Cura Italia per editoria. Fnsi e Uspi: primo passo ma non basta. Crimi: ok alzare risorse per credito imposta su pubblicità

Si può fare di più. Le iniziative per l’editoria previste dal decreto Cura Italia non bastano ed il settore, pur plaudendo a quanto disposto dal governo, che si affianca comunque a quanto previsto per le imprese in generale, subito aggiunge che si tratta di “un primo passo”, cui farne seguire altri, meno timidi. E’ lo stesso sottosegretario all’Editoria Andrea Martella che lo riconosce, e lo anticipa nelle sue prime interviste, ma il fatto che fin da subito non si sia potuto intervenire con maggiore incisività è indice che, oltre ai limiti finanziari che l’intera manovra pone, ci sono anche equilibri politici da rispettare. Ora l’attenzione si sposta sul campo parlamentare, ovvero squisitamente politico, con le modifiche che potranno essere inserite nella fase emendativa della norma, per la sua definitiva conversione in legge.

Il segretario generale Uspi Francesco Saverio Vetere

Quanto stride è la grande enfasi che viene data nel riconoscere all’informazione ruolo fondamentale -ancor di più in questa fase emergenziale -, per una corretta comunicazione al cittadino, dal fronte sanitario a quello dei servizi alla popolazione, e l’esiguità di strumenti specifici offerti al settore. Sono soprattutto i piccoli editori e quelli on line che lanciano un grido d’allarme. Schiacciati da un crollo pubblicitario quasi verticale, un gran numero di loro “stanno continuando a lavorare per spirito di servizio alla collettività ma assolutamente in perdita. Temiamo una chiusura ‘virale’ di testate a seguito della crisi da Coronavirus” osserva preoccupatissimo il presidente dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere. Quanto ha particolarmente colpito nella versione finale del decreto è stato il mancato innalzamento (deciso sul filo di lana) del tetto massimo per il credito di imposta per la pubblicità dai precedenti 27,5 milioni di euro ai 60 milioni di euro richiesti. Certo, si è tolto il limite incrementale degli investimenti per il credito di imposta, portando la soglia al 30% della spesa complessiva, ma non si è messo un euro in più rispetto a quanto disposto dalla legge di bilancio. Alla richiesta di maggiori risorse il Movimento 5 Stelle non pone particolari paletti.

“Siamo assolutamente disponibili a rivedere questo punto, non ci dovrebbero essere problemi” afferma, interpellato da primaonline, il capo politico Vito Crimi. Che sul fronte della difesa dei piccoli editori e di quelli on line riprende un suo vecchio cavallo di battaglia, di quando era sottosegretario all’Editoria con il governo Conte I. “Hanno ragione i piccoli editori. Io insisto a dire che il Fondo per il pluralismo dovrebbe essere utilizzato diversamente da ora – sottolinea Crimi – . Vogliamo veramente continua a spendere la metà delle disponibilità del Fondo solo per 4 o 5 testate? Italia Oggi continua a percepire 5 milioni grazie ad una norma interpretativa ad hoc, Libero ha i suoi 3 milioni, il Foglio continua a beneficiare di sostegno…Credo che tutto questo gridi allo scandalo, quei soldi dovrebbero essere destinati ai giornali minori, quelli locali e on line. Si dovrebbe verificare meglio come sono dislocate le risorse del Fondo per il pluralismo tra voci fisse ed utilizzi”.

Vetere dal canto suo sollecita anche “altre forme di sostegno, indispensabili alla sopravvivenza del settore”. “C’è un urgente bisogno di liquidità che viene segnalato dagli associati – rimarca conversando con primaonline -. Anche se non si è ancora focalizzato un intervento in tal senso. Si pensa intanto alla proposta di una rateizzazione degli oneri Inpgi da marzo ad agosto a 24 mesi, alla rateizzazione dell’Iva nello stesso modo, al credito di imposta del 20-30% sugli stipendi pagati a dipendenti e collaboratori…”.

Sullo stop alla proposta Pd sull’obbligo di pubblicare sui giornali cartacei la pubblicità degli avvisi legali, attribuito al ministro M5S della Giustizia, Vincenzo Bonafede, in quanto competente per la materia, Crimi non ci sta. “Attenzione a non riversare sulla giustizia l’onere di un sostegno surrettizio ai giornali – afferma -. La legge già ora prevede la pubblicazione degli atti esecutivi anche su strumenti complementari a quelli cartacei, ma chiedere che si pubblichino solo sulle testate cartacee, come è stato fatto, significa andare in verso contrario a quello dove sta andando il mondo”.

