La Rai affida al dg Matassino la task force per l’emergenza coronavirus

Non era mai successo alla Rai di dover affrontare un’emergenza come quella scatenata dal Covit-19, che ha avuto persino il potere di allentare le continue tensioni ai vertici di viale Mazzini. Lo si è visto durante l’ultimo cda dove gli argomenti all’ordine del giorno come il canale in lingua inglese, sfilato definitivamente a Raicom, e il canale istituzionale, sono stati affrontati senza contrasti, per concentrarsi sul coronavirus e sulla task force che è stata subito istituita per gestire la situazione imprevista. Affidata al direttore generale Alberto Matassino, tra i primi temi che sta affrontando c’è come aumentare le misure di sicurezza perché, al di la delle indicazioni ministeriali, la Rai deve essere in grado di garantire la continuità del servizio anche qualora si allargasse la pandemia. Matassino ha illustrato in linea generale una serie di opzioni per far si che le trasmissioni continuino ad andare in onda.

Alberto Matassino

Si stanno valutando per esempio trasmissioni alternative e studi ridotti di personale, mentre sono già partiti i programmi senza pubblico in studio. Ma non basta e lo si è visto con la messa in quarantena a scopo precauzionale di sette persone della redazione di Porta a Porta che aveva ospitato il segretario del Pd Zingaretti, due giorni prima che scoprisse di essere stato contagiato dal virus.

E’ scontato che per il suo ruolo di servizio pubblico alla Rai non ci sono virus che tengano di fronte al dovere di garantire tutta l’informazione possibile. Ma, se la situazione precipitasse, potrà diventare verosimile che diminuiscano le edizioni quotidiane dei tg o addirittura che si deleghi tutta l’informazione a Rainews24. E non è un caso che nella task force ci sia Antonio di Bella il direttore di Rainews in rappresentanza dell’informazione.

Antonio Di Bella

Si è parlato, anche se in maniera molto generale, del cambiamento della programmazione delle reti che comporterà anche la revisione del budget. Sarà difficile continuare a mandare in onda gli show che hanno bisogno di pubblico in studio. Venerdì scorso è saltato il primo varietà, la Corrida, e altri seguiranno. Si va verso palinsesti a base di cartoon (la quarantena ha riportato dentro casa bambini e ragazzini), film e fiction ovviamente. Si farà un grande uso dei materiali delle Teche con cui si è dimostrato che, con un po’ di ingegno, si possono confezionare prodotti godibili e premiati dagli ascolti. Ma dato che si paga il canone anche la programmazione ai tempi del coronavirus deve essere di livello e il magazzino sarà ben declinato sull’intero bouquet dei canali. Inoltre si parla di un potenziamento di Rai Play e di Rai Scuola.

Il canale istituzionale, tutto da rifare

Il cda Rai ha affrontato anche il progetto del canale istituzionale che rientra tra i nuovi obblighi a carico del servizio pubblico insieme al canale in lingua inglese. Presentato da Fabrizio Ferragni, l’ex direttore delle Relazioni Istituzionali e direttore in pectore del nuovo canale, il progetto non ha raccolto consensi. “E’ vago e confuso nella costruzione editoriale e molto costoso”, il commento di un consigliere. Soprattutto va in sovrapposizione con i contenuti di Rai Parlamento, testata diretta da Antonio Preziosi, e con Gr Parlamento, che fa capo al direttore del Giornale Radio Luca Mazzà.
Dalle indicazioni contenute nel progetto, che prevede un funzionario come direttore del canale e Ferragni come direttore della testata, viene il dubbio che si pensi a una nuova testata giornalistica, quando alla Rai ce ne sono anche troppe ed è proprio il contratto di servizio che chiede di ridurle.

La scelta più razionale sarebbe quella di inglobare Rai Parlamento, Gr Parlamento e anche Rai Quirinale nel nuovo canale istituzionale, programma però irrealizzabile perché si andrebbero a toccare equilibri politici e direttori consolidati, come ad esempio Preziosi, che ha solidi rapporti politici e gode della copertura di Berlusconi e Antonio Tajani.

Ma il vero elemento che dimostra l’insensatezza del canale istituzionale pensato da Ferragni è la proposta di affittare una palazzina in centro, a 800mila euro all’anno, per farne uno studio di registrazione comodo da raggiungere dai politici dal Senato o dalla Camera.
Una spesa così esorbitante che è insorto il Collegio sindacale.

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