Il mondo media alla prova del CoronaVirus

Testimonianze e racconti

Qui di seguito pubblichiamo le testimonianze che ci stanno arrivando su come il mondo media affronta il lavoro ai tempi del coronavirus.

Testimonianza di Angelo Musumarra, giornalista di stanza in Valle d’Aosta con all’attivo collaborazioni con diverse testate locali e la sede regionale Rai
“Qui i primi casi si sono verificati il 5 marzo, e nonostante le avvertenze c’è stato molto lassismo, tanto che il presidente della Regione aveva detto e fatto passare il messaggio che “la Valle d’Aosta è sicura”, ed il 7 marzo c’erano le code infinite di turisti prevalentemente lombardi e piemontesi sulle piste da sci.

C’è da dire che qui siamo con un governo provvisorio e senza molti “pezzi”, andato in crisi per problemi di infiltrazioni di ‘ndrangheta e ripicche personali: si erano già fissate le elezioni regionali e comunali, le prime sono state rinviate, con l’idea di spostarle in autunno e per le seconde succederà lo stesso.

Poi hanno capito di aver detto qualcosa di sbagliato e lunedì scorso, il 9 marzo, hanno chiuso gli impianti di risalita e via via a cascata, visti i limiti degli spostamenti, sta chiudendo un po’ tutto, compresi gli uffici pubblici e molti esercenti sono convinti che da lunedì non apriranno più neppure bar e ristoranti, ora obbligati all’orario 6-18 ed a strettissime norme di sicurezza.

 

La Regione, che qui sovrintendente a tutto, ha organizzato diverse conferenze stampa: le prime presso la sala riunioni della Protezione civile, all’aeroporto regionale, oppure nella sala della Giunta regionale, dove, in entrambi i casi era impossibile rispettare le disposizioni di sicurezza. Da lunedì ora le fanno nel salone delle manifestazioni, dove siamo tutti belli distanti.

Così, per non farci mancare nulla, il 20 febbraio scorso, alcune associazioni ambientaliste hanno organizzato un incontro sulla problematica del ritorno del lupo sulle Alpi: una conferenza che ha avuto un grande successo, tanto che c’erano trecento persone ben bene schiacciate in una sala che ne ospiterebbe al massimo un centinaio…

Il racconto del team di ContactLab
Anche Contactlab da martedì 10 ha scelto di chiudere i suoi uffici sino a data da destinarsi e ha richiesto a tutto il personale di lavorare da casa per proteggere i suoi dipendenti e minimizzare i rischi di contagio. Ha preso questa decisione in seguito al Dpcm del 9 marzo 2020 dopo 2 settimane in cui era già stato attivato e fortemente consigliato a tutti lo smartworking.
Per nostra fortuna l’azienda si è dotata già da tempo dell’infrastruttura tecnologica necessaria ad abilitare al 100% l’operatività del personale in smartworking; da due anni ciascun dipendente può usufruire di 24 giorni di smartworking all’anno e quindi il passaggio ad una gestione tale dell’intera settimana lavorativa è stato privo di scossoni.

Da ieri tutte le divisioni aziendali sono operative al 100% da casa e stiamo continuando a prestare la nostra attività e assistenza ai Clienti con l’impegno, la dedizione e l’accuratezza di sempre attraverso i telefoni portatili, via posta elettronica, e tramite messaggistica. Facciamo tutte le riunioni in videoconferenza o call; chi ha i figli a casa si organizza con l’altro genitore per lavorare a turno, bilanciando il tempo per la famiglia con quello per l’ufficio. Abbiamo sospeso le trasferte aziendali e gli spostamenti individuali per lavoro.

Siamo vicini alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alle Autorità tutte e agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale, ringraziandoli per l’immenso ed intenso lavoro che stanno svolgendo.
Uniti riusciremo a superare questo difficile momento e riprenderemo il cammino più forti di prima.

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