Mondadori dimezza la sua partecipazione nel Giornale e scende al 18%. Il Cdr: ora prospettive strategiche

Mondadori riduce la sua partecipazione nel Giornale. Segrate ha comunicato di aver ceduto a Pbf, holding che fa capo a Paolo Berlusconi, il 50% della propria partecipazione in Società Europea di Edizioni, editrice del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.

In seguito all’operazione, la quota di Mondadori scende dal 36,89% al 18,445%, quella di Pbf sale di poco sopra al 75%.

Come scritto ieri da Prima, l’ipotesi di un ridimensionamento della partecipazione di Mondadori nel Giornale era stata avanzata ieri dall’ad Ernesto Mauri, durante la conference call con gli analisti sui conti 2019 del gruppo.

La sede del quotidiano ‘Il Giornale’ (foto ANSA/STEFANO PORTA)

Nel pomeriggio il commento del Cdr del quotidiano. “Anche in virtù dei sacrifici che hanno accettato di compiere, i giornalisti del Giornale si aspettano che il nuovo assetto dell’azionariato, con la progressiva diluizione di un socio per nulla interessato al futuro della nostra testata, possa tradursi nell’impostazione di nuove prospettive strategiche la cui mancata attuazione adesso – con il nuovo assetto azionario della Società europea di edizioni – apparirà sempre meno comprensibile”.

“I giornalisti riconoscono il senso responsabilità dell’azionista di maggioranza, fidando nel fatto che in Italia ci siano imprenditori che considerano l’informazione, oltre che un dovere, anche un business che ha futuro”, aggiunge il Cdr, che “prende atto della decisione del gruppo Mondadori di cedere il 50% delle sue azioni della Società europea di edizioni”.
“La casa editrice di Segrate, che da tempo non considerava la sua partecipazione ad un quotidiano di informazione parte del core business, ha ritenuto di annunciare l’operazione di riduzione della partecipazione proprio nel mezzo di una crisi sanitaria ed economica di dimensioni inaudite, in cui la buona informazione quotidiana rappresenta, come riconosciuto anche dal governo, un bene primario”.

“Sappiamo bene che le aziende non sono enti di beneficenza ma non dimentichiamo che hanno anche una responsabilità sociale la cui consapevolezza dovrebbe essere da un lato proporzionata al prestigio, al fatturato e al numero dei dipendenti e dall’altro particolarmente intensa nelle persone che guidano aziende che, come la Mondadori, fanno parte integrante e rilevante del settore ‘industria culturale'”.

“La redazione del Giornale, conclude il Cdr, continuerà a fare il suo lavoro con il massimo impegno, nonostante le difficoltà dovute alla necessità di decentrare la fattura del giornale, lavorando per di più con una piattaforma tecnologica su cui poco si è investito e mantenendo una solidarietà al 21%”.

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