Mondadori, cresce utile nel 2019, torna il dividendo. Mauri: se un’azienda era sana prima del Coronavirus lo sarà anche dopo

Risultati in linea con le indicazioni comunicate al mercato all’inizio dell’esercizio 2019, ritorno al dividendo (0,06 euro per azione ordinaria) dopo otto anni, un impatto sul bilancio 2020 dell’emergenza Covid-19 che al momento “è difficile quantificare ma che non modifica le solide prospettive di medio-lungo periodo del gruppo”.

Ernesto Mauri, ad del Gruppo Mondadori (Foto Ansa / Matteo Bazzi)

Questo in sintesi il commento al bilancio 2019 del gruppo Mondadori – chiuso con ricavi netti stabili a 884,9 milioni di euro (-0,7%), un Ebitda in crescita del 12,2% a 87 miloni, un risultato netto in crescita del 62% a 33,1 milioni, l’indebitamento sceso a 55,4 milioni dai 147,2 del 2018 – presentato oggi agli analisti finanziari dall’amministratore delegato, Ernesto Mauri, e dal cfo Oddone Pozzi.

Mauri ha introdotto la presentazione con i consueti toni ottimistici ripercorrendo il percorso in tre fasi fatto dal gruppo dal 2013 al 2019 “con il cambio di passo necessario per metterlo in sicurezza e stabilizzare la redditività”, riposizionando il business dai periodici al libri che oggi contribuiscono per il 72% ai ricavi e per l’89% all’ebitda. Obiettivo ritorno al dividendo, “che è nel dna di un’azienda quotata in Borsa”, ha detto. E in riferimento all’anno in corso Pozzi ha aggiunto: “Una distribuzione del dividendo sostenibile al livello del 2019”.

Alle domande degli analisti sull’impatto dell’emergenza legata al Covid-19 sul bilancio 2020, Mauri ha risposto che al momento non è valutabile, ma che certamente ci sarà anche se non in maniera devastante: “Se un’azienda era sana prima del Coronavirus lo sarà anche dopo. Faremo delle valutazioni dopo il primo trimestre, certamente un effetto si avrà sulla raccolta pubblicitaria, che però ora per noi rappresenta solo 70 milioni di euro netti su 885 di ricavi”.

L’area Libri nel 2019 ha registrato ricavi per 478,4 milioni, +6%, con un ebitda di 93,2 milioni. “La macchina ora è a regime e esprime una redditività molto significativa, attorno al 19%”, ha commentato Mauri. “Il 60% del margine deriva dall’education, che non avrà ripercussioni dall’attuale emergenza sanitaria. In questo settore siamo presenti dalle scuole primarie a quelle superiori e intendiamo entrare in modo importante nella formazione universitaria e professionale. È un settore con possibilità di espansione, con una forte presenza di piccole realtà rispetto alle quali Mondadori può essere un aggregatore con un fatturato interessante e ottima redditività”. Confermata dunque la strategia di acquisizioni in questo campo: “Abbiamo individuato i target e con alcuni eravamo vicinissimi alla conclusione. Ora c’è un momento di riflessione perché in una situazione di emergenza non è prudente entrare in un business che non si conosce, ma il nostro indirizzo strategico non cambia”. Frenata invece su un’eventuale espansione all’estero.

Non è andato altrettanto bene nello scorso esercizio il business del retail – 186,9 milioni, -2,6% – dove nella sua catena di librerie la Mondadori ha già avviato una focalizzazione dell’attività sui libri riducendo progressivamente altre categorie merceologiche non sufficientemente redditizie. L’obiettivo per quest’anno è di portare il retail alla redditività. L’attuale chiusura delle librerie con la conseguente perdità di ricavi è però compensata, ha precisato Mauri, da un aumento delle vendite nel canale online: “Nella prima settimana settimana di marzo il mercato è cresciuto del 6% e le nostre vendite sono aumentate del 50%”.

Nel settore più critico, i periodici, la strategia rimane quella di mantenere una redditività nella media degli ultimi tre anni, tra gli 11 e i 13 milioni, con tutti gli strumenti possibili. Dopo la cessione di Mondadori France e la vendita di sette testate in Italia, i periodici sono ora concentrati in una nuova società, Mondadori Media, con un portafoglio che contiene i brand più forti e a maggior sviluppo digitale.
L’area nel 2019 ha registrato ricavi per 256,6 milioni, -10,6%, con un ebitda di 11,2 milioni. Mauri ha sottolineato la crescita del canale digitale, +12,5%, che nel 2019 ha contribuito per circa il 42% (contro il 34% del 2018) al totale dei ricavi pubblicitari del gruppo. “Abbiamo una posizione forte nel digitale che ci avvantaggia, anche nell’attuale emergenza”, ha detto, confermando che non sono previste altre cessioni. La previsione per il 2020 è di ricavi in leggera contrazione, mentre per mantenere l’attuale redditività l’azienda utilizzerà diverse leve: dai prepensionamenti per i grafici editoriali previsti dal recente decreto legge, a ulteriori razionalizzazioni dei costi fino a eventuali esternalizzazione di alcune attività.
Infine, a una domanda sul Giornale, di cui la Mondadori è azionista di minoranza, Mauri ha risposto: “Il nostro obiettivo è diminuire le perdite generate sui nostri conti da questa partecipazione, eventualmente anche riducendo la quota azionaria”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Raimondo Zanaboni lascia la guida della pubblicità Rcs.  “Nuovo percorso professionale”

Raimondo Zanaboni lascia la guida della pubblicità Rcs. “Nuovo percorso professionale”

Repubblica: candidati al Cdr scelti il 5 giugno, eletti entro il 15

Repubblica: candidati al Cdr scelti il 5 giugno, eletti entro il 15

Trump vara la stretta sui social: sono monopoli; con interventi sui post assumono posizioni editoriali

Trump vara la stretta sui social: sono monopoli; con interventi sui post assumono posizioni editoriali