Atleti e Coronavirus – Calcio vuol dire anche solidarietà e normalità: ripartiamo dai più deboli. Parola di Dossena

Anche nel calcio, nel ricco e viziato calcio, esistono voci e personaggi differenti, che a fatica conquistano la ribalta, ma alla fine ci riescono. Uno di questi, ‘Beppe’ Dossena, già campione del mondo nel 1982, campione d’Italia nel 1991 e vincitore della coppa delle Coppe nel 1990, poi allenatore, dirigente e ‘talent tv’, laureato in scienze politiche, è impegnato con ex colleghi in lotte molto impegnative per uno sport e un mondo migliore.

Dossena, col suo Special Team Onlus, è entrato nel progetto del nuovo Club Italia, sostenuto dalla Figc.
“Paolo Maldini ed io abbiamo presentato questo progetto alla Federazione e da maggio lo portiamo avanti insieme per garantire una serie di aiuti socio sanitari importanti agli ex calciatori, comprese anche case di riposo per chi ha smesso l’attività ed è in difficoltà e magari per pudore e vergogna non chiede aiuto. E’ gente di 40, 50 o 60 anni, che magari non ha guadagnato grandi cifre. Alcuni non hanno soldi per fare la spesa. Da italiani, siamo orgogliosi di questo percorso di responsabilità sociale probabilmente unico in Europa per il connubio con la FIGC”.

Beppe Dossena (Foto LaPresse – Spada)

In momenti drammatici come questi del CoronaVirus questa squadra di solidarietà diventa più speciale che mai.
“Intanto, bisogna sottolineare che il calcio non è avulso dal contesto generale: il primo obiettivo dev’essere la salute, siamo legati alla ricerca per assicurarci un vaccino e una certificazione certa che ci permetta di riprendere la nostra vita. Poi, sì, la parola solidarietà è più importante, una parola che ne porta con sé altre, come aiuto, amicizia, coscienza della condizione della comunità: solo recuperando i valori di chi ci ha lasciati diventiamo migliori. Tornare alla normalità sarà lunga e dura, e alla fine torneremo a vivere in un mondo nuovo. Ma nuovo per davvero come valori e senso della condivisione. E il calcio può aiutare a ricostituire questa normalità, riportando la gente a tifare per la sua squadra davanti alla tv”.

Gli italiani in particolare si esaltano nelle difficoltà.
“Possiamo utilizzare quest’esperienza così difficile per crescere come persone. Succede molte volte che gli uomini in generale diano il meglio di sé proprio nei momenti più impegnativi. Noi italiani in particolare l’abbiamo dimostrato subito dopo le due Guerre”.

Non teme che i privilegi del calcio strideranno ancor di più a confronto con le difficoltà della popolazione?
“Il calcio è la terza industria del paese, e come tale, per la capacità di fatturare tanti soldi all’erario, ma anche come straordinaria valvola di serenità alla gente, bisogna valutare come farlo ripartire al più presto. Sempre, ovviamente, quando si saranno ristabilite condizioni di salute generali. Riportare la gente a tifare per la sua squadra può dare un contributo per ridare il sorriso e ricondurre alla normalità”.

Ma davanti a certe cifre, davanti a certi sfarzi, la ribellione potrebbe essere di classe.
“I giocatori hanno accettato l’idea delle decurtazioni dello stipendio e le discuteranno con le società. Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali, agevolano l’afflusso degli stranieri più forti e quindi aumentano la qualità. Magari, vanno studiati altri strumenti fiscali, per sostenere le società. La nuova realtà sarà dura, ci saranno tanti feriti, è evidente che i sacrifici, gli sforzi, riguarderanno tutti. Non si può imporre ai calciatori una riduzione dei loro stipendi ma, con coscienza, possono autotassarsi su iniziativa propria e collegiale per far sentire concretamente ai tifosi e a chi soffre che sono lì, accanto a loro”.

Gli introiti delle società perdono la voce “botteghino”: chissà quando la gente riprenderà ad andare allo stadio.
”E’ probabile che, alla ripartenza, il calcio sarà a porte chiuse, e quindi ancor più televisivo. Questo creerà un’ulteriore selezione nel numero di squadre, una revisione del sistema attuale in tutto il mondo, non solo in Italia”.

Tutti guardano alla luna, alla serie A ma per esempio in serie C si parla di una rivoluzione non più tre gironi, ma le attuali 60 squadre spalmate in una C d’èlite, di 20 società, e le restanti 40, semi-pro, la vecchia C2.
“Bisognerà ripensare il concetto stesso di futuro nel calcio: i ragazzi che potranno inserirsi nel professionismo saranno di meno e quindi, pur continuando a coltivare la loro passione, dovranno studiare per inserirsi nel mondo del lavoro, favoriti dalla capacità acquisite: nell’allenamento, nei sacrificio, nella disciplina per raggiungere il risultato. Dovremo azzerarci”.

Dossena si affianca a Maldini nella Onlus e si affianca a Tardelli nella scalata alla presidenza della AIC, l’associazione dei calciatori.
“Il nostro programma è semplice: bisogna assolutamente tutelare le categorie inferiori, i deboli, le ragazze, riorganizzando la categoria con buonsenso, con la voce del giocatore al centro di tutto. Come associazione calciatori dobbiamo sederci a un tavolo con tutte le controparti e discutere un accordo con le società di B, C e i dilettanti per dar fondo anche alle riserve e sostenere quegli stipendi da 1000 euro al mese”.

E’ esplosa la polemica fra la Lega e i calciatori: l’AIC non accetta il taglio degli stipendi nei mesi senza calcio.
“L’AIC non è legittimata a discutere questa faccenda, esprime un parere, una presa di posizione, ma saranno le società a trovare l’accordo, autonomamente, una per una, coi loro calciatori”.

Si potrebbe creare un “salary cup” un tetto agli stipendi come la NBA.
“E’ un motivo di analisi, ma bisognerebbe attuarlo anche negli altri grandi paesi europei per non privare delle sue stelle la nostra serie A favorendo i campionati stranieri”.

Si potrebbe rilanciare l’idea della SuperLega di Agnelli.
“Mah! Mi sembra che il futuro ci porti di più a pensare a un nuovo mondo più nostro, con meno diseguaglianza, a parole come equilibrio e buonsenso, responsabilità e grande visione. In questo momento il calcio come il mondo hanno bisogno soprattutto di persone che abbiano queste capacità”.

Vincenzomartucci57@gmail.com

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