Confindustria: settore cultura allo stremo, decreto Cura Italia va integrato. Ecco le misure da adottare

“Abbiamo apprezzato il grande impegno del Governo nell’affrontare l’emergenza Coronavirus e lo sforzo messo in campo con il decreto “Cura Italia” che dà delle prime risposte importanti alla situazione in cui versano le imprese italiane. Sono tuttavia necessarie e improrogabili ulteriori misure specifiche per il settore della cultura, drammaticamente allo stremo”. Lo chiede Innocenzo Cipolletta, presidente di Confindustria Cultura Italia (CCI), Federazione Italiana dell’Industria Culturale che riunisce le associazioni dell’editoria (AIE), della musica (AFI, FIMI, PMI), del cinema e audiovisivo (ANICA, APA, UNIVIDEO) e servizi per la valorizzazione del patrimonio culturale (AICC), in relazione all’esame parlamentare appena avviato.

Innocenzo Cipolletta (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Il mondo della cultura è infatti uno dei settori maggiormente colpiti e sicuramente uno dei primi a risentire delle misure adottate per limitare la diffusione del virus.

I numeri sono eloquenti: i musei sono chiusi e le mostre, che avevano comportato importanti investimenti, sono cancellate. Già nell’ultimo weekend prima della chiusura definitiva delle sale cinematografiche gli incassi sono crollati del 95%. A partire dalle prime ordinanze del 24 febbraio, e sino alla chiusura definitiva delle sale di domenica 8 marzo, il mercato cinematografico ha registrato una perdita di incassi e presenze dell’81% circa, pari a 16.3milioni di euro e 2.5milioni di spettatori. Complessivamente il settore dell’audiovisivo ha interrotto tutte le attività produttive già iniziate e in fase di avvio e i danni finora calcolati sulle interruzioni sono di oltre 100milioni di euro. L’industria musicale registra un calo del mercato discografico del 60% mentre l’editoria prevede 18.600 titoli pubblicati in meno in un anno, 39,3milioni di copie che non saranno stampate e 2.500 titoli che non saranno tradotti, con la vendita di libri crollata del 75% rispetto allo scorso anno.

“Il quadro è molto preoccupante ed estremamente complesso – spiega Cipolletta –. Per questo è necessario intervenire con misure specifiche per tutti i settori dell’industria culturale volte a sostenere le intere filiere con strumenti di emergenza che consentano alle imprese di arginare l’attuale crisi fornendo risorse per far fronte alle gravi perdite attuali, ma anche per riavviare il settore quando si riemergerà da questo drammatico periodo”.

Ecco le misure che chiede Confindustria Cultura Italia:

• Un fondo di emergenza esteso anche ai comparti dell’editoria libraria, della produzione discografica e dei servizi museali e mostre temporanee;

• Il prolungamento della durata dei provvedimenti sia per la cassa integrazione, sia per le sospensioni contributive e dei tributi;

• Destinare parte del 10% dei compensi incassati dalla SIAE per “copia privata” anche ai produttori;

• Misure specifiche a sostegno della domanda di prodotti culturali per scongiurare il rischio che i cambiamenti di comportamento di consumo contingenti diventino strutturali al termine dell’emergenza. Al momento risulta fondamentale inserire nuovamente i beni di consumo culturali in formato fisico nella lista dei beni di prima necessità e quindi reperibili almeno attraverso le spedizioni via corriere.

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