Anzaldi non perdona il Tg2: la sanzione Agcom conclusione inevitabile dopo le violazioni

“Con la direzione Sangiuliano, il Tg2 ha fatto registrare in un anno violazioni continue del pluralismo, episodi imbarazzanti di propaganda pro Salvini e destra, richiami dell’Agcom”. Inizia così il lungo post su Facebook in cui Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza, ha passato in rassegna le molte violazioni commesse dalla testata della seconda rete, diretto da Sangiuliano, che sono stati oggetto anche di interventi da parte dell’authotiry.

“La lista delle denunce è infinita, la sanzione da 1,5 milioni decretata la scorsa settimana dall’Agcom è la conclusione inevitabile del vero e proprio supplizio cui sono stati sottoposti i telespettatori, che infatti hanno progressivamente abbandonato il tg di Rai2 come dimostra il calo degli ascolti. La colpa dell’Agcom non è certo aver sanzionato il servizio sulla Svezia, che ha causato anche un incidente diplomatico, ma di essere arrivata troppo tardi. In queste ore c’è chi si esercita nel criticare e fare le pulci alla delibera dell’Authority: siamo sicuri che sia la strada giusta? Basta fare una rapida ricerca in rete per trovare una miriade di violazioni”.

Michele Anzaldi (Foto LaPresse)

“Nell’ultimo anno l’Authority aveva già richiamato il Tg2 per il servizio propagandistico su Salvini che imbraccia un mitra (24 aprile), un servizio caricaturale su Monti e l’Ue (12 maggio), la rivelazione di presunti sondaggi a tre giorni dal voto in Sardegna (22 febbraio) a Tg2 Post, la stessa trasmissione che alla vigilia del voto aveva dato a Salvini spazio doppio con uno sforamento di 10 minuti. Ma ci sono anche tante violazioni non sanzionate, denunciate dal sottoscritto. Eccone alcune.
A novembre 2018, pochi giorni dopo la nomina del nuovo direttore, in un servizio sui migranti una giornalista declama con tono trionfale: “E’ finita la pacchia!”. Il 26 novembre è il turno di Salvini sulla ruspa “con il casco bianco e le mani ferme sui comandi” mentre “demolisce” una delle ville dei Casamonica, spazio poi alla “pala meccanica della legalità” su una sola villetta abusiva e spazio per la sinistra “condannata all’oblio”. Quelle tra virgolette non sono dichiarazioni politiche, ma parole dei giornalisti del Tg2.
Il 4 gennaio i sindaci che protestano contro il primo decreto Salvini su sicurezza ordine pubblico vengono ribattezzati nei titoli “Sindaci antisicurezza”. Il 19 febbraio il Tg2, seguito dal Tg1, in occasione degli arresti domiciliari per i genitori di Matteo Renzi, che sarebbero stati revocati e giudicati illegittimi pochi giorni dopo, si collega nientemeno che dalla “villetta” dei Renzi a Rignano, neanche si trattasse del luogo di un efferato delitto di sangue. Pochi giorni dopo il Tg2, ancora in compagnia degli altri tg Rai, trasmette addirittura le immagini secretate dei genitori di Renzi interrogati dai magistrati al nono piano del Tribunale, come in un film di spionaggio.
Il 18 aprile in un servizio su Salvini vengono usate testualmente queste parole, degne di un Cinegiornale Luce: “Dalle parole ai fatti non è uno slogan ma il simbolo della sua politica”.

Nelle settimane successive si susseguono gli episodi di vera e propria censura per notizie giudiziarie che riguardano la Lega. Come il caso Siri, che nel giorno in cui apre tutti i tg pubblici e privati, al Tg2 finisce a metà edizione. O l’inchiesta sui fondi russi: il 10 luglio escono le registrazioni del Metropol, diffuse dal sito americano BuzzFeed, ma il Tg2 (in compagnia del Tg1) le ignora completamente. Ad agosto, in piena crisi di governo seguita al delirio del Papeete di Salvini, il Tg2 trasmette per 3 giorni di fila lo stesso filmato propagandistico del leader della Lega, tratto da una sua diretta Facebook.
Il 7 settembre il Tg2 manda in onda l’intervista a una signora che parla del suo personale caso giudiziario sull’affido dei figli, accaduto a Campobasso, e durante l’intervista la signora indossa una maglietta contro il Pd con lo slogan “Parlateci di Bibbiano”, con tanto di simbolo dem. Che c’entrano Bibbiano e il Pd con una vicenda giudiziaria di Campobasso?
Il 10 settembre l’ex premier italiano Paolo Gentiloni viene nominato commissario europeo all’Economia. La notizia, di grande prestigio per il nostro Paese, apre tutti i telegiornali, tutti meno uno: il Tg2 la confina come quinto titolo e manda il servizio dopo 15 minuti. Per tutte le testate, di ogni orientamento, era la notizia del giorno, ma non per il Tg2.

Il 30 ottobre il Tg2 raggiunge l’apoteosi della disinformazione: il centrodestra in Senato si astiene sulla commissione contro odio, razzismo e antisemitismo proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre, ma il tg di Rai2 cancella la notizia, parlando genericamente di astensioni senza dire i partiti astenuti (Lega, Fdi e Fi). Pochi giorni dopo, il 7 novembre, ancora un episodio inqualificabile che ha riguardato la senatrice Segre: costretta ad essere sottoposta alla scorta, per le minacce ricevute, ma la notizia viene liquidata in pochi secondi, senza titoli né servizi diversamente dagli altri tg.
Da manuale della propaganda i servizi su Salvini, vere e proprie imitazioni dei Cinegiornale Luce: il 6 novembre a Ostia Salvini è “travolto” dai cittadini, ma “Lui non si sottrae”, “guarda le case”; il 14 dicembre in Emilia Romagna il leader della Lega che “corre” per tutta la Regione, acclamato “tra la gente” anche se si tratta di poche decine di persone, manda “a casa” i leader della maggioranza; il 6 febbraio ancora a Ostia, passeggiata elettorale raccontata come una marcia trionfale, con tanto di risatine tra leader Lega e giornalista.
Il 15 gennaio un servizio politico racconta nientemeno che gli auguri di compleanno di Giorgia Meloni a se stessa.
Questo è solo uno spaccato di oltre un anno di episodi di disinformazione, propaganda, violazioni del pluralismo. Senza contare il quadro imbarazzante che esce dai monitoraggi Agcom dei tempi di parola dei politici: al Tg2 Salvini è sempre e comunque primo, con spazi doppi, tripli o anche quadrupli rispetto agli altri leader. Era primo da vicepremier e ministro dell’Interno, lo è ancora oggi che è semplicemente uno dei leader dell’opposizione.
E’ giusto che i soldi dei cittadini servano a pagare questo tipo di informazione?

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