“Disinserire il ‘tutto maiuscolo'” è la proposta di Riccardo Luna per ridurre il panico da coronavirus

Nella sua rubrica ‘Stazione futuro’ su Repubblica, Riccardo Luna  affronta il tema della disinformazione e dell’allarmismo alimentati da un certo modo di riportare i fatti legati al coronavirus. Ecco cosa scrive Luna:

Riccardo Luna

Contro il coronavirus un giorno ci sarà un vaccino, contro il panico c’è solo la buona informazione. Che è l’opposto di azionare il tutto maiuscolo sulla tastiera del computer ogni volta che un anziano, con altre problematiche serie, muore per cause collegate al coronavirus. SESTA VITTIMA! SETTIMA! OTTAVA! Sembra il countdown di Capodanno ma alla rovescia, un macabro gioco di società in cui non finisce l’anno, finisce il mondo.

I numeri possono aiutarci: per esempio il fatto che da sette giorni il numero delle persone guarite è superiore al numero di nuovi casi è confortante. Serve a ribadire un concetto che in queste ore sembra sfuggire ai più. Dal coronavirus si guarisce, quasi tutti guariscono come accade per l’influenza. Non è la peste. Non è l’Aids. Ma i numeri possono illudere. I nuovi casi nel mondo aumenteranno.

E’ inevitabile: da qualche giorno c’è online una piattaforma che misura la probabilità che il virus si diffonda in una data area. Ma basta fare un conto molto semplice: l’influenza, per cui c’è un vaccino, colpisce ogni anno 15 milioni di persone, di queste fino a 5 milioni in forma seria e fino a 650 mila muoiono.

Paragonateli con gli appena 80 mila casi accertati finora di coronavirus e concorderete col fatto che non c’è quarantena che possa metterci al riparo a parte quella di qualche virologo e politico in overdose da interviste. Per questo anche il tema dell’isolamento di intere aree (zone rosse) e del blocco dei voli aerei da e per la Cina che molti ascrivono fra le medaglie dell’Italia in questo frangente andrebbe spiegato meglio alla luce di quello che dice la scienza.

Secondo l’organizzazione mondiale della sanità non c’è prova che il blocco dei viaggi internazionali abbia l’effetto di bloccare la trasmissione del virus. E invece viola i principi con cui i vari paesi hanno deciso di gestire le emergenze sanitarie. Alcuni diranno che è meglio chiudere tutto piuttosto che seguire le indicazioni di qualche burocrate: ma la storia delle epidemie dimostra che queste chiusure, oltre a mettere in ginocchio l’economia, non rendono un paese più sicuro, ma complicano i rifornimenti, stigmatizzano una intera popolazione e danneggiano i più vulnerabili.

Forse dovremmo prepararci a convivere con questo nuovo coronavirus (il quinto, non il primo), esattamente come facciamo con altri virus e altre patologie. Secondo alcuni importanti scienziati arriverà il momento in cui diremo “è solo un altro coronavirus”. Nel frattempo oltre a lavarci le mani, dovremmo disinserire il “tutto maiuscolo” nelle tastiere quando si parla di cose così.

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