Libertà Stampa, Rsf: Italia sale di 2 posizioni (41esima). Pesano le minacce ai giornalisti e gli attacchi ai media da M5S

Il prossimo decennio sarà decisivo per il futuro del giornalismo, con il dilagare del Covid-19 che ha reso sempre più evidente e amplificato le situazioni di crisi che minacciano la libertà di stampa. E’ la convinzione espressa dalla ong Reporters Sans Frontières nel suo report annuale sulla libertà di stampa.

A livello generale, l’Europa continua ad essere la zona più favorevole per la libertà di stampa, nonostante le situazioni problematiche in alcuni paese Ue e nei Balcani. A seguire le Americhe, anche se non si possono non sottolineare le difficoltà registrate dai media in paesi come Usa e Brasile. In Africa sono aumentate le ingerenze, tra attacchi online e detenzioni prolungate. L’area Asiatica e Pacifica ha registrato un aumento delle violazioni alla libertà di stampa.

Scendendo nel dettaglio, nazione per nazione, Norvegia e Corea del Nord, sono le nazioni che rappresentano i due capi della graduatoria. Per il paese scandinavo si tratta di una conferma al vertice rispetto agli ultimi 4 anni, mentre nel caso di quello asiatico di un ulteriore peggioramento sul 2019, quando occupava la penultima posizione.

Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese guadagna due posizioni, passando dalla 43esima alla 41esima.
Nell’analisi viene posto l’accento sugli oltre 20 giornalisti costretti a vivere sotto la protezione delle forze dell’ordine a causa delle minacce ricevute. “Il livello di violenza contro i giornalisti continua a crescere, soprattutto a Roma e nella regione circostante e nel sud del Paese”, rileva Rsf.
“In generale i politici italiani sono meno virulenti del passato verso i giornalisti”, rileva ancora l’analisi che però cita gli attacchi agli operatori dell’informazione da parte di esponenti del Movimento 5 Stelle.

Dal focus non viene tralasciato il tema dei sostegni pubblici per il settore dell’informazione: “il giornalismo rischia di essere compromesso da una possibile riduzione dei sussidi statali per i media”.

Tornando al ranking generale, da segnalare l’attacco alla Cina (177esima), messa sotto accusa da Rsf per la gestione mediatica dell’epidemia di Coronavirus. Se in Cina ci fosse maggiore libertà di stampa, se le prime notizie sul coronavirus non fossero state censurate da Pechino – è la tesi dell’ong – la pandemia poteva essere evitata.
Un concetto rimarcato anche alla Cnn dalla direttrice dell’ufficio britannico di Rsf Rebecca Vincent: “spesso parliamo della libertà di stampa a livello teorico, ma questo evento è la prova che la mancanza di essa può avere un impatto sulla nostra salute”. Nelle prime settimane, sostiene Rsf, le autorità cinesi hanno sminuito la gravità del virus, mentre la polizia colpiva coloro che considerava “allarmisti” e i censori oscuravano ogni commento che mettesse in discussione la linea ufficiale. “Riportare la verità sin da subito avrebbe messo il resto nel mondo nelle condizioni di reagire prima e più seriamente”, ha detto Vincent.

Immediata la replica dal portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, che in una conferenza stampa ha smentito il rapporto e accusato Rsf di avere “pregiudizi contro la Cina”.

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