#FestivalUniCatt: incontri online per presentare la lauree magistrali in Cattolica

Come andrà non è dato saperlo. Ma “noi ci siamo comunque attrezzati per vivere l’università anche da remoto”. La Cattolica ha cinque sedi – quattro di queste si trovano nelle zone più colpite: Milano, Brescia, Piacenza, Cremona; la quinta è Roma – e 12 facoltà, 11 delle quali hanno anche la Magistrale. E’ agli studenti che si dovranno iscrivere a queste che si rivolge un progetto inedito in ambito accademico.

Non potendo organizzare i tradizionali open day per presentare i suoi 57 corsi, l’università ha deciso di utilizzare tutti gli strumenti online possibili. Succede così che fino al 21 aprile si svolge il #FestivalUniCatt: presentazione dei corsi delle facoltà magistrali (l’ultimo appuntamento è con Medicina e chirurgia) e talk live di approfondimento su temi di attualità. Quello conclusivo del 21, alle 18, si intitola ‘Ripartire con l”Europa’ e viene moderato dal pro rettore dell’ateneo Antonella Sciarrone Alibrandi.

#FestivalUniCatt, con il preside della facoltà di Economia Domenico Bodega

Nel corso delle giornate viene inoltre messa online una decina di video sul tema ‘The Day After Covid-19’, cui partecipano alcuni docenti dell’università, impegnati a ipotizzare quale lezione apprendere dall’emergenza e come poi applicarla nei tempi che verranno.

A dar conto del bisogno di partecipazione da parte dei ragazzi ci sono i numeri. Se alle lauree magistrali per l’anno 2019-2020 sono iscritti 9.475 studenti, nelle prime tre giornate del #FestivalUniCatt sono state raggiunte 260 mila persone, con 23 mila interazioni.

D’altra parte per la Cattolica l’impatto con il mondo virtuale è avvenuto subito, appena stava scoppiando l’emergenza. A oggi, sono state tenute 20.358 lezioni online, a disposizione sulla piattaforma Blackboard. E, nota di merito non legata ai numeri ma a qualcosa di ancora più sostanzioso: i primi laureati online usciti dalla Cattolica sono stati, a inizio marzo, quelli in Scienze infermieristiche, poi andati immediatamente a prestare la propria opera negli ospedali. Una forma (pur tragica ma strettissima) di legame fra mondo della scuola e del lavoro.

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