“Riportare il lavoro al centro dell’azione di governo”. Per Landini e D’Alema politica e sindacato possono tornare a parlarsi

Il governo, anche per “uscire dalla situazione melmosa in cui si trova”, deve accettare la sfida lanciata unitariamente dai sindacati per far ripartire il Paese, mettendo al centro il lavoro e avviando un processo di trasformazione economica e di politica industriale. E deve fare “cose concrete”, altrimenti “galleggerà, ma galleggiando prima o poi si affonda, e siamo già in una fase avanzata”. E’ questa la posizione del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e del presidente della Fondazione Italianieuropei, oltre che politico di lungo corso ed ex premier, Massimo D’Alema, espressa nel corso di un dibattito alla Cgil, il primo di una serie organizzato da Isfr Lab sul tema “Orizzonti lavoro”. “Il terreno di confronto che il sindacato offre è una grande opportunità per il governo di darsi una prospettiva. Sviluppo del Paese, innovazione e diritti dei lavoratori sono l’unico modo in cui politica e sindacati possono tornare a parlare, per invertire le tendenze di questi anni. E per togliere alla destra, in particolare di Salvini, l’ambizione a rappresentare il mondo della produzione. La destra sbaglia a dire che la globalizzazione ci impoverisce” ha aggiunto D’Alema. Mentre Landini ha sottolineato: “C’è uno spettacolo politico che mi sta un po’ rompendo le scatole. Discutono e parlano di Pasqua e prescrizione. Ma nei giri che ho fatto, le persone con cui parlo non mi hanno fatto domande su Pasqua e prescrizione. Non so loro a Pasqua che faranno, noi entro aprile, quando ci sarà il Def, vogliamo delle risposte sulle risorse. Se non ci saranno, ci mobiliteremo”.

Landini critica poi l’Italia per la sua “incapacità di fare sistema” e accusa la politica per un suo “deficit di visione”, anche per quanto riguarda le grandi trasformazioni nel mondo del lavoro, “che si è impoverito, ha determinato divisioni, perchè il cambiamento può essere visto come opportunità, e allora porta a una minore coesione sociale, o come incognita, e allora prevale la paura”. E il jobs act , accusa D’Alema, è stato “un atto catastrofico di rottura con il mondo del lavoro, percepito come offesa alla dignita’ del lavoratore, un messaggio devastante”. In questo quadro, prosegue, “si è svuotato il carattere valoriale del rapporto tra lavoratore e sindacato, ridotto a una dimensione economico-corporativa. Le grandi organizzazioni collettive hanno un importante ruolo da recuperare, quello di raccordo tra mondo culturale e lavoratori”. Mentre la politica, specie quella di sinistra, dovrebbe “ricostruire quel rapporto fisico col mondo del lavoro, che si è spezzato”. Ma il problema della sinistra, continua Landini, “non può essere andare al Governo se poi fai le stesse cose degli altri. Deve tornare centrale la cultura del lavoro. Oggi abbiamo l’egemonia della tecnologia, causa principale degli attriti tra Usa e Cina. La tecnologia non è neutra: dipende da chi la usa e con quali finalita’”. E sulla precarietà il segretario Cgil non ha dubbi, “va eliminata, messa in discussione alla radice”.

Bisogna dunque riportare il lavoro ed il lavoratore al centro del dibattito politico e sindacale, perchè non è più tempo di politica leggera e virtuale, ma di costruzione di identità e di valore. Solo così la politica, in particolare quella di sinistra, ed il sindacato potranno evitare la deriva della disaffezione e scongiurare il rischio di una trasformazione del modello sindacale, in un percorso di recupero del contatto e confronto con la base, che si allarga a tutti i cittadini.

Il tema dell’incontro affonda in una riflessione più profonda sul ruolo della politica e del sindacato nel mondo occidentale che sta pagando lo scotto delle trasformazioni innescate dalla globalizzazione, dalla sfida tecnologica, a quella ambientale, a quella climatica, all’allungamento della vita. E di come modificare le tendenze in atto, prima tra tutte quella della divisione sociale, con la polarizzazione della ricchezza in mano a pochi e poi la precarizzazione del lavoro.

“Il punto centrale è che la precarietà del lavoro – sottolinea Landini -, che significa non avere gli stessi diritti e tutele tra i lavoratori, non è la condizione ineluttabile a cui porta un processo di trasformazione, ma è il suo punto di partenza”. Secondo il segretario della Cgil insomma la globalizzazione ha spostato il lavoro da perno valoriale di una nazione – basti ricordare che la nostra Costituzione sancisce che la Repubblica italiana si fonda sul lavoro -, a funzione di merce di scambio, che può essere comprata e venduta a piacimento del datore di lavoro. Dimenticando, aggiunge, che è il lavoro, e quindi il lavoratore, che crea ricchezza. Questo chiama in causa il fatto che ogni dibattito che si voglia affrontare, a livello sindacale quanto politico, deve partire dal fatto che la titolarità dei diritti e delle tutele è in capo al lavoratore in quanto creatore di ricchezza, e non può cambiare a seconda del datore di lavoro o a piacimento di quest’ultimo. “Non è il superamento del capitalismo, ma il riconoscimento della pari dignità tra imprenditore e lavoratore” afferma Landini. E d’altro canto “comprendere i meccanismi di crescita della diseguaglianza è importante per capire come, nel mondo occidentale, questa porti ad una crisi di democrazia” conclude D’Alema.

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