Coronavirus, richiamo da Garante privacy a media: troppi dettagli su malati

Anche in una situazione di emergenza come quella attuale, l’informazione deve attenersi al rispetto delle “garanzie a tutela della riservatezza e della dignità delle persone colpite dalla malattia contenute nella normativa vigente e nelle regole deontologiche relative all’attività giornalistica”. Obbligo che vige “anche per gli utenti dei social”. E’ il richiamo del Garante per la Privacy, che “sta ricevendo segnalazioni e reclami con i quali viene lamentata, da parte dei famigliari, la diffusione sui social e sugli organi di stampa, anche online, di dati personali eccessivi (nome, cognome, indirizzo di casa, dettagli clinici) riguardanti persone risultate positive al Covid 19”.

Antonello Soro (Foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

“Si ritiene pertanto doveroso – sottolinea il Garante in una nota – richiamare l’attenzione di tutti gli operatori dell’informazione al rispetto del requisito dell”essenzialità’ delle notizie che vengono fornite, astenendosi dal riportare i dati personali dei malati che non rivestono ruoli pubblici, per questi ultimi nella misura in cui la conoscenza della positività assuma rilievo in ragione del ruolo svolto”. “In ogni caso – insiste l’Autorità – devono essere evitati riferimenti particolareggiati alla situazione clinica delle persone affette dalla malattia come prescrive l’art. 10 delle Regole deontologiche citate. Tali cautele − che non pregiudicano comunque un’informazione efficace sullo stato dell’epidemia o eventuali comunicazioni che le autorità sanitarie e la protezione civile ritengano necessario fare sulla base della normativa emergenziale vigente − operano a prescindere dalla circostanza che i dati siano resi disponibili da enti o altri soggetti detentori dei dati medesimi ed inoltre salvaguardano le tante persone risultate positive al virus, e poi guarite, da una ‘stigmatizzazione’ permanente, resa possibile dalla diffusione delle notizie sulla rete”. “L’obbligo di rispettare la dignità e la riservatezza dei malati vige anche per gli utenti dei social, a cominciare da alcuni amministratori locali, che spesso diffondono dati personali di persone decedute o contagiate – conclude la nota – senza valutarne interamente le conseguenze per gli interessati e per i loro famigliari”.

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