Rai, ecco le motivazioni per cui Agcom ha comminato 1.5 milioni di multa a Viale Mazzini

Pubblichiamo il testo della Delibera “conclusione del procedimento avviato nei confronti della Rai per presunto inadempimento degli obblighi di servizio pubblico generale radiotv e del contratto di servizio” ( 69/20/cons)  appena messa sul sito dell’Agcom e per cui al gruppo di Viale Mazzini è stata comminata una multa da 1.5 milioni di euro.

E’ un lungo documento di 36 pagine che mette sostanzialmente sul banco degli imputati il Tg2, le cui violazioni delle regole della buona informazione sono sotto gli occhi di tutti a partire dall’arrivo alla direzione di Sangiuliano, che non ha mai nascosto la sua predilezione per il sovranismo. Il suo sponsor è stato ed è Matteo Salvini, che quando era al Governo spadroneggiava in Rai. Adesso anche grazie a una forte contestazione di una parte della redazione, il Tg2 è un po’ più moderato.

La delibera è stata inviata alla Rai prima di essere pubblicizzata sul sito Agcom, proprio oggi che l’ad Fabrizio Salini aveva convocato un consiglio di amministrazione di chiarimento sui suoi programmi e le sue linee rispetto alle nomine e al futuro dell’azienda.

Un dato curioso che si evidenzia nel documento è come il Movimento 5 Stelle nel periodo agosto 2019-gennaio 2020 risulti aver avuto “una costante e reiterata e sistematica sotto-rappresentazione nei notiziari Rai “con riferimento ai tempi di parola che ai tempi di notizia, per un totale di poco più di 21 minuti “pari al 19,99% del totale del tempo di parola dei soggetti politici. Questo nonostante la rappresentanza parlamentare di M5S sia del 32,8%. Vanno molto meglio le cose per il Pd, 23,15 %, e per la Lega 20,48%.

Inoltre c’è da segnalare che su questi temi  era intervenuto il commissario Morcellini che ha votato contro la delibera prima che questa situazione venisse presa in considerazione, ma l’Autorità invece di evidenziare le ‘malefatte’ del Tg2 aveva preferito fare un generico richiamo all’informazione Rai.

La delibera dell’Autorità  parte da quelli che sono i canoni che la Rai dovrebbe garantire nella propria offerta informativa, in quanto azienda di servizio pubblico. Si tratta di equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità, indipendenza, apertura alle diverse formazioni politiche e sociali.
Questo inquadramento serve poi per evidenziare le scorrettezze commesse soprattutto dal Tg2, a cui la delibera fa riferimento, e che, di fatto, hanno portato alla super multa. L’autorità sottolinea anche come l’obbligo del contraddittorio vada rapportato al tema dell’obiettività, oltre che della veridicità dei fatti e spiega come il contraddittorio si esplica tra visioni che, oltre a rappresentare diverse istanze presenti nella società, siano fondate sulla verità dei fatti “al fine di soddisfare il diritto del cittadino ad una corretta informazione e formazione della propria opinione”.

Questi elementi di mancanza di contraddittorio possono essere imputati al Tg2 e a certi programmi della seconda rete , ma non certamente ad altre trasmissioni delle reti Rai, dove le presenze in studio rappresentano diverse parti in campo. C’è da considerare che nell’ultimo periodo, dalla nascita del governo giallo verde, i politici del Movimento 5 Stelle e della Lega hanno sempre fatto grandi difficoltà ad andare in studio insieme ai rappresentati di altri fronti politici, chiedendo di essere soli nelle proprie comparsate.

Per quanto riguarda i partiti politici e il peso delle varie formazioni nelle trasmissioni Rai, dalla delibera emerge un fatto curioso che riguarda i 5Stelle. L’Agcom sottolinea come nel periodo agosto 2019-gennaio 2020, periodo elettorale non su base nazionale, ci sia stata “una costante, reiterata e sistematica sotto rappresentazione della prima forza politica presente in parlamento” , sia per quanto riguarda i tempi di parole, sia per quelli di notizia.

Come detto le violazioni commesse dal Tg2 si riferiscono a tempi del governo Giallo-verde con Sangiuliano che imperversava facendo operazioni come l’intervista a Steve Bannon del 25 gennaio (“presentato in studio come teorico della destra sovranista americana, senza specificare la ragione, il contesto o la motivazione relativa al dibattito pubblico italiano o estero”), o usare toni sprezzanti nei confronti delle persone di colore. (“Nell’edizione delle ore 13 del Tg2 del 26 luglio, segnalato a vari organismi dall’associazione Carta .di Roma, si riporta la notizia dell’assassinio del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega. Il notiziario è l’unico dei notiziari RAI ad attribuire nei titoli e nel lancio da studio e nel servizio, con una assoluta certezza, che i responsabili dell’omicidio sono indicati come “due nordafricani”. Come è noto, con il successivo sviluppo delle indagini, sono invece stati individuati quali presunti responsabili dell’omicidio due cittadini statunitensi”).

1.5 milioni di euro sono una sanzione storica nella forma e nella portata. L’Autorità a pagina 34 della delibera spiega che la cifra è stata calcolata valutando lo 0,062% del fatturato dell’ultimo esercizio di bilancio.

Che ci sia state violazioni nella correttezza del Tg2 è indubbio ma non riguardano gran parte dell’informazione Rai. Appare quindi sproporzionata la reazione dell’Agcom e ancor più la dimensione della sanzione.

 

Di Nicola (M5S): stop lottizzazione, serve solo rispetto delle regole

“L’Agcom multa la Rai per un milione e mezzo. Le motivazioni sono tante, ma quello che balza agli occhi è sicuramente che il MoVimento 5 Stelle, prima forza di maggioranza, soffre ‘una costante, reiterata e sistematica sotto-rappresentazione’.Si parla del 19,99% del totale di tempo di parola dei soggetti politici, mentre la Lega ha avuto il 20,48% e il Pd il 23,15%. Se si considera che il MoVimento 5 Stelle ha il 32,8% di rappresentanza allaCamera e 31,11% al Senato va da sé il disequilibrio. Sono dati che fanno riflettere soprattutto in considerazione della battaglia che
stiamo portando avanti per fermare la lottizzazione partitica della Rai”. Così, in una nota, il vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai Primo Di Nicola, del Movimento 5 Stelle.

“I dati forniti da Agcom confermano che il M5s, pur prima forza politica italiana, non briga per avere spazi in Rai né intende partecipare alla odiosa lottizzazione che i partiti hanno sempre
tenacemente perseguito nell’azienda pubblica radiotelevisiva. Noi – prosegue Di Nicola – non vogliamo né chiediamo niente se non il rispetto delle regole, che l’amministratore delegato Salini possa
lavorare al meglio, scegliendo le persone migliori, in base a criteri meritocratici. Ma è chiaro al contempo che la Rai descritta da Agcom imponga un’accelerazione della riforma della governance che possa mettere l’azienda nelle condizioni migliori per adempiere alla sua mission in piena autonomia, secondo criteri di completezza e imparzialità, libera da ogni forma di condizionamento politico”.

“La sfida per una Rai all’altezza dei compiti assegnati, non solo per le forze di maggioranza, va a questo punto spostata in Parlamento: come MoVimento 5 Stelle siamo pronti a raccoglierla come i cittadini ci chiedono, avviando pure una seria riflessione per evitare che le nomine che ci apprestiamo a fare all’Agcom siano condizionate da interessi di parte”, conclude Di Nicola. (AdnKronos)

 

 

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