Il cambio ai vertici nelle aziende partecipate: una brutta figura davanti all’opinione pubblica internazionale targata 5Stelle

E’ in corso da ore il confronto a Palazzo Chigi tra rappresentati dei cinquestelle e del Pd su come portare a termine il grande giro di nomine innescato dalle scadenze delle governance delle aziende a partecipazione pubblica, che quest’anno vedono come protagonisti amletici i grillini, sempre divisi tra l’accaparrarsi il maggior numero di posti di potere, ed essere i predicatori contro la corruzione e i conflitti di interesse.

Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri, Alessandro Di Battista (foto Ansa)

Che ai partiti nostrani non importi niente delle brutte figure che facciamo all’estero con istituzioni politiche, economiche, finanziarie o scientifiche non stupisce, ma dispiace. Hanno infatti qualcosa di umiliante e di scandaloso le notizie che da giorni girano sulla corsa per i cambi dei top manager dei grandi gruppi partecipati dallo Stato, ma anche quotati in Borsa e fiori all’occhiello della nostra economia. Rinnovi che non hanno nulla a che fare con questioni aziendali o di merito, ma decise solo per accontentare i partiti di Governo. Una giostra che interessa circa 400 poltrone nelle governance di Eni, Enel, Terna, Poste, Leonardo, Enav, Acea, ecc. che ha visto il Pd giocare la parte della conservazione degli amministratori in carica prodotti dell’era renziana, i renziani impegnati a tenere il più possibile, e i Cinquestelle a chiedere un bottino che gli riconoscesse il loro peso di primo partito per numeri in Parlamento e partner della maggioranza di Governo. Governo che non si sa fino a quando durerà, per cui meglio incassare subito quello che si può.

Giornali, siti e televisioni elencano i manager destinati a lasciare le poltrone e quelli destinati a sostituirli, senza dare valutazione sui meriti o le colpe. Eppure candidati e sostituti sono tutte persone con referenze fatte da risultati manageriali, alcuni di tutto rispetto. Ma vengono trattati come persone senza storia o reputazione. Un esempio? Il cambio di testimone che si prevede a Terna tra l’ad Luigi Ferraris e Stefano Antonio Donnarumma, ad di Acea. Entrambi dotati di referenze di prim’ordine.

Nella foto Stefano Donnarumma e Luigi Ferraris (Foto Ansa)

Ma quale è il motivo della sostituzione di Ferraris, dal 2017 a capo della rete di trasmissione elettrica italiana, un colosso da 2,29 miliardi di ricavi nel 2019, che viene invitato a lasciare dopo aver appena varato un piano strategico 2020-2024 per puntare alla transizione energetica in accordo con il Green New Deal europeo, che prevede 7,3 miliardi di investimenti (+20%) per la rete elettrica per favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili, grande attenzione ai temi della sostenibilita’ con decarbonizzazione come parola d’ordine? L’unica ragione è l’aver dovuto accontentare Di Maio e la maggioranza cinquestelle che hanno dato il via al gioco dell’Oca delle partecipate.
A Terna arriverà Stefano Antonio Donnarumma, manager fidato dei M5s e della sindaca Raggi, che ha dato risultati positivi in Adr, aereoporti di Roma, e nella multiutility municipalizzata Acea, dove ha presentato un più che onorevole bilancio 2019 (EBITDA 1.042 milioni, +12% rispetto al 2018, EBIT 518 milioni di Euro, +8% rispetto al 2018, risultato netto del Gruppo 284 milioni di Euro, +5%) che prevede investimenti per 793 milioni +26% rispetto al 2018, per allargare le partecipazioni e investire tra l’altro per migliorare la rete idrica del Lazio, come è stato fatto sull’impianto per fornire tutta l’acqua non potabile per Roma, circa 22mila metri cubi al giorno, che serve per annaffiare ville, parchi e giardini, per alimentare le fontane artistiche dell’urbe e del Vaticano, ma anche per raffreddare gli impianti di climatizzazione dei Musei Vaticani, dell’ospedale Gemelli.

Claudio Descalzi (Foto ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

La motivazione del cambio della guardia a Terna – che il ministro dell’economia Gualtieri ha dovuto accettare pur riconoscendo a Ferraris tutti i suoi meriti (che lo vedranno probabilmente in un altro ruolo importante a breve, si parla di Ferrovie dello Stato) – , nasce come si sa dal braccio di ferro tra i cinquestelle e il pd sulla poltrona di Descalzi, ad di Eni, nome su cui c’era il veto del partito di Di Maio che lo considera un amministratore inaccettabile in quanto indagato.
Cambiare il capo di un gruppo come l’Eni che rappresenta un pezzo della politica estera italiana, presente in Libia, Egitto, nell’ Africa centrale, sostenevano il Pd e Gualtieri, sarebbe stata una scelta suicida tanto più in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando. E allora per farsi convincere Di Maio e il sottosegretario 5Stelle Fraccaro hanno contrattato ottenendo in cambio la poltrona di Terna, azienda presente su tutto il territorio, con forti contatti in Europa, e 4500 dipendenti, con i numeri economici di cui abbiamo detto. Lascia Terna anche la presidente Catia Bastioli, in carica dal 2014, grande manager e ricercatrice, ad di Novamont, industria di riferimento nel settore delle bioplastiche e dei prodotti da plastica rinnovabile a basso impatto ambientale. Al suo posto Valentina Bosetti, economista esperta di ambiente.

Un’altro passaggio di testimone tra donne sarà all’Eni dove i cinquestelle sono riusciti a garantirisi la presidenza. Al posto di Emma Marcegaglia dovrebbe arrivare Lucia Calvosa, docente di diritto commerciale a Pisa, consigliere di Telecom dal 2011 al 2018, e oggi nel cda di SEIF, l’editrice del Fatto Quotidiano (cosa che ha fatto molto chiacchierare). Usiamo il condizionale perchè bisogna vedere come finirà la guerricciola interna scatenata dall’ex deputato M5S Alessandro Di Battista, tornato alla ribalta con un drappello di grillini duri e puri che l’hanno giurata a Descalzi, di cui Di Maio, deve tenere conto perchè potrebbero incendiare il dissenso che cresce nel partito.

Anche l’Enel, da sempre nel mirino della politica, paga il prezzo dell’arrembaggio dei cinquestelle dovendo rinunciare alla brava presidente Patrizia Grieco, che è stata destinata a Monte dei Paschi di Siena, mentre a viale Regina Margherita arriverà Michele Crisostomo, avvocato leccese specializzato nell’assistenza a banche e ad assicurazioni, insieme anche a nuovi consiglieri.

Sono solo pochi esempi del paradossale cambio delle governance di aziende che tengono in piedi parte dei servizi primari del Paese, in momento di totale disastro sociale ed economico da Covid19, che dimostrano in che mani sono gli Italiani. E poi ci lamentiamo di come ci trattano i politici olandesi

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