Corriere della Sera, oggi referendum dei giornalisti su prepensionamenti, cassa integrazione, piano ferie e investimenti

Referendum al Corriere della Sera su accordo che prevede 38 prepensionamenti volontari, 9 assunzioni, 5 giorni di cassa integrazione, nuovo piano ferie, investimenti per 4 milioni.

Dopo l’assemblea di giovedì 16 aprile, i giornalisti del Corriere della Sera voteranno oggi, 20 aprile, l’accordo che, se approvato, verrà firmato al ministero del Lavoro il 22 aprile in una situazione, causa Covid19, un po’ ‘anomala’: cioè in conferenza telefonica.

In sintesi, i prepensionamenti saranno 38 e non 50 come richiesto dall’azienda e saranno su base volontaria; per tutta la redazione sono previsti 5 giorni di cassa integrazione nel biennio: 2 giorni nel 2020; 3 nel 2021; congelati per altri due anni gli stage; nuovo piano ferie su criteri di progressività (smaltisce di più chi ha un maggior monte arretrato e chi rientra nei prepensionamenti); stabilizzazione di 9 collaboratori storici indicati dal direttore (per chi è rimasto escluso la direzione si è impegnata a tenerli in considerazione per le prossimi assunzioni); le new entry saranno assunte come articoli 1 o praticanti.

Per quanto riguarda il ‘Premio di risultato’ – che non è stato corrisposto tutti gli anni – si prevede la rinuncia solo per un anno, il 2021, con un’eccezione: ai giornalisti con reddito imponibile sotto gli 80 mila euro verranno corrisposti 300 euro in buoni carburante. Mentre per le collaborazioni, c’è un impegno dell’azienda ad una stretta su quelle più blasonate e soprattutto sulle collaborazioni dei pensionati che in alcuni casi svolgono mansioni di redattori e inviati, anche in ruoli molto delicati.

Riguardo agli investimenti, Rcs si è impegnata a destinare più di 4 milioni di euro prevalentemente all’ammodernamento del sistema editoriale.

Il Cdr ha rivendicato di aver difeso con forza l’intangibilità degli attuali livelli dell’aggiornamento professionale, i cosiddetti ‘scontrini,’ che restano integralmente a 2.700 euro all’anno. Così come non viene toccata, per coloro che ne usufruiscono, l’auto aziendale.

Nessun accordo è stato invece raggiunto sull’incentivazione al prepensionamento per compensare quanto i candidati all’uscita perderebbero sull’importo della pensione rispetto a quello che maturerebbero al raggiungimento dell’età pensionabile. Il Cdr, che l’ha messo a verbale, aveva proposto un anno di retribuzione con un meccanismo a scalare al trascorrere del tempo tra la maturazione dei requisiti e l’effettiva uscita per prepensionamento

Infine, il Cdr ha preso atto dell’emergenza Covid (un punto che stava portando alla rottura delle trattative in dirittura d’arrivo) e ha assunto l’impegno a incontrare l’azienda entro giugno per valutarne gli effetti, evitando automatismi legati alla situazione

L’intesa, come ha spiegato il Cdr alla redazione, tiene conto della situazione di crisi del settore editoriale, aggravata dall’emergenza coronavirus, e delle sue prime evidenze in particolare sul fronte pubblicitario e punta ad attenuare i rischi futuri ricorrendo a misure non traumatiche (i prepensionamenti su base volontaria), se non annulla del tutto i rischi futuri, sicuramente li attenua. Inoltre, l’accordo ha puntato a preservare l’unità della redazione: al Corriere ci sono situazioni contrattuali e retributive molto diversificate ed è altissimo il rischio di una frammentazione e di divisione tra giovani, meno giovani e precari. Per cui, come rilevano i rappresentanti sindacali dei giornalisti della testata, sono state introdotte, dove possibile, delle misure di perequazione e progressività.

Infine, rispetto alla proposta di 15 milioni di dividendi decisa dal Cda di Rcs, il Cdr ha spiegato che – con i pochi titoli in possesso ma con il sostegno di un documento dell’assemblea di tutti i giornalisti del Corriere – si presenterà alla prossima assemblea dei soci del gruppo chiedendo di non deliberarla.

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