Big data, Antitrust chiede “appropriato quadro normativo” e piena trasparenza nell’uso informazioni personali

Governo e Parlamento si interroghino sulla necessità di promuovere un appropriato quadro normativo che affronti la questione della piena ed effettiva trasparenza nell’uso delle informazioni personali (nei confronti dei singoli e della collettività): è la raccomandazione dell’Antitrust alle istituzioni dopo la chiusura dell’indagine conoscitiva sui Big Data realizzata insieme al Garante per la protezione dei dati personali e dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Roberto Rustichelli (foto sito Agcm)

Il corposo documento nel quale si analizzano le novità di questo ‘mercato’, i risvolti economici e l’effetto su singoli utenti e comunità si conclude appunto con le linee guida da sottoporre a Governo e Parlamento che sottolinea come “agli indubbi vantaggi in termini di riduzione dei costi di transazione per imprese e cittadiniconsumatori, si affiancano nuovi rischi sotto il profilo concorrenziale, della protezione del dato personale e del pluralismo informativo”. In particolare, spiega l’autorità, “la disponibilità in capo ai grandi operatori digitali, attivi su scala globale, di enormi volumi e varietà di dati (personali e non personali, strutturati e non strutturati) e della capacità di analizzarli ed elaborarli ha dato luogo a inedite forme di sfruttamento economico del dato e della sua valorizzazione ai fini della profilazione algoritmica legata a diversi scopi commerciali, generando nuove concentrazioni di potere, inteso non solo come ‘potere di mercato’, ma più in generale come potere economico e potere tout court, interessando i diritti fondamentali, i profili concorrenziali, il pluralismo e la stessa tenuta dei sistemi democratici”. L’attuale assetto istituzionale “è sostanzialmente adeguato a tutelare i diritti fondamentali, e in particolare il diritto alla protezione dei dati personali, e la concorrenza.

Più complesso appare il tema della protezione del pluralismo informativo nella moderna società digitale, in ragione di nuove dinamiche che, diversamente dagli approcci tradizionali al pluralismo, volti a disciplinare forme di accesso dal lato dell’offerta ai media tradizionali, sembrano riguardare, invece, i comportamenti degli utenti dal lato della domanda, in un quadro di overload informativo e di limitata trasparenza circa l’origine delle informazioni e la loro natura editoriale, nonché circa gli effetti della profilazione sulla selezione dei contenuti proposti agli utenti”.

La crescente interdipendenza dei mercati e di sistemi economici – spiega l’Antitrust – fa sì che le questioni sollevate dall’economia dei dati assumano spesso carattere sovra-nazionale. Per questo si chiede di rafforzare la cooperazione internazionale sul disegno di policy per il governo dei Big Data. Ma si chiede anche si promuovere una policy unica e trasparente circa l’estrazione, l’accessibilità e l’utilizzo dei dati pubblici al fine della determinazione di politiche pubbliche a vantaggio di imprese e cittadini. Sarà necessario un coordinamento tra tale policy e le strategie europee già esistenti per la costituzione di un mercato unico digitale.

Ma il problema è anche più ampio: occorrerà per questo, tra le altre indicazioni, introdurre nuovi strumenti per la promozione del pluralismo on-line, la trasparenza nella selezione dei contenuti nonché la consapevolezza degli utenti circa i contenuti e le informazioni ricevute on-line.
Esiste poi un problema ‘tipico’ della legislazione antitrust: le concentrazioni. Serve per questo “una riforma a livello nazionale e internazionale che consenta alle autorità di concorrenza di poter valutare pienamente anche quelle operazioni di concentrazione sotto le attuali soglie richieste per la comunicazione preventiva, ma che potrebbero risultare idonee a restringere sin dalla loro nascita importanti forme di concorrenza potenziale (come le acquisizioni da parte dei grandi operatori digitali di start-up particolarmente innovative anche soprannominate ‘killing acquisitions’). E rispetto agli utenti bisognerà agevolare la portabilità e la mobilità di dati tra diverse piattaforme, tramite l’adozione di standard aperti e interoperabili. Infine occorre rafforzare i poteri di acquisizione delle informazioni da parte di Agcm ed Agcom al di fuori dei procedimenti istruttori e aumento del massimo edittale per le sanzioni al fine di garantire un efficace effetto deterrente delle norme a tutela del consumatore ed istituire un “coordinamento permanente” tra le tre Autorità. “Un’efficace politica pubblica per i Big Data e l’economia digitale – si spiega nell’indagine – richiede non solo l’enforcement, ma anche un’adeguata attività di advocacy di cui l’iniziativa congiunta tra Agcm, Agcom e Garante per la protezione dei dati personali è testimonianza – volta a contrastare le norme e le regolazioni volte a proteggere assetti di mercato ‘maturi’ a scapito dello sviluppo delle innovazioni favorite dalla digitalizzazione, che contribuiscono alla competitività del sistema economico e al benessere dei consumatori”.

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