Atleti e Coronavirus – Meditare, rialzare la testa e ripartire. Tommaso Chieffi, il ‘Maradona della vela’ allenato al silenzio

Tommaso Chieffi, il Maradona della vela italiana, già protagonista nei 470 olimpici, è diventato famoso come tattico/stratega del Moro di Venezia vincitore della Louis Vuitton Cup della coppa America 1992 a San Diego, e poi ancora con Oracle nel 2003 ad Auckland.

Tommaso Chieffi

La clausura per un velista professionista è una doppia condanna o in fondo è una consuetudine?
“Cancellati gli eventi, costretto in casa come il mondo intero, vedo la situazione come una limitazione della libertà personale, ma so accettarla. Mi manca la libertà anche solo di passeggiare, ma è anche vero che la mia vita quotidiana non è cambiata moltissimo, continuo a coltivare le mie solite passioni nella mia casa di Milano, cerco di mantenere una condizione fisica decente, mi aiuto con la tecnologia per tenermi in contatto col mondo. In realtà, sono abituato da sempre ad accettare le difficili condizioni che mi detta una forza esterna, superiore, il vento, la natura in generale, ma se vogliamo anche gli ingaggi ed i programmi dell’anno successivo. Sono allenato mentalmente a vivere così, in attesa di qualcosa che non dipende da me, so aspettare, oggi più che in passato”.

Attesa, mare, il tempo che passa è anche vivere nel silenzio, lo stesso, insolito, silenzio delle grandi città di questi giorni indimenticabili.
“Questo è vero per metà. Ultimamente ho rifatto una crociera, dopo 47 anni, e sì, sono tornato al silenzio, alle sensazioni naturali. Mi piace il silenzio, sono responsabile, ecologico, ma mi piace anche Milano che però è di sicuro una città molto frenetica. Proprio come certe regate in equipaggio, su barche che sono vere e proprie macchine da corsa: lì si fanno manovre e turni serrati, e di certo il silenzio che uno s’immagina con la barca a vela classica è tutt’altra cosa. Quell’esperienza lì direi piuttosto che sia molto rumorosa. Diverso sarebbe regatare in Solitario, esperienza che però io non ho mai fatto”.

Chi fa vela sa valutare i beni essenziali, e quindi vive meglio le costrizioni da Corona Virus?
“Sì, in genere, chi fa vela è una persona frugale che sa dare il giusto valore al suo tempo. Quand’ho fatto il giro del mondo, io ero tattico inshore, mi sono preso tempo per viaggiare, esplorare posti di cui in passato avevo visto solo il porto. Ovviamente, la situazione è diversa quando fai parte di un team, di un equipaggio di Coppa per esempio. Ma anche lì impari a conquistarti i tuoi spazi fisici e di tempo, proprio come stiamo facendo adesso, costretti fra le quattro mura di casa, mio figlio ed io che coabitiamo nello stesso appartamento. Giorni fa lui, che ha 25 anni, ed ha ovviamente una necessità maggiore di scambi personali, mi ha fatto proprio una richiesta così: ritagliamoci i nostri spazi… Fortuna che ho un terrazzino dove prendo anche un po’ di sole. E con l’età si diventa un po’ più filosofi”.

Ecco la solita, difficile, parola: resilienza.
“Quando abbiamo fatto la preparazione per Oracle, nel 2002, ci siamo allenati con un Coach che veniva dai servizi speciali inglesi, lo facevamo sulle dune di sabbia a nord di Los Angeles, un posto dove facevano la produzione intensiva di frutta, l’aria era viziata dai concimi chimici, le condizioni difficili. Quando il nostro istruttore ci portava ad allenarci sulle dune di sabbia, per la fatica e anche per la mancanza di aria (un analogia ahimè macabra al giorno d’oggi) molti di noi facevano fatica a terminare le prove fisiche lui ci urlava: “Non mollate! è l’ultimo miglio quello che conta!”. Intendeva dire che nello sport come nella vita si decide tutto alla fine, che arrivati a quel punto in regata come nella vita siamo tutti stanchi la determinazione mentale fa la differenza. L’ultima manovra è quella che decide la tua vita”.

Queste avversità ci renderanno tutti più forti?
“Io so che le cose possono anche andare male, ma se hai forza e coraggio ce la puoi sempre fare. Cadi, ti rialzi e riparti. E’ la determinazione che ti permette di affrontare le normali avversità della vita: ci saranno sempre, ma non per questo la tua esistenza deve finire.. Anzi, è lì che dei tirar fuori la testa ad andare avanti”, se possibile in maniera migliore di prima.

Lei è un cattolico credente?
“No, sono agnostico, ma questo Papa mi piace molto. Si vede che c’è molto del suo cuore in quel che dice. Mi piace molto il messaggio che ci dà. Abbiamo sempre bisogno di una guida, in questi momenti ne abbiamo bisogno più che mai, dal capo di governo, al capo dello stato a quello della Chiesa. Mentre i nostri vecchi muoiono e noi perdiamo i loro insegnamenti e la memoria storica, non dobbiamo smarrire la via maestra”.

Vincenzo Martucci – Vincenzomartucci57@gmail.com

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