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Gli Usa ordinano ai media cinesi di tagliare del 40% lo staff nel paese. Replica da Pechino: espulsioni di fatto

Le tensioni tra Usa e Cina si allargano, uscendo dai confini economici e coinvolgendo altri settori, primo tra tutti il mondo dei media. Se nelle scorse settimane il governo americano ha comunicato di cominciare a considerare missioni diplomatiche straniere [1] le attività nel paese di alcune testate giornalistiche cinesi, ora l’amministrazione Trump ha ordinato ai media di Pechino di ridurre del 40% il proprio staff presente negli Usa.

Stando a quanto spiegano i media, le testate interessate hanno tempo fino al 13 marzo per portare a complessivi 100 dagli attuali 160 i loro dipendenti. L’ordine riguarda Xinhua, China Global Television Network, China Radio International e China Daily Distribution.

“Non si tratta di espulsioni”, avrebbero precisato le fonti.
Completamente opposto il punto di vista cinese. Per il viceministro degli  Esteri Hua Chunying il tetto sul numero dei dipendenti corrisponde ad una “espulsione di fatto”, e lo ha definito “un altro esempio di oppressione politica e una prova di ipocrisia” relativamente alla libertà di stampa negli Stati Uniti.

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Hua Chunying (Foto cco)

“Ora che gli Stati Uniti hanno avviato il gioco, giochiamo”, ha aggiunto Hua, ricordando che in Cina operano 29 organizzazioni mediatiche americane contro le 9 cinesi negli Usa. Mentre i
giornalisti americani dispongono di visti che consentono diversi ingressi Washington, ha minacciato di limitare ad uno gli ingressi dei visti concessi ai giornalisti cinesi.

Lo scorso mese la Cina aveva espulso tre giornalisti del Wall Street Journal in rappresaglia per un titolo considerato offensivo, anche se i tre non avevano avuto alcuna parte nella redazione dell’articolo o
nella scelta dl titolo.