Coronavirus, i manifesti shock del sindaco di Cagliari contro le violazioni al decreto ‘io resto a casa’

“Quando hanno intubato mio padre ho ripensato a quella passeggiata che dovevo evitare”. E’ una delle frasi su manifesti 6/3 fatti affiggere in questi giorni a Cagliari dal sindaco Paolo Truzzu, di FdI, nell’ambito della campagna di informazione sul coronavirus, per convincere i cittadini a restare a casa.

L’iniziativa ha suscitato reazioni soprattutto sulla rete, con molte critiche nei confronti del primo cittadino del capoluogo sardo. “Sono messaggi molto forti, ha spiegato Truzzu dal suo profilo su Facebook, e quando l’agenzia di comunicazione (che ha offerto gratis le affissioni) mi ha fatto vedere i materiali, sapevo che sarei stato attaccato. Che avrei ricevuto gli insulti. Qualche sepolcro imbiancato, qualche vecchia gloria con il ditino sempre puntato, acide commentatrici, confusi giovanotti con uno strano concetto di democrazia. Ma mi sono chiesto: è più importante il mio consenso o la salute e il futuro dei miei concittadini? Voglio che, passato lo choc iniziale, si possa riflettere. Ci sono cose che possiamo evitare per salvare la nostra salute? Quella dei nostri cari, dei nostri amici e dei nostri vicini?”.

Uno dei manifesti di Cagliari

“Cari concittadini, di questo discutiamo tutti i giorni. Uscire poco o nulla, stare attenti nel fare la spesa, evitare le corsette. Ci sono cose bellissime che non possiamo fare. Sono pericolose perché aiutano il contagio. E il contagio, lo abbiamo visto, può essere letale per molti di noi. Succede nel Nord Italia. Può succedere da noi, a Cagliari, se non riflettiamo sull’effetto disastroso che molti nostri comportamenti possono avere”.

“Mi spiace ma questa è la realtà. Mi preoccupo che tutti, oggi e domani, siano in ottima salute. Per riprendere in mano, dopo questa tragedia, il presente e il nostro futuro. Senza nessun intento di criminalizzazione dei cagliaritani, come qualcuno, dedito più alla propaganda e alla mistificazione, ha voluto far credere. Cagliaritani che nella maggior parte si comportano con correttezza. Il problema sono gli altri che rischiano di vanificare il lavoro di tutti. E vedendo i flussi di traffico vi dico che non sono così pochi – conclude Truzzu – quelli che si muovono senza giustificazione”.
“E allora mi faccio una domanda: se non siamo disposti ad affrontare una rinuncia in momento come questo, quando mai dovremo farlo”?

Uno dei manifesti di Cagliari

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