Atleti e Coronavirus – Dal tiro al volo alle catacombe, dalla caccia all’Olimpiade, al ritorno all’io più profondo. Grazie, Johnny

A 50 anni, Giovanni Pellielo, detto Johnny, è stato fermato mentre dava la caccia alla ottava Olimpiade, una caccia particolarmente difficile, pure per il suo fucile pluridecorato da 4 medaglie ai Giochi – dopo le 6 consecutive fino a Londra 2012, ha disputato Rio 2016 – , 10 titoli mondiali e 12 europei, e per la sua fede cristiana che gli è valsa anche il Discobolo d’oro per la morale da parte del Vaticano. Anche lui è rimasto bloccato in casa dal Corona Virus, nella sua Vercelli, ad assistere la madre 82enne e le 60-70 persone del suo borgo di corso Prestinari.

Giovanni Pellielo (foto Ansa)

Come vive la clausura un atleta che dai 18 anni si dedica ad uno sport all’aperto come il tiro a volo?

“Per noi questa limitazione della libertà personale è particolarmente difficile, essendo così abituati alla libertà assoluta, in campagna, ma è anche un’ulteriore possibilità di vivere in modo più profondo questo momento. Possiamo tutti riflettere sul fatto che la vita non è un diritto, non esiste niente di dovuto, non possiamo pretendere nulla, è un dono da meritare giorno dopo giorno”.

La nostra esistenza è fatta di obiettivi, di scadenze, di risultati da raggiungere: all’improvviso si è fermata.

“Che sciocchi, pensiamo a quel che sarà fra sei mesi, un anno e poi basta uno schiocco di dita dell’Altissimo per cambiare il mondo. E ci ritroviamo a pensare di dover vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, a non dare niente per scontato e a riscopriamo tutti insieme il senso della comunione. Unito, tutto il mondo, dall’immane sofferenza che ci ha travolti”.

Lei che è tanto credente vede un disegno divino in questi drammatici momenti che stiamo vivendo?

“Questo tsunami deve farci capire che poca cosa noi siamo: convinti da una supposta superiorità tecnologica di essere inattaccabili, ci siamo ritrovati tutti impotenti, impreparati, impauriti, deboli, nudi, con tutti i nostri limiti umani. Non so se è un castigo di Dio o una grande prova cui siamo stati chiamati a rispondere, so che è superiore alle nostre forze e questo, nel fermarci nella nostra corsa continua, ci deve far riflettere e ci deve far mettere da parte la nostra superbia”.

Qual è la situazione che più l’ha colpita in questa pandemia?

“Che una nazione di 60 milioni di persone come la nostra non avesse 20mila posti letto per la rianimazione, che i medici e gli infermieri siano stati mandati allo sbaraglio senza difese adeguate, che i nostri vecchi siano morti così. Soprattutto, mi riempie di tristezza che i nostri anziani che per anni hanno versato contributi sociali, che hanno lavorato e hanno guadagnato i loro stipendi contribuendo a portare avanti la società, si siano trovati in tali difficoltà. Costringendo addirittura i medici a scegliere, seguendo un protocollo, se intubare un uomo di 40 anni o uno di 65, che magari per la prima volta aveva bisogno delle strutture sanitarie, dopo aver contribuito col suo lavoro a crearle e sostenerle”.

Dall’oggi al domani ci siamo accorti che la società non è progredita quanto pensavamo.

“Non siamo stati in grado di difenderci dall’assalto di un nemico come un virus che ci ha assaliti con armi diversa da moschetti e frecce. E nel 2020 non siamo riusciti a salutare i nostri morti, non gli abbiamo potuto dare la giusta sepoltura. Com’è possibile tutto ciò? Pensiamo alle Case di riposo dove i parenti dei ricoverati non hanno potuto più vedere i propri cari, ma gli infermieri che sono venuti contatto con loro non sono stati messi in sicurezza e li hanno infettati. Sapendolo, ognuno si sarebbe ripreso i suoi affetti in casa propria. E le badanti, cui invece questi contatti sono consentiti, chi le controlla?”.

Domani sarà, domani usciremo da questa epoca drammatica, ma come saremo?

“Io non vedo il futuro con estremo ottimismo perché la gente continua a parlare più dei 600 euro a chi ha la partita Iva che del vaccino, vedo una caccia a certi medicinali che mettono in difficoltà altri malati, vedo un sistema sanitario che non è in grado di sostenere la situazione. Purtroppo vedo tanta stupidità. La civiltà si valuta quando utilizza le sue forze per salvare il suo popolo, e io vedo soprattutto medici ed infermieri cui dobbiamo dire grazie perché provano a salvarci”.

La scienza ci salverà.

“L’arte medica non è una scienza, ha evidenziato tutti i suoi limiti: come la ragione umana, conosce quel che vede. Dobbiamo tornare al pensiero di Socrate: so di non sapere. Dobbiamo tenerci per mano per cercare aiuto, tutti, in tutto il mondo, senza distinzione, come si è visto dalla globalizzazione del Corona Virus, dobbiamo tornare all’essenza dell’umanità. Dobbiamo ragionare sui Trump e su chi pensava di poter schiacciare un bottone e far saltare il mondo e invece si trova seduto davanti ai suoi morti. Magari, chissà, questa pandemia ha sventato un male peggiore che incombeva sull’uomo, sul suo comportamento nei tempi”.

Un sorriso al domani.

“Chiudersi in una stanza non è vita, così come evitare gli abbracci, i baci, i contatti, e vivere con la mascherina come sarà la nostra vita. Dobbiamo fare due passi indietro e diventare più forti come esseri umani. Io, per quanto mi riguarda, leggo molto, come sempre, alterno le Confessioni di Sant’Agostino a Tommaso D’Aquino, ma soprattutto sto cercando tanti spunti dalle storie dei primi cristiani che si riunivano nelle catacombe, senza tante parole e con tanto silenzio. Oggi, con la Cattedrale vuota, ognuno cerca nella propria catacomba, dentro di sì, il culto dello spirito e del suo io”.

Vincenzo Martucci
Vincenzomartucci57@gmail.com

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