Fake news, Garante privacy: no a scorciatoie tecnologiche

“Per il contrasto della disinformazione, la scorciatoia tecnologica (ovvero un software in grado di depotenziare le notizie false ponendole in coda, assegnando priorità alle informazioni verificate) non pare poter rappresentare, almeno di per sé sola, una soluzione convincente. Ciò che invece può risultare utile è l’adozione di misure, anche di carattere tecnico, volte a segnalare possibili distorsioni dei contenuti informativi dovute alla loro origine robotizzata”.

Lo sostiene il Garante per la Privacy, Antonello Soro, in audizione in Commissione congiunte Trasporti e Cultura della Camera nell’ambito dell’esame delle proposte di legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla diffusione delle fake news.

Antonello Soro (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

“Il contrasto della distorsione informativa può avvalersi anche di strumenti preziosi offerti dalla disciplina di protezione dati”, ha aggiunto Soro, spiegando che è necessario in primo luogo impedire “l’illecito sfruttamento dei dati degli utenti che ne è alla base”. “Meglio potenziare questi strumenti – ha precisato – che cedere alla ricorrente tentazione del penale: fuorviante perché riduzionista e controversa in termini democratici, perché finisce con l’attribuire alla magistratura penale il compito di tribunale della verità”.

Secondo Soro “un secondo livello di intervento – sul modello della vigente legge francese – potrebbe concernere la regolazione dell’uso oggi anomico e ritorsivo dell’anonimato in rete, rendendolo realmente reversibile, ovvero suscettibile di consentire l’identificazione dell’autore di contenuti illeciti su richiesta dell’autorità giudiziaria. Anche questa misura, peraltro non priva di criticità, non sarebbe mai del tutto risolutiva in assenza di un’uniformazione a livello internazionale della disciplina dell’anonimato in rete”.

“Il complesso di strumenti sopra delineati – ha sottolineato il Garante -, volti a contrastare le violazioni tanto della persona, quanto dei presidi democratici essenziali, realizzate con l’uso distorto della rete, non può che lasciar residuare tuttavia un’incomprimibile sfera di libera espressione, in cui dobbiamo saper accettare anche il rischio dell’inesattezza come controparte del pluralismo e della tolleranza”.

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