Coronavirus: Radio Rai non molla, tra smartworking, collegamenti telefonici e studi in sicurezza

I canali radio della Rai, un pacchetto di dodici emittenti con in prima linea Radio1, Radio2, Radio3, Isoradio e Radio Parlamento, continuano a trasmettere la consueta dose di informazione, intrattenimento, musica e cultura. Anche i sette canali digitali mantengono inalterata la programmazione. Dall’inizio dell’emergenza non è stato cancellato un solo programma dai palinsesti radiofonici né si è verificato finora un solo caso di contagio.

Roberto Ssergio

Roberto Ssergio

Fortuna o perizia? “Ci consideriamo fortunati, ma alla radio è più facile garantire tutti i presidi necessari per mantenere la continuità editoriale e con grandi cautele e intelligenza riusciamo a lavorare con ragionevole serenità”, fa il punto Roberto Sergio, il direttore della Divisione radiofonica che, da quando Covid 19 ha iniziato a colpire, non ha mai mollato un giorno Via Asiago.

Nel palazzo è rimasto operativo solo un piccolo nucleo di una ventina di addetti, conduttori e tecnici per gli studi, da cui si trasmette il programma quotidiano ‘Un giorno da pecora’ di Radio1,  l’approfondimento bisettimanale di Giovanni Minoli e tutta la produzione di Radio2 (tipo ‘Il ruggito del coniglio’ e ‘Radio2 Social Club’).  Il resto del personale, prima del Covid 19 circa duecento persone, lavora in smartworking.

La stessa operazione si sta facendo alla cittadella della radio a Saxa Rubra, dove il comandante in capo è il direttore del Giornale Radio e di Radio 1, Luca Mazzà. A Saxa si fanno tutti i radiogiornali di Radio1,Radio2 e Radio3 e quasi al completo i programmi di Radio 1. In forze ci sono normalmente circa 220-230 giornalisti, ma ora in sede ce ne sono appena un centinaio e una gran parte delle redazioni lavorano da casa.

Decongestionare la palazzina è stato un obbligo per tutelare la salute di chi sta lavorando; anche a ranghi ridotti si riescono ancora a scodellare ore e ore di diretta (anche di notte ci sono Gr e informazione).

A differenza della televisione, alla radio si è potuto affrontare lo smartworking con maggiore disinvoltura perché non ci sono le immagini e anche il montaggio di un pezzo è più facile farlo da casa: Da casa si riescono anche a fare delle co-conduzioni col cosiddetto sistema ‘Lucy’. Non si fanno più le riunioni cumulative, ma in collegamento col telefono.

C’è dietro un grande lavoro organizzativo, ma certo alla radio è più facile tenere la situazione sotto controllo. “Abbiamo numeri più piccoli, spiega Sergio, con studi molto ampi e questo ci garantisce una maggiore protezione dal contagio. Nei programmi televisivi hanno mantenuto più a lungo la presenza degli ospiti in studio. Noi invece l’abbiamo sospesa subito e ci si collega solo per telefono. Dall’inizio di febbraio abbiamo potuto mettere in protezione gli studi perché non abbiamo il problema delle telecamere. Inoltre siamo riusciti a ridurre il personale, compresi i giornalisti che in gran numero lavorano da casa, anche grazie alla forte digitalizzazione di questi ultimi anni che sta favorendo il trend”. “Pur con le criticità del momento riusciamo ad assolvere al nostro ruolo di servizio pubblico, continuando a dare la stessa offerta informativa, e forse anche di più”.

Come si riescono a mettere in sicurezza i tecnici indispensabili per la messa in onda? “Le distanze di sicurezza, le dotazioni di protezione, la sanificazione e la pulizia continua dei locali. Abbiano adottato tutte quelle misure che fanno si che un ambiente abbia la stessa protezione di un ospedale. Accortezze che sono state messe in campo da subito in tutti gli studi e che, insieme alla limitazione delle persone, ci consente di andare avanti tutelandoci e tutelando le nostre famiglie”.

Sergio non fa parte della task force aziendale, ma dice: “sono continuamente in contatto con loro. Stanno facendo un lavoro straordinario, sette giorni su sette, pur portando avanti la loro normale attività. Un nome per tutti: Antonio Di Bella che è ogni giorno in video e assieme alle altre testate giornalistiche garantisce l’informazione di una macchina complessa come la Rai”. “E’ qualcosa di e straordinario”.

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