L’edicolante di Rovigo (quasi in pensione) che tutte le mattine consegna i giornali in bici. “Impennata dell’enigmistica”

Ogni mattina alle 6,15, che piova, ci sia il sole o tiri vento, Federico Renesto, 63 anni, sale in sella alla sua bicicletta e consegna a domicilio circa 120 copie di quotidiani, più i loro allegati e un certo numero di altre testate. E’ un servizio che fa da sempre, una comodità per i lettori ma che ora è diventato essenziale. “In questo periodo”, dice, “a ringraziarmi sono soprattutto i figli, perché così i genitori ricevono lo stesso il loro giornale senza uscire da casa. E ormai si sa che gli anziani sono quelli più difficili da convincere”.

Federico Renesto gestisce da una decina d’anni un’edicola in via Silvestri a Rovigo, insieme alla moglie Maria Grazia Masiero. Lui la mattina con la bici, poi tutti e due nel loro chiosco. E’ uno dei pochi rimasti, nel giro di un paio d’anni una mezza dozzina di edicole del centro ha chiuso, ne restano un’altra manciata. Anche qui c’è un cartello: “Cedesi attività”, perché fra qualche mese entrambi andranno in pensione, ma intanto proseguono con la solita passione.

Federico Renesto, nell’edicola in via Silvestri a Rovigo

“In questi giorni i quotidiani stanno reggendo”, spiega, “i magazine sono in media, con qualche caso come Internazionale di tutto esaurito, abbiamo avuto un’impennata delle riviste di enigmistica. Dopo un’impennata la prima settimana invece le vendite di prodotti per bambini sono diminuite”.

Federico e la moglie si proteggono con disinfettante sempre a portata di mano. Hanno messo più spazio fra loro e la clientela, spostando in particolare verso l’esterno la vaschetta dove i clienti possono mettere il denaro. Con tutti si scambiano due parole, perché in fondo in una città piccola come Rovigo ci si conosce tutti, ma non bisogna fare aspettare chi si è messo in coda. “Generalmente”, aggiunge l’edicolante, “le persone vengono attrezzate, coperte, tutti cercano di stare ordinatamente a qualche passo uno dall’altro”.

Le pesa rimanere al lavoro? “Fisicamente no, ma sono comunque preoccupato, specie perché vivo vicino alla famiglia di mia figlia, che ha una bambina piccola, e non vorrei portare a casa qualcosa. Il pensiero è per loro”.

Orgoglioso del suo lavoro in questo momento così particolare? “Per quanto riguarda il servizio che offriamo sono contento e lo faccio volentieri. Un po’ meno per gli editori, che più che altro ci usano: tanto per fare un esempio vendiamo riviste sulle quali vengono offerti abbonamenti scontati del 50-70%: i lettori sottoscrivono e non li vediamo più per un anno”.

Le altre testimonianze con il racconto l’informazione nei giorni del CoronaVirus:
Milano
– Napoli 
Cagliari
Savona

 

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