Le cinque sfide della crescita per aziende e manager europei

Il contesto macroeconomico è complicato: negli ultimi 5 anni, l’economia europea è cresciuta in media meno del 2% all’anno e le prospettive a medio termine prevedono una crescita del PIL modesta, nell’ordine dell’1,4% all’anno nel 2020 e nel 2021. Ma esiste una ricetta virtuosa, condivisa da 215 manager (32 belgi e norvegesi, 31 spagnoli, 30 danesi, tedeschi, italiani, e inglesi) per invertire o correggere la tendenza. Bisogna – secondo il sofisticato panel – investire in tecnologia, sostenibilità, talento e risk management.

Foto di skeeze da Pixabay

È quanto emerge dal BDO European Survey: Ensuring a leadership position in 2025, un’indagine condotta da BDO, organizzazione internazionale di società indipendenti che offrono servizi di consulenza professionale, condotta nel terzo trimestre del 2019 su un panel di manager di realtà industriali, finanziarie e tecnologiche. Le imprese coinvolte nella ricerca BDO appartengono al settore manifatturiero (22%), largo consumo (13%), servizi professionali (11%), finanza (9%), trasporti, energy e real estate (8% ciascuno), tlc (7%), no profit (4%), life science e farmaceutica (3%), salute, media ed entertainment (2% ciascuno). Il 40% delle imprese suddette ha un fatturato di oltre 100 milioni euro, e il 41% impiega oltre 500 persone (l’11% del campione ha più di 5000 addetti). Il 20% degli intervistati sono ceo delle rispettive aziende, il16% Cfo, il 16% Responsabili di Business Unit. Solo il 57% del totale siede nel Consiglio di amministrazione.

Dalle ricerca emergono 5 indicazioni di fondo, generali.
– Si punta sulla crescita dimensionale: più del 35% degli intervistati stanno pianificando strategie che permettano di accrescere le rispettive quote di mercato, puntando ad acquisire una posizione di leadership.
– Bisogna investire bene: La crescita è possibile se sostenuta da adeguati investimenti in tecnologie, innovazione e sviluppo prodotto e talento.
– Orizzonte internazionale: i ridotti tassi di crescita stimati per le economie domestiche, così come i prevedibili effetti della Brexit avviatasi il 31 gennaio scorso e il perdurare delle tensioni per la guerra commerciale Cina – Usa, spingono le imprese europee a cercare strategie di penetrazione nei mercati mondiali ancora più forti.
– Occorre sapere gestire i rischi critici: un quarto (26%) delle imprese europee afferma di sentirsi poco preparato ad affrontare e gestire le sfide aziendali critiche come la sicurezza informatica. Stare al passo con le nuove tecnologie è una preoccupazione avvertita da un ulteriore 20% di leader interpellati nel sondaggio. Nonostante la loro propensione alla crescita, la ricerca evidenzia che i manager sono meno fiduciosi nella loro capacità di tenere il passo con i cambiamenti.
– La sostenibilità, va intesa come opportunità di crescita: la ricerca evidenzia come le aziende stiano intraprendendo azioni significative per accrescere la sostenibilità ambientale del proprio business. Si muovono in risposta a una regolamentazione più severa e alle pressioni di clienti e dipendenti affinché traducano le parole in piani d’azione che mettano al primo posto il rispetto dell’ambiente.

In Italia
Venendo al capitolo italiano della ricerca, relativa a 30 imprese (il 43% con un fatturato tra 20-50 milioni, il 30% del manifatturiero con un numero di dipendenti compreso tra 100 e 250), il 40% dichiara che la principale preoccupazione è di mantenere e far crescere profittabilità e quote di mercato per la propria impresa mentre il 30% punta a strategie aggressive per far crescere le proprie quote di mercato. Solo il 7% ammette di pensare a come gestire una probabile perdita di quote di mercato dovuta alla crescente competitività.

La ricetta per essere competitivi nei prossimi 5 anni, secondo i manager italiani interpellati, è il mix frutto della capacità di attrarre e mantenere i migliori talenti (97%), nella capacità di sviluppare sempre prodotti e servizi migliori e nell’adottare nuove soluzioni e applicazioni digitali (97%). Per il 93% la crescita per vie esterne, in primis M&A, presenta buone potenzialità di successo.

In un Paese, tradizionalmente noto per un’eccessiva burocrazia e una giungla normativa, il 40% degli interpellati non prevede ricadute sulla profittabilità della propria azienda per effetto di nuovi interventi normativi.

Passando alle minacce che potrebbero condizionare la crescita e lo sviluppo del proprio business, secondo gli imprenditori italiani interpellati il 47% teme gli effetti di politiche nazionalistiche all’interno dell’UE (in grado di bloccare l’adozione di provvedimento rilevanti), il 40% la concorrenza portata dai nuovi paesi e il 30% gli effetti della Brexit (il 53% delle imprese teme una contrazione degli scambi con Uk).

Infine, da qui a 5 anni, il 43% prevede una crescita negli organici della propria azienda, contro un 53% che non vede significative variazioni.

“I dati della ricerca, e quelli italiani in particolare, confermano l’estrema capacità delle medie-piccole imprese italiane di sapersi adattare alle mutate condizioni dei mercati, senza tuttavia perdere di vista l’innovazione e la ricerca delle migliori competenze” ha sottolineato Simone Del Bianco, managing partner di BDO in Italia.

Proprio in occasione della diffusione dei dati dell’European Survey: Ensuring a leadership position in 2025, BDO Italia ha annunciato l’avvio della quarta edizione del Premio Mario Unnia Talento & Impresa, riconoscimento che si propone di valorizzare le aziende italiane portatrici di idee innovative, capaci di unire il talento e l’impresa in un connubio vincente. Istituito nel 2017, il Premio Mario Unnia – Talento & Impresa, è dedicato al poliedrico studioso dell’impresa e di scenari socio economici, allievo di Norberto Bobbio e collaboratore di Adriano Olivetti. Il Premio è promosso da BDO Italia con il supporto del main partner BPER Banca e di Ersel e Quaeryon, e con la collaborazione di ELITE – Borsa Italiana

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