in calendario e neppure quello sulla diffamazione, ancora fermo in commissione per l’accavallarsi di richieste di modifica. Tra i provvedimenti inseriti in aula invece per questa settimana, c’è il decreto legge sulle intercettazioni (che deve essere convertito entro il 29 febbraio). Segno che la commissione sarà dedicata completamente alle intercettazioni, spostando sempre più in avanti i tempi della diffamazione. E delle liti temerarie. Che tutto questo possa essere frutto di strategie politiche di diverso genere fa alzare la tensione.  “I renziani alzano muri, è un peccato: c’è un pacchetto di proposte da mandare avanti per la riforma della giustizia e per rispondere alle attese degli italiani, ma pare siano attratti dai tatticismi politici più che dalle tante azioni positive in campo” afferma senza mezzi termini in una nota la presidente M5S della commissione Giustizia della Camera, Francesca Businarolo. Che per essere ancora più chiara aggiunge: “Lo stop al Senato al ddl sulle liti temerarie è una grave conferma di un progetto che mette al centro solo la propria visibilità”.

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