Dal Pino (Lega Serie A) valuta querela nei confronti di Zhang (Inter). E giovedì si riparla di diritti tv

A meno di due mesi dalla sua elezione alla presidenza della Lega Serie A, Paolo Dal Pino è già costretto a chiedere ai suoi legali di valutare la presentazione di una querela per diffamazione nei confronti del proprietario del secondo club italiano per fatturato: l’Inter. E’ la reazione alle pesanti dichiarazioni di Steven Zhang che ha dato del “clown” al manager milanese a causa della sua decisione di rinviare Juventus-Inter, fissata inizialmente per domenica scorsa a porte chiuse in seguito all’emergenza Coronavirus.


Dal Pino aveva optato per una retromarcia assolutamente irrituale nella speranza che la partita potesse svolgersi con il pubblico sulle tribune dell’Allianz Stadium. Speranza disillusa dai successivi provvedimenti del governo. Ne è nato uno scambio di accuse pesantissime tra i club di Serie A, testimonianza dello stile un po’ barbaro di molti dirigenti del nostro calcio.

Zhang ha spiegato le sue dichiarazioni veementi dicendo di avere visto nelle mosse di Dal Pino uno scarso rispetto del diritto alla salute. Dal Pino ha inviato immediatamente un esposto alla Procura Figc che ha avviato un’inchiesta sul presidente nerazzurro (Zhang potrebbe subire un’inibizione). Ma non solo. Dal Pino sta pensando di fare una querela ordinaria per diffamazione. Per farlo, però, deve chiedere alla Figc l’autorizzazione per derogare alla clausola compromissoria, che obbliga i tesserati a mantenere le loro controversie all’interno dell’ordinamento sportivo. Un passaggio inusuale e pericoloso. Come farebbe infatti Dal Pino a proseguire nel suo mandato con una causa in corso nei confronti del presidente di uno degli associati più importanti della Lega che presiede? Senza dimenticare le frizioni con altri club. L’Atalanta, ad esempio, non ha gradito la mancata mediazione di Dal Pino sulla richiesta di anticipo della partita con la Lazio prima del ritorno degli ottavi di finale di Champions League a Valencia. La Lazio ha detto no, impedendo ai bergamaschi di esercitare un diritto quasi sempre concesso. Problema risolto dai rinvii, ma resta il malumore dell’Atalanta, uno dei 12 club che ha votato Dal Pino lo scorso 8 gennaio. Un voto in più della maggioranza fissata a 11. E le società che non l’hanno appoggiato ovviamente approfittano del momento per aumentare il livello delle critiche.

Una situazione di grande tensione per cui Dal Pino e’ arrivato a minacciare due volte le dimissioni. La prima volta domenica scorsa, la seconda mercoledì nel corso del Consiglio di Lega a Roma. Un inizio in salita per il manager delle telecomunicazioni che aveva puntato tutto sulla valorizzazione dei diritti tv della Serie A all’estero. E che invece è andato a sbattere contro le questioni calcistiche del calendario con tutte le complicazioni del Coronavirus, evidenziando la delicatezza di un incarico che richiede competenze sportive, economiche e molta diplomazia.
Giovedì prossimo, dopo giorni di feroci polemiche sul calendario, nell’assemblea di Lega si tornerà a parlare di diritti tv. Chissà se sarà l’occasione per recuperare un rapporto di maggior fiducia tra il presidente e i rappresentanti dei club.

 

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