WhatsApp contro le bufale: limiti all’inoltro di notizie e collaborazione con le fonti ufficiali e fact checker

Per contrastare le catene di Sant’Antonio e le bufale, particolarmente numerose (e pericolose) in questo periodo di emergenza, WhatApp ha deciso di limitare ulteriormente la possibilità di inoltrare a più persone lo stesso messaggio. Una prima limitazione era stata adottata l’anno scorso, stabilendo un tetto massimo di cinque chat (persone o gruppi di persone) con cui condividere un messaggio. Ora il servizio di messaggistica di Facebook ha deciso un’ulteriore stretta, che non riguarda però tutti i messaggi, ma solo quelli più virali, contraddistinti da una doppia freccia, un’etichetta introdotta l’anno scorso per indicare i contenuti di dubbia provenienza inoltrati più volte. A partire dal 7 aprile questi messaggi potranno essere inoltrati a una sola chat alla volta, cosa che dovrebbe rendere molto più difficile la diffusione virale di bufale e notizie incontrollate.

cco (Foto di HeikoAL da Pixabay)

L’obiettivo è di preservare la natura privata e personale di WhatsApp, come spiega il blog ufficiale dell’applicazione:  “WhatsApp è stata concepita come uno strumento di messaggistica privata e nel corso degli anni abbiamo adottato diverse misure che hanno contribuito a proteggere la natura privata delle conversazioni dei nostri utenti”, afferma il post. Da quando è iniziata l’emergenza sanitaria, è aumentata notevolmente la quantità dei messaggi inoltrati, con il rischio che possano contribuire alla diffusione di notizie false. Di qui, prosegue il post, la decisione di “rallentare la propagazione di questi messaggi per mantenere WhatsApp un luogo dedicato alle conversazioni private”.

Questa non è l’unica misura introdotta da WhatApp per contrastare le bufale e favorire una corretta informazione sull’emergenza sanitaria. Il servizio di Facebook ha istituito un Centro informazioni sul coronavirus che propone una serie di notizie utili e consigli forniti dgli enti governativi e delle Ong con cui WhatsApp sta collaborando, a partire dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute di numerosi Paesi.

Per contrastare le bufale, WhatsApp collabora con l’Ifcn (International Fact Checking Network), rete internazionali di 76 organizzazioni di verifica fattuale, di cui fa parte anche l’italiana Pagella Politica, un servizio di fact checking sulle dichiarazioni dei politici fondato nel 2013 che fornisce i suoi contenuti anche alla Rai e all’agenzia Agi. A fine marzo Pagella Politica ha allargato il suo campo di indagine a tutte le forme di disinformazione ed ha lanciato Facta.news, progetto di debunking a 360 gradi, diretto da Giovanni Zagni, che collabora con WhatsApp. Tra le ultime bufale smascherate da Facta ci sono per esempio queste: ‘Adidas non sta donando scarpe da ginnastica per combattere il coronavirus’, ‘Non è stata trovata una cura al coronavirus a base di kiwi e compresse Cebion’, ‘Il video sull’antennista che svela cosa c’è dietro le antenne 5G è un falso’.

Il Centro informazioni sul coronavirus propone anche una serie di storie su come gli utenti stanno utilizzando WhatsApp per restare in contatto con la propria comunità in questo momento difficile. Due esempi riguardano l’Italia: 243 sindaci sindaci della provincia di Bergamo lo usano per comunicare tra loro e con l’Agenzia di tutela della salute; le scuole elementari di Napoli (e non solo) continuano le lezioni nonostante la chiusura e usano WhatsApp per inviare i compiti alle famiglie.

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