Mediaset: restano sospese in Spagna le delibere per fusione in Mfe. Rinviata udienza fissata per domani

La Corte spagnola alla quale Mediaset ha presentato ‘appello’, per rivedere la decisione del giudice che nei mesi scorsi ha accettato la sospensiva chiesta da Vivendi sulle delibere per la fusione con la controllante italiana, ha respinto la richiesta del Biscione.

Le delibere dell’assemblea di settembre, cruciali per la nascita della holding Mfe, restano dunque sospese in attesa della decisione di merito che doveva essere presa nell’udienza fissata per domani, ma che è stata rinviata in attesa di una nuova memoria di Vivendi, a cui il giudice ha concesso 5 giorni per presentarla.

Nel collage (foto Ansa), da sinistra: Vincent Bollorè e Pier Silvio Berlusconi

La corte è a conoscenza dei nuovi fatti sopravvenuti, a cominciare dalle modifiche allo statuto approvate dalle assemblee italiane e spagnole, ma non può tenerne conto perchè deve fare valutazioni sulla prima delibera. Da qui la decisione di rigettare il ricorso di Mediaset, rimandando al giudice di merito se considerare determinante il nuovo statuto ed eventualmente “liberare” la delibera così com’è stata modificata.

Nello specifico, ad essere “censurati” sono gli articoli 42 e 43 dello statuto sul voto dei soci di Mediaset Espana, articoli che nel nuovo statuto non esistono più. Un aspetto, quest’ultimo, di cui il giudice di merito ha già preso atto.

La decisione della Corte di Appello di Madrid è stata accolta positivamente da Vivendi. “Il processo di fusione di MediaForEurope rimane in sospeso in quanto la Corte ha respinto la richiesta di Mediaset di annullare la decisione del Tribunale delle imprese dello scorso ottobre”, ha affermato un portavoce del gruppo francese. “Il Tribunale ha riconosciuto che il piano di fusione era stato imposto in modo abusivo da Mediaset e dal suo azionista di controllo Fininvest, a svantaggio di tutti gli azionisti di minoranza. La decisione odierna, senza possibilità d’appello, è un passo importante nel cammino intrapreso da Vivendi per dimostrare l’illegalità del processo di fusione”, ha concluso.

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