Il pasticcio dell’Agcom sulla Rai. Un attacco milionario contro la dirigenza di Viale Mazzini

Domani al Senato, dopo mesi di rinvii, si dovrebbero votare i nuovi componenti di due autorità di Garanzia fondamentali per il mondo dei media: l’autorità della privacy e quella per le comunicazioni che, scadute da tempo, hanno continuato in regime speciale di proroga potendo svolgere solo la normale amministrazione.

I commissari dell’Agcom, il presidente Angelo Marcello Cardani, Antonio Nicita, in quota Pd, e Antonio Martuscello, ex parlamentare di Forza Italia ed ex manager di Publitalia, hanno però deciso di non tenere conto della “normale amministrazione”, e di uscire facendo un botto, per rimanere indimenticabili nella storia dell’autorità e della televisione italiana, votando a maggioranza la multa di 1,5 milioni alla Rai per ‘gravi e ripetute violazione del pluralismo’. Una decisione di una severità mai vista nei vent’anni di storia dell’autorità quando l’Agcom era nel pieno della titolarità, a cui si è opposto votando contro il provvedimento Mario Morcellini, docente alla Sapienza, grande esperto di media, comunicazione e reti digitali, commissario in quota Pd, mentre si è astenuto Francesco Posteraro, esponente dell’Amministrazione pubblica, che in una dichiarazione all’Ansa ha spiegato la sua posizioni ritenendo “non così gravi’ le violazioni riscontrate”.

Nel collage (foto Ansa) Angelo marcello Cardani e Mario Morcellini

Nessuna informazione circa le posizioni di Morcellini nello stringato comunicato diramato dall’Agcom dopo la sentenza ammazza Rai. O meglio per far fuori l’amministratore delegato Fabrizio Salini, sotto il tiro del Pd e di Matteo Renzi, inveleniti perchè non sono riusciti a far cambiare i direttori del Tg1 e del Tg3, loro bottino di guerra dopo l’accordo di governo con i 5Stelle.
Peccato che i loro nuovi alleati non accettino di sacrificare Giuseppe Carboni, che presidia il Tg1, e Giuseppina Parterniti al Tg3 (che fa i risultati migliori tra i telegiornali Rai), sapendo che il Pd a viale Mazzini è debole, con un unico consigliere Rita Borioni, che si è messa sul fronte degli astenuti/contrari a braccetto con i sovranisti (il presidente Marcello Foa e il consigliere leghista Igor De Biasio). Un pasticcio da cui il Pd vorrebbe uscire chiedendo a Salini di puntare l’ago della bilancia del cda verso l’alleanza giallo rossa, mentre le ultime importanti votazioni in cui sono passati i direttori di rete e il budget, i consiglieri a favore erano Beatrice Coletti, 5Stelle, Gianpaolo Rossi, Fratelli d‘Italia, il rappresentante dei dipendenti, Riccardo Laganà e Salini.

Fabrizio Salini (Foto ANSA / FABIO FRUSTACI)

Addirittura l’occupatissimo ministro dell’Economia Gualtieri, prima della sentenza dell’Agcom, aveva incontrato Salini invitandolo a trovare una maggioranza nel cda che corrispondesse a quella del governo.

All’Agcom però non hanno capito la delicatezza della situazione a Viale Mazzini, dove il problema non è Salini, ma i 5Stelle, e hanno sparato una bomba atomica, quando era meglio un serio avvertimento per tutti i politici che sulla Rai stanno veramente esagerando.

Anche per i loro amici del Pd che non stanno facendo belle figure. Per capire il livello basta leggere la dichiarazione del vice capogruppo Pd alla Camera, Michele Bordo che dice: “All’Ad Salini non resta che valutare la propria permanenza al vertice dell’azienda così come la permanenza degli attuali vertici dell’informazione”, straparla il parlamentare di Manfredonia – funzionario di partito doc che nel 1989 a 16 anni era già parte della segreteria del Pci della sua città. Che insiste: “Le ripetute violazioni del contratto di servizio, accertate dall’Agcom e richiamate più volte in questi mesi, rappresentano una doppia beffa ai danni della qualità dell’informazione Rai per i cittadini che dovranno anche pagare la multa visto che ne sono azionisti attraverso il Governo. Per L’ad Fabrizio Salini e per il management è l’ora della verità”.

Nicola Zingaretti (Foto ANSA/TELENEWS)

Se di beffe si vuol parlare c’è innanzittutto quella che subiscono i cittadini italiani costretti a fare i conti con i partiti politici che pensano da sempre di essere i padroni della Rai, al punto di organizzare riunioni di dipendenti simpatizzanti in teatrini, nelle vicinanze di Viale Mazzini, dimostrando di disporre di truppe, di cui fanno parte i molti nemici della riorganizzazione della Rai voluta dall’ad. Il piano Salini infatti è visto con antipatia da gran parte del corpaccione del servizio pubblico radiotelevisivo, a partire dalle tecnostrutture, perchè ridisegnando in modo radicale l’azienda interviene su poteri, ruoli, abitudini, camarille, mettendo in luce anche probabili inadeguatezze professionali. Salini ha deciso di intervenire sui centri di potere dello zoccolo duro della Rai dove ci sono molti interlocutori del Pd, forse senza sapere che lì ci sono luoghi dove “chi tocca i fili muore”.

Rimaniamo in attesa della pubblicazione della delibera dell’Agcom per capire nel merito e in dettaglio il provvedimento milionario contro la Rai. Intanto i responsabili di questa intemerata non faranno più parte della Autorità a cui la Rai dovrà presentare la propria versione dei fatti. Una situazione paradossale di cui è incredibile che un uomo delle istituzioni come il presidente Cardani non abbia tenuto conto.

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