Tim chiude il 2019 con utile a 1,3 miliardi e torna al dividendo

I conti, il piano 20-23, ma anche le alleanze internazionali sono i temi passati all’esame del cda di Tim del 10 marzo. La telco, si segnala in una nota, ha chiuso il 2019 con un utile netto pari a 1,3 miliardi, tornando al dividendo. La generazione di cassa è a 1,7 miliardi di euro (+198% rispetto ai 578 milioni nel 2018), mentre l’indebitamento finanziario netto si è ridotto di 1,4 miliardi da inizio anno e di 473 milioni di euro nel quarto trimestre a 23,8 miliardi.
Il cda ha proposto un dividendo di 1 centesimo per le ordinarie e ha confermato a 2,75 centesimi quello delle risparmio.

L’ad Luigi Gubitosi si era posto il ritorno al dividendo come obiettivo. “In una società normale il ceo completa il proprio mandato, insieme al board ed è capace di pagare dividendo. Quindi questo sarà il nostro obiettivo” aveva detto presentando il piano 2019-2021.

Luigi Gubitosi (Foto ANSA/CLAUDIO PERI)

Con riferimento allo sviluppo delle iniziative strategiche il cda ha fatto il punto sull’alleanza con Inwit e Vodafone Italia “con benefici in termini di minore capitale investito e minori tempi di sviluppo delle reti 5G”, nella rete in fibra sull’ esclusiva al fondo KKR Infrastructure in qualità di partner finanziario per lo sviluppo della rete in fibra in Italia a seguito della presentazione di una un’offerta non vincolante per l’acquisto di circa il 40% della rete secondaria fibra/rame di Tim ed in vista dell’auspicata integrazione con Open Fiber. Inoltre la partnership per i servizi Cloud con Google che porterà allo sviluppo di un business da circa un miliardo di euro di ricavi e 400 milioni di Ebitda al 2024 e l’accordo in esclusiva con Disney. Tornando ai conti nel 2019 i ricavi da servizi, al netto del contributo di Telecom Italia Sparkle sono stati pari a 15,6 miliardi di euro (-2,6%), mentre i ricavi totali hanno raggiunto i 18 miliardi di euro (-4,9% in linea con il consensus). L’ebitda confrontabile è stato di 7,5 miliardi (+1,2%).

Tim ha aggiornato il suo piano al 2020-2022 con una “strategia in continuità con il precedente piano”, rivedendo “al rialzo alcuni obiettivi grazie ai risultati raggiunti nel 2019 superiori alle aspettative”.
L’obiettivo ambizioso sul debito è di farlo scendere “sotto 20 miliardi di euro al 2021 prima di considerare l’incasso previsto dalla vendita del 12,4% di Inwit (circa 1 miliardo di euro)”, mentre il 2022 è previsto stabile anno su anno per il pagamento dell’ultima tranche della licenza 5G.

Continua anche nel prossimo triennio l’attenzione ai costi con “obiettivi più ambiziosi” e un nuovo target di riduzione del 10% nel triennio la base costi aggredibile (8% precedentemente).
Confermato il target di copertura FTTC, attualmente pari all’81%, in FTTH per il 40% della popolazione entro il 2023 e l’obiettivo di copertura nazionale 5G entro il 2025/26.

Sul fronte della governance all’assemblea, che l’emergenza sanitaria impone di spostare il più in là nel tempo possibile, probabilmente a giugno (entro la data di stacco cedola prevista per il 22 giugno 2020),
il cda di Tim proporrà di confermare la nomina del presidente Salvatore Rossi e del consigliere Cadoret cooptati in cda in sostituzione rispettivamente di Amos Genish e Fulvio Conti.

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