Dl Milleproroghe: la Camera vota la fiducia con 315 sì

La Camera ha approvato, dopo che il governo ha incassato la fiducia posta sul provvedimento (con 315 voti a favore, 221 contrari e 1 astenuto), il decreto Milleproroghe, che ora passa all’esame del Senato. Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 29 febbraio, pena la scadenza. E’ praticamente scontata la sua “blindatura”, e che anche a Palazzo Madama si ricorra al voto di fiducia, non essendoci spazi per ulteriori modifiche al decreto, che nel corso del suo passaggio alla Camera ha assunto dimensioni ‘monstre’, lievitando dai 166 commi iniziali a 434.

Il ricorso alla fiducia è atteso al Senato anche sul decreto intercettazioni. Ieri le fibrillazioni politiche nella maggioranza per la posizione di Italia Viva anche su questo provvedimento hanno tenuto banco per l’intera giornata. Oggi in mattinata si è raggiunto un accordo e il decreto dovrebbe approdare in aula nel pomeriggio. Anche le intercettazioni devono essere approvate entro il 29 febbraio e devono essere esaminate ancora dalla Camera.

(Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Cosa prevede il ‘pacchetto editoria’ nel dl Milleproroghe:

Nel dl Milleproroghe, diversi passaggi riguardano anche il settore dell’editoria, a cominciare dalla proroga di un ulteriore anno, rispetto ai 12 mesi previsti dalla legge di bilancio, dei tagli ai contributi diretti al settore. In base alle norme approvate dal precedente governo, dovevano scattare già a partire dal 2020. Ora lo slittamento complessivo è dunque di 24 mesi.

Viene chiarita l’inammissibilità agli stessi contributi diretti delle imprese editrici di quotidiani e periodici nel cui capitale figurano, “con quote maggioritarie”, gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in mercati regolamentati. Un passaggio che intende porre fine ai contenziosi sorti tra Palazzo Chigi e alcune testate, come Italia Oggi e Il Foglio.

Spazio anche alle agenzie di stampa, per le quali c’è la proroga al 31 dicembre dei contratti di convenzione con Palazzo Chigi per la fornitura di servizi giornalistici e informativi attualmente in essere. Lo slittamento consentirà di approntare nuovi meccanismi per l’assegnazione delle convenzioni, superando il sistema dei bandi di gara.
Per le agenzie di stampa a diffusione nazionale, già destinatarie al 31 dicembre scorso di Cigs, si consente il prolungamento della durata massima del trattamento di 12 mesi, comunque non oltre il 31 dicembre 2020 e nel limite di 2 milioni di euro per l’anno in corso.

Da segnalare, tra le altre norme, anche lo stop ad ulteriori rinvii, previsti inizialmente in un emendamento poi riformulato, per l’installazione obbligatoria dell’interfaccia DAB+ (per la ricezione della radio digitale via etere) sui telefonini, smartphone compresi; obbligo previsto originariamente dalla Legge di Bilancio 2018 al 1° gennaio 2020 e già prorogato con il cosiddetto Sblocca Cantieri al 31 dicembre 2020. Soddisfazione viene espressa da Confindustria Radio Tv, che rappresenta le emittenti radio: “Il Governo – scrive in una nota – ha accolto il nostro appello contro ogni rinvio e per sancire l’obbligatorietà della produzione e commercializzazione di apparecchi di telefonia mobile in grado di ricevere il segnale DAB”. Anitec-Assinform, l’associzione italiana delle imprese Ict di Confindustria invece, contraria al Dab obbligatorio per gli smartphone, era favorevole allo slittamento dei termini di obbligatorietà.

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