CoronaVirus, i tour operator di Astoi contro Di Maio e la Farnesina: fatto poco per italiani in vacanza nell’emergenza

Astoi Confindustria Viaggi, che rappresenta oltre il 90% del mercato del tour operating italiano, da quando è scoppiata in Italia l’epidemia del Coronavirus è diventata protagonista di una comunicazione con toni sempre più accesi e preoccupati. Il primo settore colpito dalla crisi da Covid19 è stato proprio quello del turismo, con i tour operator in prima fila nel gestire l’emergenza dei ritorni in Italia dei loro clienti per il marasma scoppiato con l’epidemia in Oriente, ma anche di turisti fai da te, assistendo nello stesso tempo all’implosione del loro business.

Nardo Filippetti

I primi allarmi lanciati dal presidente di Astoi, Nardo Filippetti, si sono sentiti alla Bit 2020 a Milano. Oggi l’organizzazione dice cose durissime contro il ministro degli esteri e la Farnesina per la loro “assenza” nella complicatissima gestione dei rientri dei turisti italiani.
“Nonostante le affermazioni rilasciate dal Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio che, in un post sui propri canali social, sostiene che “Mae e Farnesina sono riusciti “già a risolvere molte situazioni”, si evidenzia, al contrario, l’assenza e l’inefficacia del Ministero”, va giù dura Astoi.
“Il supporto dato dalla maggior parte delle Ambasciate e dai Consolati è stato praticamente nullo; è possibile affermare senza timore di smentita che il network diplomatico si è dimostrato impreparato, distante e certamente di poco aiuto”, accusano i tour operator, che si possono permettere questi giudizi caustici essendosi fatti carico con un pesante onere economico e organizzativo di “12.000 italiani che sono stati riportati in Italia con l’invio di voli charter vuoti, per i quali si stima, solo fino a sabato 14 marzo, che abbiano operato con 48 rotazioni e su 134 tratte aeree”. “A questi, continuano, si aggiungono altri 10.000 connazionali che sono stati gestiti attraverso riprotezioni su voli di linea”.

“Sono moltissime le destinazioni estere che hanno adottato inizialmente misure restrittive, respingendo all’ingresso i cittadini italiani, spesso quando i clienti erano già partiti, che hanno sospeso i voli diretti da e per l’Italia o che stanno chiudendo le frontiere. Solo a titolo esemplificativo, i Tour Operator Astoi hanno fatto rientrare gli italiani da: Cina, Giappone, Vietnam, Indonesia, Israele, Mauritius, Giamaica, Repubblica Dominicana, Capo Verde, Oman, India, Thailandia, USA, Spagna/Canarie, Maldive, Marocco, Messico, Zanzibar, Kenya, Egitto, Guadalupa Francese, Cuba, Belgio, Francia, Sud America”.

Ma non solo. Infatti i tour operator si sono fatti carico anche di turisti italiani fai da te, che non riuscivano a tornare in patria.

E non finisce qui, Confindustria del turismo allerta il governo della situazione “in Australia e nelle Americhe, dove ci sono migliaia di Italiani tra Brasile, Argentina, Cile, Ecuador e Messico, che rischiano di rimanere isolati per lungo tempo dall’altra parte dell’Oceano”.

E di fronte a questo senso civico e comportamenti di pubblica utilità cosa viene riconosciuto ai tour operator? Al momento le aziende sono “sole a fare il conto dei danni che l’emergenza ha generato; costi che saranno certamente pari a molte decine di milioni di euro e che questa volta il sistema non sarà in grado di sostenere, se non verrà supportato da interventi strutturali”. Astoi Confindustria Viaggi (12 mila aziende, 50mila addetti) chiede dunque che “tali costi – ancora in fase di quantificazione – vengano considerati nelle misure economiche straordinarie ed urgenti che il Governo sta adottando in questi giorni”.

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