Festival del Giornalismo alimentare a Torino: dal ‘doggy bag’ alla ‘spesa che sfida’

Il mondo del food ha sempre più rilievo nell’informazione. Tra mode, diete, scelte da tenere a tavola (vegan, o regimi dovuti a sopravvalutate intolleranze, che sono spesso motore per business poco chiari), sostenibilità della filiera produttiva e altro, scrivere di cibo – che non vuole dire stendere ricette – richiede competenze multidisciplinari. I giornalisti sono pronti o c’è approssimazione? La quinta edizione del Festival del Giornalismo alimentare ideato e diretto da Massimiliano Borgia, in corso al Centro Congressi del Lingotto di Torino fino al 22 febbraio, è un’occasione per farsi domande e riflettere sul tema. Che riguarda, con i lettori, una vasta platea di giornalisti, della carta stampata e della Rete, dove prolificano blog di diversa importanza, tenuti d’occhio dai produttori perché possibile veicolo di pubblicità.

Stamattina, 21 febbraio, si è discusso di “doggy bag” e “food bag”, il diritto a portarsi via gli avanzi del nostro pranzo al ristorante senza provare vergogna. Un’abitudine virtuosa, che riduce gli sprechi e che i giornalisti sono invitati a raccontare, in modo da diffonderla. Ne hanno parlato, con altri, Maria Chiara Gadda (prima firmataria in parlamento della legge antisprechi) e Ugo Alciati (associazione italiana ambasciatori del gusto). E si è toccato un argomento di massima importanza: il contrasto alle pratiche sleali nel cibo, che sottraggono risorse a un settore strategico e ne compromettono la reputazione (era prevista la partecipazione del ministro Teresa Bellanova).

Nel pomeriggio, il Festival è proseguito con una tavola rotonda sulle “ricette per chiudere la stagione della diffidenza”. Ricette informative: ne hanno parlato Carlo Verna (presidente Ordine dei giornalisti), Andrea Martella (sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria) e Vittorio Roidi (presidente della Fondazione Paolo Murialdi), moderati da Alberto Sinigaglia. Poi si è discusso di “spesa che sfida”, con Franca Braga (Altroconsumo), Marco Lucchini (presidente Banco Alimentare), Lisa Casali (Ecocucina) e l’infettivologo Luigi Bonizzi, moderati da Roberta Schira. Chi fa la spesa può aiutare il pianeta e allo stesso tempo risparmiare? Pare di sì.

Tra i relatori, nei numerosi incontri che danno il tono al festival torinese il decano dei critici Edoardo Raspelli, Luca Iaccarino di Vanity Fair, Eleonora Cozzella e Licia Granello (La Repubblica), Alberto Capatti. Tra i temi la radio e il racconto del cibo; l’inchiesta giornalistica nel mondo della produzione alimentare (coltivazioni, allevamenti); la critica gastronomica, luci e ombre; il turismo enogastronomico.

In apertura di festival, il 20 febbraio, è stato presentato il primo report sulla presenza del cibo nei media italiani, realizzato da L’Eco della stampa. Curiosità? Lo chef più citato è Gordon Ramsey, inglese, in prima linea nei progetti sociali, come il nostro Massimo Bottura. Tra i nomi italiani, spiccano Alessandro Borghese e il discusso Chef Rubio, vicino nel numero di citazioni ad Antonino Cannavacciuolo. Il report ha anche messo in luce una nuova figura: il “consumattore”, che secondo un’analisi di Guia Beatrice Pirotti, docente alla Bocconi, e coordinatrice del master in Food & Beverage, sarà sempre più protagonista consapevole nell’indirizzare le scelte alimentari.

 

 

 

 

 

 

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