I dati di Google sugli spostamenti in quarantena utili per le autorità sanitarie. ‘Report sulla mobilità delle comunità durante Covid-19’

Google ha annunciato  che metterà a disposizione 6,5 milioni di dollari per finanziare fact-checker e organizzazioni no profit, affinchè possano dotarsi degli strumenti necessari per combattere la disinformazione, con un particolare attenzione sulle informazioni legate al coronavirus.

Tra le iniziative di Google c’è anche il “Report sulla mobilità delle comunità durante Covid-19”.  Ecco di cosa si tratta.

Quando cerchiamo un ristorante, Google ci dice anche quanto è affollato e quanto si prevede che lo sia nelle prossime ore. Come fa? Semplice (per Google): individua gli utenti (o, meglio, i loro smartphone) e utilizza i dati in modo aggregati e anonimo. È il principio che consente a Maps di indicare in rosso le aree più trafficate e, se necessario, di ricalcolare il percorso.
Adesso Big G sta utilizzando la stessa tecnologia per capire quanto e come ci stiamo muovendo durante l’epidemia di coronavirus. Le informazioni estratte saranno contenute nel “Report sulla mobilità delle comunità durante Covid-19”. “Le autorità sanitarie – fa sapere Google in una nota – ci hanno detto che questo tipo di dati potrebbe essere utile per prendere decisioni critiche”.

I rapporti, che saranno “aggiornati regolarmente”, forniranno informazioni su cosa è cambiato dopo le limitazioni degli spostamenti imposte per decreto. Le informazioni mostrano quindi come si sono modificate le abitudini nel tempo e nelle diverse aree geografiche (per 131 Paesi e alcune regioni più specifiche), in relazione a una serie di luoghi riuniti in categorie come “negozi e attività ricreative”, “generi alimentari e farmacie”, “parchi”, “stazioni di trasporto pubblico”, “luoghi di lavoro” e “abitazioni”. I documenti mostreranno anche le tendenze su un arco di diverse settimane, con le informazioni più recenti che si riferiscono a 48-72 ore prima della pubblicazione. L’aumento o la diminuzione delle visite appare in punti percentuali, mentre non saranno condivisi i numeri assoluti delle visite.
I dati, spiega Google, “potrebbero aiutare a comprendere come sono cambiati gli spostamenti essenziali, e in questo modo suggerire raccomandazioni sugli orari di apertura dei negozi oppure su servizi di consegna a domicilio”.

O ancora: “Le visite frequenti a determinate stazioni di trasporto pubblico potrebbero indicare la necessità di aggiungere ulteriori autobus o treni, al fine di consentire maggiore spazio e distanziamento sociale tra le persone che devono viaggiare”. In breve: capire quante persone si muovono e come lo fanno potrebbe indicare “linee guida che salvaguardino la salute pubblica e le esigenze essenziali delle comunità”.

Sì, ma la privacy? In fondo non cambia nulla rispetto a quello (tanto) che già gli utenti permettono a Google di sapere. Mountain View conferma di usare “la stessa tecnologia” di altri servizi. Come nel caso dei ristoranti più o meno affollati, i dati sono “aggregati e anonimizzati”.  Vuol dire che un utente risulta essere seduto a quel tavolo in quella precisa ora, ma che non verrà rivelata la sua identità: “Non verrà resa disponibile alcuna informazione personale identificabile”. Neppure il percorso che ha compiuto. Il rapporto utilizzerà solo i dati degli utenti che hanno attivato la Cronologia delle posizioni, un’impostazione che è disattivata per default. Dopo i primi rapporti, Google “continuerà a lavorare sulla base dei commenti delle autorità sanitarie, delle organizzazioni della società civile, dei governi locali e delle comunità in senso ampio”. (AGI)

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