Raffaele Lorusso (Foto ANSA / CIRO FUSCO)

Dal canto suo Fnsi apprezza i primi passi compiuti, ma sollecita “misure di sostegno più incisive per la stampa”. “Oltre agli sgravi sulla pubblicità e al credito di imposta per le edicole – afferma il segretario Raffaele Lorusso -, occorre individuare interventi che consentano a tutte le realtà della carta, della radio, della televisione e del web che stanno impegnando i giornalisti su tutto il territorio nazionale nel racconto dell’emergenza di proseguire nella loro attività, facendo fronte al calo dei ricavi”. Per Lorusso “va riconsiderata la decisione di non assegnare alla Rai le risorse che le spettano e va affrontata la situazione dei giornali e delle radio e delle tv locali, che senza aiuti concreti rischiano di interrompere i prodotti informativi e di licenziare i giornalisti. Nessuno invoca contributi a pioggia: è necessario legare le misure di sostegno, dirette o indirette, alla salvaguardia dei livelli occupazionali e al rispetto da parte delle aziende degli obblighi retributivi, previdenziali e contrattuali”.

E sul fronte del sostegno e delle indennità riconosciute dal decreto Cura Italia anche ai giornalisti free lance ed ai co.co.co, Lorusso mette in guardia: “Le risorse per sostenere i giornalisti lavoratori autonomi e le partite Iva non sono immediatamente disponibili, ma dovranno essere inserite in un decreto del ministero del Lavoro che sarà adottato nei prossimi trenta giorni”. I giornalisti, spiega il segretario, sono stati assimilati a tutte le altre categorie di professionisti che fanno riferimento alle Casse previdenziali private. “È quindi plausibile che le misure saranno individuate di concerto con le singole Casse, Inpgi compreso, in tempi auspicabilmente brevi” conclude.

Il decreto “cura Italia” ha il valore economico di una legge finanziaria e l`ambizione di aprire un paracadute per mettere in sicurezza un paese come il nostro messo in grande difficoltà dal covid 19. Lo scrive la segreteria dell’Associazione Stampa Romana, con la premessa che finché non si tornerà alla normalità, gli interventi dovranno essere assicurati anche nei prossimi mesi.”All`interno del decreto – si legge in una nota – ci sono misure che toccano direttamente tutta la categoria: lavoratori dipendenti e autonomi, uniti dall`esigenza di avere risposte ai loro bisogni. Ci sono inoltre misure indirette che tornano su temi per noi importanti dai congedi di maternità ai crediti di imposta per la sanificazione delle aziende”.Gli articoli 19-20-21-22 si riferiscono agli ammortizzatori sociali. “Tra cassa integrazione ordinaria che è possibile chiedere, conversione di cassa straordinaria e di solidarietà in cassa ordinaria e cassa in deroga affidata alle regioni si coprono tutti i lavoratori dipendenti (anche le aziende con un solo giornalista alle loro dipendenze) per nove settimane. Questi periodi di cassa sono al di fuori del quinquennio mobile di durata degli ammortizzatori sociali. L`applicazione di questa rete esclude ristrutturazioni e licenziamenti”, prosegue la nota.L’articolo 44 si occupa dei lavoratori dipendenti e autonomi appartenenti alle casse professionali privatizzate, inpgi inclusa. “A differenza dei lavoratori autonomi di area inps (Art.
27-28) per cui è prevista una indennità da 600 euro per il mese di marzo si stabilisce di attingere a un fondo per il reddito di ultima istanza da 300 milioni di euro. Toccherà al ministero del lavoro di concerto con il Mef adottare criteri di priorità e modo di attribuzione dell`indennità”.Ulteriori disposizioni riguardanti anche giornalisti e giornaliste li troviamo nel congedo parentale ex Art. 23, nell`estensione dei giorni di 104 per 12 giorni tra marzo e aprile (Art. 24), nel bonus da baby sitting (Art.25), nell`equiparazione della quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva alla malattia (Art. 26), nel credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro (Art.64). “Quest`ultima misura tra l`altro toglie ogni alibi alle aziende, anche editoriali, che ancora non hanno provveduto al rispetto del protocollo Confindustria sindacati di sabato scorso”.Norma “specifica e importante che riguarda invece il credito di imposta per aziende editoriali, edicole e distributori è l`articolo 98. Il Governo ha dato risposte chiare alle sollecitazioni arrivate da tutto il mondo del lavoro, incluse quelle sollevate da Stampa Romana”.”La situazione sanitaria è tuttora in evoluzione e chiede ancora una grande attenzione a iniziare dai lavoratori autonomi. È necessario che il decreto del ministro del lavoro allinei le prestazioni per i colleghi autonomi ai 600 euro disposti per i lavoratori autonomi di area Inps. Le parole della ministra Catalfo ci fanno ben sperare che non ci siano diversi trattamenti a seconda della categoria professionale di provenienza. Ma il percorso va vigilato e tradotto in atti coerenti”, conclude la segreteria di Stampa romana.

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