Quando il virus contagia gli spot

Un piccolo virus si aggira sulla maglia di papà, per partire poi alla ‘conquista’ di tutta la famiglia. Lo spot Napisan vuole essere simpatico, e magari qualche mese fa lo era. Ma oggi, occhieggiante in una programmazione senza tregua di telegiornali che inquadrano bare sui camion militari o talk con medici esausti, l’effetto è diverso e lo spettatore più che sorridere lo fa sobbalzare.

E che dire di Antonella Clerici che intona Jannacci – Si potrebbe andare tutti… – per promuovere la frequentazione del supermercato Md? Come si fa poi a spiegare a chi ti spintona fra le corsie che l’accesso dovrebbe essere contingentato? Senza dimenticare tutti quei commercial a base di feste, per Wind come per Campari con i suoi aperitivi, usanza quest’ultima ormai diventata paleo. Insidie di spazi acquistati in tempi non ancora virali.

La ‘colpa’ non è certo dei pubblicitari né dei clienti. Già in passato si erano date ‘incresciose’ coincidenze. Una fra tutte: il filmato spiritoso del profumo Diesel con piloti ubriachi su aereo ballerino andato in onda casualmente quando un aereo vero cadde con il suo carico di morti. Se però si dovesse cancellare dallo storyboard ogni eventualità di comunicazione dannosa, la prima a perire rischierebbe di essere la creatività.

Che fare allora? Chissà, forse a parte il piccolo virus Napisan che sembra davvero un po’ troppo, così come la pletora di spot contro mali minimi che al momento non trovano spazio nelle casistiche mediche, tanto vale prenderla con leggerezza, almeno quel po’ che è possibile.

Magari senza cedere allo humour più urticante che nero (almeno in questi giorni) di passate campagne sulle pompe funebri, come i ‘Prezzi dell’altro mondo’ delle onoranze San Pio o ‘Anche noi abbiamo i tuoi dati ma saremo una tomba’ di Taffo, specializzato nel genere ‘sarà una risata che ci seppellirà’.


D’altra parte, se c’è chi come Linkem – quasi preveggente, in tempi ancora lontani dallo smart working – già era in onda con un commercial sull’utilità di un Internet facile e accessibile, in attesa del ritorno spot di feste e happy hour uno spazio di grazia creativa esiste.

In mezzo al fiorire di comunicazioni promozionali sulle raccolte fondi e pagine di solidarietà & donazioni come quella di Armani, si fa così notare lo spot istituzionale del colibrì, animaletto che oltre a dare il titolo all’ultimo libro di Sandro Veronesi contribuisce col proprio piccolo becco a spegnere l’incendio e il disastro in cui tutti siamo finiti, e come tutti dovremmo fare.

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