Rai, Laganà scrive a Conte: urge riforma governance, per arrivare a indipendenza economica e finanziaria

Un appello al premier Giuseppe Conte “come ultima ancora di salvataggio per il futuro della concessionaria del servizio pubblico multimediale”: è la lettera aperta che il consigliere di amministrazione della Rai Riccardo Laganà ha affidato oggi alle colonne del Fatto Quotidiano.

Il consigliere eletto dai dipendenti cita il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che “ha ricordato a tutti noi che ‘un ruolo fondamentale è assegnato ai media e in particolare al nostro servizio pubblico’”. Parole che a suo giudizio “suonano come riconoscimento della Rai, ma anche come sprone a fare sempre meglio, a interpretare sempre meglio la propria missione di servizio pubblico.

Riccardo Laganà (foto
ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Ma oggi questa missione è resa proibitiva dalla morsa sempre più asfissiante dei partiti: stretta attraverso un controllo assoluto nelle nomine e nella gestione dei fondi messi a disposizione”. Per fortuna, rileva, c’è “ancora una parte sana dell’azienda che per immenso senso di responsabilità va con estrema fatica avanti producendo risultati ancora di tutto rispetto in un contesto complicato per le tv e radio di servizio pubblico. Siamo ancora infatti ai primi posti per ascolti – seppur con il canone più basso – ma, se non si prenderanno urgenti provvedimenti, rischiamo di subire presto un crollo verticale in termini di offerta, qualità e cultura che sarà il preludio della fine di un presidio essenziale per i cittadini”.

Ecco perché, secondo Laganà, è “urgente una calendarizzazione della riforma dei criteri di nomina degli organismi di amministrazione della RAI, proprio come previsto dal programma di governo, sulla base di una delle tante proposte che giacciono in Parlamento (Fico, Move On, Tana De Zulueta, Gentiloni) che, attraverso un sistema duale, ponga delle solide fondamenta per l’indipendenza editoriale e finanziaria che l’Ebu raccomanda ogni anno nei suoi report”. Di qui l’invito al premier “con sollecitudine ad occuparsi della concessionaria di servizio pubblico e del suo futuro prima che sia troppo tardi: per i dipendenti che ci lavorano, per i cittadini e per il nostro Paese che mai come ora ha bisogno di un servizio pubblico in grado di ricostruire un tessuto sociale lacerato da contrapposizioni di stampo elettorale e infine capace di rendere consapevole il cittadino/consumatore rispetto alle improcrastinabili tematiche ambientali”.

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