Conte e la diretta (in ritardo) su Facebook scatena le reazioni di stampa e politici. Mentana: non può essere tutto comunicazione

Giornalisti, politici e parlamentari furibondi con Rocco Casalino portavoce di Giuseppe Conte per la diretta Facebook di ieri notte, sulle nuove e severe misure per Covi -19 che saranno attive da lunedi. Annunciata alle 22,45 e la diretta e’ andata on line alle 23,25 , tenendo in ansia redazioni e cittadini. 

Immediate le reazioni della Stampa Parlamentare che non tollera di essere tagliata fuori dai membri del governo che decidono di parlare direttamente al Paese. E non si sono fatti attendere i comunicati alle agenzie chiedendo che “sia assicurata “la massima trasparenza e completezza sulle decisioni che il governo sta assumendo. Sono in ballo i valori fondamentali della nostra comunita’ nazionale, per questo e’ essenziale che venga garantita agli operatori dell’informazione la possibilita’ di lavorare al meglio, in modo da assicurare ai cittadini un servizio accurato e approfondito”.
In una nota dell’Asp si legge: “Riteniamo indispensabile che ci sia una comunicazione istituzionale idonea a garantire tempestivita’ e completezza informativa. Abbiamo sollecitato e poi apprezzato la soluzione – annunciata nei giorni scorsi da palazzo Chigi – di tenere conferenze stampa in collegamento video da
remoto, in modo da conciliare le esigenze di sicurezza sanitaria e quelle del pluralismo informativo. Non possiamo dunque che esprimere il nostro forte disappunto per l’ennesima diretta sulla
pagina personale Facebook del Presidente del Consiglio, che ha tagliato del tutto fuori i giornalisti, com’e’ accaduto negli ultimi dieci giorni, in cui non c’e’ stata occasione per sottoporre domande al premier. Giornalisti pure riconosciuti dallo stesso Conte tra le categorie “che ogni giorno compiono
atti di grande responsabilita’ verso il Paese””.
La Stampa parlamentare conclude: “Auspichiamo che situazioni del genere non si ripetano nei giorni a venire, rilanciando invece la richiesta che nel piu’ breve tempo possibile si svolga
una conferenza stampa per poter approfondire i nuovi provvedimenti, formula che riteniamo debba essere la norma, ancor piu’ in un periodo cosi’ difficile”.

Furibondo anche il direttore del Tg La7 Enrico Mentana che su Facebook chiede “che bisogno c’era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?”

“Non può essere tutto comunicazione. Se un governo decide di bloccare la gran parte delle attività produttive, prima stende il provvedimento, poi dirama un comunicato stampa con gli elementi essenziali, da quando è in vigore lo stop e fino a quando, quali settori riguarda e quali invece no e perché. Poi, e solo dopo, arriva il discorso del premier, che spiega perché si assumono decisioni così gravi, cosa c’entrano con la lotta contro il contagio, e tutte le belle frasi che abbiamo ascoltato, per poi essere bersagliati (noi, perché il premier non ha voluto domande) dai quesiti di chi chiedeva se la sua attività sia essenziale o no…”, scrive Mentana che aggiunge: “Ora si viene a sapere che le misure entreranno in vigore solo lunedì. E allora che bisogno c’era di questa comunicazione emozionale a reti unificate?”

 

Inviperita anche Usigrai che ritiene inaccettabile l’uso di  una piattaforma privata come Facebook e la mancata convocazione di una conferenza stampa. 

La nota UsigRai:

La crisi epocale che sta vivendo l’Italia richiede il massimo della responsabilità da parte di tutti.
Ognuno nel proprio ruolo.
§Oggi più che mai da parte del governo serve trasparenza, soprattutto visti gli importanti provvedimenti di limitazioni alla libertà che sta adottando.
Per questo riteniamo inaccettabile che il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte affidi le sua comunicazioni a piattaforme private, e senza possibilità di porre domande da parte dei giornalisti.
Oggi più che mai chi ha la responsabilità di guidare il Paese in questa fase ha anche il dovere di rispettare il diritto costituzionale dei cittadini a essere informati, previsto dall’art.21, e ha quindi il dovere di consentire ai giornalisti di poter svolgere pienamente il loro lavoro di porre domande e informare.
Per questo chiediamo a Conte di non limitarsi più a comunicazioni al Paese – men che meno usando piattafome private – ma di convocare conferenze stampa, seppur con modalità che garantiscano il rispetto delle norme di sicurezza in vigore.
Esecutivo Usigrai

Raffaele Lorusso

Fnsi: «L’articolo 21 della Costituzione è ancora in vigore. Grave impedire le domande»

«È significativo che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia riconosciuto l’importanza del lavoro che migliaia di cronisti stanno svolgendo in questi giorni, sottolineando che anche i giornalisti sono una categoria a rischio. È adesso necessario che l’impegno in prima linea di chi sta informando puntualmente i cittadini venga riconosciuto anche in un atto formale: è necessario che anche i giornalisti e gli operatori dell’informazione siano inseriti fra le categorie a più altro rischio di contagio». Lo affermano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, all’indomani delle ultime comunicazioni – via social network – del presidente Conte agli italiani.

«L’unità di intenti che viene richiesta a tutto il Paese in queste ore – aggiungono i vertici della Federazione nazionale della Stampa italiana – impone a tutti di fare il proprio dovere. Per questa ragione, come richiesto dalla Stampa parlamentare, è necessario che, anche nelle comunicazioni formali di provvedimenti destinati a produrre effetti per la collettività, non venga mai meno il contraddittorio con i giornalisti. La fase eccezionale che vive il Paese non può diventare il pretesto per impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro e di rivolgere domande. Chi ha responsabilità di governo, a tutti i livelli, ha il dovere di rispondere alle domande dei giornalisti perché i cittadini hanno il diritto di conoscere. La sospensione temporanea di diritti e libertà democratiche in nome del bene supremo della salute non può giustificare in alcun modo la cancellazione del diritto di cronaca e della libertà di espressione. L’articolo 21 della Costituzione – concludono Lorusso e Giulietti – è pienamente in vigore, checché ne pensino cattivi consiglieri e improvvisati spin doctor».

 

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