Coronavirus, i “furbetti” della quarantena scoperti grazie a Instagram. Il 40% esce per girare in città, il 26% va al mare

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In Italia, Open Fiber ha registrato in questi giorni un aumento del traffico in download del 50% e in upload del 300%. L’azienda ha comunicato all’Agcom che «è pronta a supportare migrazioni anche massive, per città o area geografica, della clientela degli operatori dalle reti in rame o ibride fibra/rame alla propria rete in fibra su tutta l’area della propria copertura. Questo anche al fine di scongiurare potenziali saturazioni e rischio dell’impossibilità di lavorare per persone e aziende».

Amazon resta fedele al progetto di crescita a ogni costo, scrive Milano Finanza. Stando a documenti visionati dal quotidiano, la holding europea del gigante dell’e-commerce ha chiuso il 2019 con un rosso di 703 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai circa 260 milioni del 2018. Tenendo conto delle perdite portate a nuovo degli anni precedenti, il rosso cumulato dalla cassaforte europea negli anni supera il miliardo e mezzo di euro. Il dato – scrive MF – è coerente con la collaudata strategia di Amazon che negli Stati Uniti ha operato per anni in perdita pur di espandersi, conquistare quote di mercato e potenziare la rete di servizi.

La quarantena su Instagram. Negli otto giorni dal 11 al 18 marzo, Ghost Data e Logograb hanno studiato il comportamento, le stories e le informazioni di geolocalizzazione di 552mila profili Instagram. I risultati sono che in almeno quattro grosse regioni (Lombardia, Campania, Sicilia, Lazio) la quarantena viene infranta con frequenza. Tra quelli che violano il divieto – riporta La Stampail 40,4% se ne va in giro in città, il 26,3 al mare, il 17,2 nei parchi, il 6,1 in montagna, il 4 nei supermercati in coppia.

Come difendersi dalle fake news sul Coronavirus? Unamsi, l’associazione dei giornalisti che si occupano di informazione medico-scientifica, ha stilato una lista di comportamenti per non inciampare nelle tante bufale che circolano: verificare la fonte; leggere ogni notizia con sguardo critico; non cascare nella psicosi del complotto.

Un biglietto sul web per salvare il cinema? Il regista Giovanni Veronesi lancia il sasso su Twitter e propone di far uscire a pagamento sulle piattaforme online i film bloccati dall’emergenza. A Hollywood ci hanno già pensato, ma non tutti gli autori italiani sono d’accordo.

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