Martella: hate speech e fake news sono emergenza. Governo aiuti i giornalisti a lavorare al meglio

“Si deve discutere il significato delle parole, troppe volte sfuggono di mano e vengono usate in maniera impropria, diventano armi improprie soprattutto quando attraverso le parole si cerca di ghettizzare e di emarginare persone o parti della società, questo è assolutamente inaccettabile”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Andrea Martella, intervenendo al convegno “Parole, non pietre”, promosso dalla Civiltà Cattolica e da Art.21.

Martella si è rivolto in particolare ai “giornalisti” ma, ha aggiunto, “questo è un appello che deve andare oltre una specifica categoria professionale e deve ricordare che con le parole non si deve offendere, non si deve uccidere”.

“La Stampa ha un ruolo decisivo e il governo ha il dovere di mettere i giornalisti nelle condizioni di svolgere al meglio le loro funzioni”, ha spiegato Martella, ringraziando anche la ministro Lamorgese “per aver riattivato l’osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori contro i giornalisti” ed ha rimarcato l’importanza per la categoria della “ricostituzione della Commissione per l’equo compenso”, che a breve si pronuncerà sul tema e dello stanziamento in legge di Bilancio per i periodici nelle scuole “misure concrete per far sì che i giovani si avvicinino alla lettura e intraprendano percorsi critici” contro l’odio cultura dominante nel Paese.

Andrea Martella (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

“Momenti come questo – ha commentato Martella – hanno a che fare con la qualità della nostra convivenza. Imprescindibile il ruolo dell’informazione: le Parole possono essere mezzo per ferire, attaccare, mortificare le diversità, alzare muri, separare, creare nemici. La Rete ha una doppia anima: garantisce il pluralismo delle informazioni ma nel suo lato oscuro rafforza la piramide dell’odio”.
E’ necessario dunque “un atto, che sviluppi un codice di linguaggio allontanando le parole d’odio”. Sia “anelito al bene. Occasione di cambio culturale”.

Alla domanda su come valuti l’emergenza del coronavirus dal punto di vista della comunicazione della crisi, Martella ha spiegato: “Io credo che nella maggior parte dei casi le parole siano state comunicate bene, ci sono stati sicuramente degli eccessi, io credo che su quegli eccessi ci siano i luoghi opportuni in cui possano essere esaminati ed eventualmente sanzionati ma non per cercare dei colpevoli ma per riportare a un uso corretto delle parole e alle regole del mestiere stesso”.

“Altri esempi censurabili – ha continuato -? Tanti, basti guardare gli attacchi che subiscono soprattutto attraverso Internet coloro che rappresentano determinate competenze in determinati campi perché c’è l’errata concezione che uno vale uno e poi le campagne di odio cui sono sottoposti i cittadini ebrei e le campagne di odio che subiscono le donne e gli stessi migranti intesi come categoria”.

A questo proposito, Martella ha parlato di ben 251 “episodi di antisemitismo in Italia nel 2019, senza contare gli attacchi a una donna simbolo di forza come Liliana Segre, costretta a muoversi con la scorta”. “C’è anche il nodo dell’islamofobia, come la strage di Hanaus ha dimostrato e l’odio contro i cristiani, come le strage di cristiani in Nigeria, in Burkina Faso, in Medio oriente e in altre parti del mondo, hanno dimostrato”.

“L’odio è uno solo – ha detto ancora -, la sorgente dell’odio razziale e religioso è la stessa, è una sorgente perennemente attiva, la brutta novità è la fine di ogni ritegno nel manifestare odio verso gli altri, oggi si è liberalizzato l’insulto come se fosse verace manifestazione di libertà e non imbarbarimento”. “Avanziamo – ha anche avvertito – verso una pericolosa normalizzazione dell’odio, prima che l’hate speech diventi cultura non solo diffusa ma dominante, fermiamoci. Ora finalmente abbiamo alcune censure da parte di alcune piattaforme, sta maturando una consapevolezza diversa rispetto alle loro responsabilità. Come si può comunque spezzare questi circolo? Lo abbiamo detto: c’è una complessa partita normativa da giocare con big tech con nuove norme pubbliche e autoregolamentazione e una battaglia culturale da intraprendere soprattutto con nativi digitali. Contro il dilagare dei messaggi d’odio e le false notizie chi è professionista del settore può e deve svolgere un compito decisivo, si tratta di rovesciare la tendenza in atto con le fake news che minacciano i fatti, parliamo di vera e propria emergenza culturale e civile”.

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