Coronavirus: entro la settimana il decreto del ministero Lavoro su indennità giornalisti iscritti all’Inpgi2

Sarà emanato a breve, e comunque entro la settimana, il decreto del ministero del Lavoro che detterà le condizioni e le modalità di erogazione dell’indennità riconosciuta dal decreto Cura Italia, tra gli altri, anche ai professionisti iscritti a una cassa previdenziale, Inps o privata che sia.

Per quanto concerne i giornalisti in particolare si tratta di lavoratori autonomi, partite Iva e co.co.co. iscritti all’Inpgi2. L’importo riconosciuto (reddito di ultima istanza) è di 600 euro per il mese di marzo, inizialmente indicato come un “una tantum”. Poi con una nota ufficiale di Palazzo Chigi si è precisato che sarà un importo “una tantum ripetibile” mensilmente, per tutta la durata dell’emergenza.
Si tratta comunque di un bonus non cumulabile, non riconosciuto ai percettori del reddito di cittadinanza, ma neppure a chi percepisce un altro reddito, come ad esempio i pensionati. Il bonus non concorrerà alla formazione di reddito.

(Cco Foto di Karolina Grabowska da Pixabay)

Il decreto Cura Italia ha riassunto questa fattispecie di aventi diritto all’art.44 della norma, in cui si stabilisce un ammontare complessivo per tale posta di 300 milioni di euro. Anche sotto questo profilo il governo ha successivamente precisato che non ci sarà alcun ‘click day’, e garantito che tutti gli aventi diritto riceveranno il contributo. I 300 milioni complessivi per tutte le categorie contemplate potrebbero non essere sufficienti, ma l’importo sarà integrato con successivi provvedimenti a sostegno di imprese e lavoratori, cui il governo sta già lavorando.

L’erogazione del bonus di marzo, spiegano fonti governative, avverrà direttamente (probabilmente attraverso l’Inps), senza il passaggio dalle varie casse previdenziali, mentre da aprile saranno queste ultime a distribuire il sostegno, che sarà disciplinato da un meccanismo calibrato sulla perdita dei ricavi oltre a stabilire le altre modalità di erogazione. Quanto si esclude, precisano le stesse fonti, sono erogazioni “a pioggia”.

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