Askanews verso accordo: stop ai 23 licenziamenti, ma part time per tutti i giornalisti; al 46% per i capi redattori e capiservizio

Nessun licenziamento, rispetto ai 23 richiesti dall’azienda, tutti a carico del personale giornalistico ed in particolar modo di quello “graduato” (tutti i caporedattori e l’80% dei capiservizio), ma un piano di salvataggio che per una parte della redazione, quella minacciata dai licenziamenti, costerà lacrime e sangue. E’ questo l’esito dell’intensa trattativa che ha visto contrapposto cdr e sindacato ai vertici di askanews, l’agenzia di stampa che fa capo a Luigi Abete, un tavolo seguito con attenzione anche da Palazzo Chigi con il Dipartimento dell’Editoria, nell’impegno per salvaguardare i posti di lavoro a rischio.

Luigi Abete (Foto: Olycom)

Il confronto si è concluso alla fine della scorsa settimana, mentre stanno procedendo i lavori di smentallamento della redazione per il trasferimento, entro la fine del mese, dal centro di Roma, a due passi da Palazzo Chigi, agli  stabilimenti di Abete in fondo a via Prenestina, alla periferia di Roma,  ed ora attende l’adesione scritta di tutti i redattori per poter essere perfezionato.

Le parti sono già convocate per giovedí 20 febbraio. L’accordo prevede infatti un regime di part time generalizzato per tutti i lavoratori a tempo pieno, con una riduzione dell’orario del lavoro (e dello stipendio) del 13,86%,  ovvero 3 giorni al mese per i redattori ordinari e del 46,16% (10 giorni al mese) per i capiservizio e caporedattori ( le figure contrattualmente più costose. Qualora venisse approvato l’emendamento contenuto nel decreto milleproroghe che prevede il prolungamento fino al 31 dicembre 2020 della Cassa integrazione guadagni per le agenzie di stampa nazionali in crisi che abbiano esaurito quella a loro disposizione, askanews ne usufruirà alle stesse percentuali previste per il part time (ora la Cig applicata è del 30 e del 45%), e quest’ultimo scatterà automaticamente dal primo gennaio 2021.

I giornalisti dell’agenzia di stampa Askanews protestano dalla loro sede di fronte alla sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio, durante la conferenza di fine anno del Premier Conte (foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

L’arco di vigenza dell’accordo si estende per tutta la durata del Piano concordatario e in costanza della procedura concorsuale in corso. Ovvero svariati anni, anche se inizialmente Abete chiedeva che il taglio fosse a tempo indeterminato, con una vera e propria novazione di contratti.

Askanews, seconda agenzia di stampa nazionale per numero di giornalisti  (un centinaio) dopo l’Ansa, nata dalla fusione di Asca e TmNews, in stato di crisi da molti anni,  ha formulato richiesta di concordato preventivo lo scorso gennaio ed ora ne attende l’approvazione da parte del tribunale. L’udienza è stata da poco rinviata al primo di aprile prossimo.

Il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda prevedeva licenziamenti collettivi per 23 giornalisti ex-art.1, con una vera e propria decapitazione della redazione e la cancellazione di tutti servizi. I licenziamenti riguardavano infatti 7 capiredattori su 7, con abolizione dei relativi desk specialistici; 10 capiservizio sui complessivi 13 e 6 tra le restanti 55 figure professionali tra redattori ordinari e vice capiservizio.  Il personale poligrafico/amministrativo, composto da una trentina di persone, non è coinvolto da alcun taglio o riduzione d’orario.

Tra le clausole di salvaguardia concordate la scorsa settimana tra le parti c’è anche l’impegno a una “verifica” delle percentuali di part time in caso di “significativo incremento degli importi previsti dalle convenzioni con le amministrazioni centrali dello Stato”, oltre che dei ricavi. Una formula piuttosto vaga, soprattutto in considerazione del contenzioso aperto tra askanews e Palazzo Chigi in ordine al pagamento del pregresso, per il prolungarsi delle forniture anche per un periodo a contratto formalmente chiuso. In caso di conclusione positiva per askanews del contenzioso, da Palazzo Chigi si considera assunto l’impegno all’alleggerimento delle posizioni più gravose del part time, come disposto dall’accordo, ma a fronte della formula utilizzata, questo passaggio dovrà essere monitorato.

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