Il nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’ è in edicola e disponibile in edizione digitale

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Per conoscere le edicole  milanesi dove è distribuito ‘Prima’ consigliamo di utilizzare la ricerca su www.itshere.it

Il numero di aprile 2020 di Prima Comunicazione, realizzato in smart working. Foto ricordo
Dalla prima settimana di marzo nessuno ha più messo piede in redazione. È andato tutto liscio da subito: decine di mail e di whatsApp, molte telefonate, un solo collegamento su Zoom, e in parallelo il lavoro su Primaonline.it a cui ci siamo dedicati in maniera appassionata con la certezza che fosse il modo per rimanere in contatto con i nostri lettori e continuare a tenerli informati su quanto succedeva nei nostri mondi di riferimento. Ne siamo stati ripagati con un’esplosione dei contatti, più che raddoppiati. Contemporaneamente abbiamo realizzato le storie che potete leggere adesso su Prima.

Questo tableau d’immagini è un po’ come la foto ricordo che si faceva alla fine dell’anno scolastico. Giornalisti, esperti opinionisti, grafici, correttori di bozze, segretarie di redazione fotografati tutti a casa con i loro computer (quasi tutti Mac). E anche il tecnico della tipografia Rotolito durante la lavorazione delle lastre per la stampa. È la testimonianza delle competenze e della passione per il racconto che stanno dietro al mondo di Prima comunicazione e di Primaonline.

Il servizio di copertina intitolato ‘Prova di forza’ è dedicato a come il mondo dell’informazione si sta misurando con il coronavirus. Cinquanta interviste a cinquanta direttori che raccontano come, tra smart working e scelte editoriali, danno spazio alle cronache di vita e di morte dal territorio, alle storie quotidiane di un presente sconvolto in ogni sua forma, ai problemi politici sulla gestione dell’emergenza sanitaria ed economica. Con una convinzione che accomuna tutti: la professionalità e la passione del giornalismo vincono su ogni contagio da fake news e pressapochismo social. Questa è stata l’occasione per dimostrarlo. La storia dell’Eco di Bergamo (nella foto il direttore Alberto Cerasoli), che con le sue inchieste ha scoperto che il numero dei morti nella provincia era più del doppio di quello dichiarato ufficialmente, è la case history simbolo di questa rassegna.

Il virus si è impossessato delle nostre vite, “c’è entrato dentro, simbolicamente parlando”, come è scritto nell’editoriale del numero, “e tutto viene letto secondo gli effetti che produce nelle nostre vite”. Questa invasione la raccontiamo con tante storie diverse dei protagonisti dei media, della comunicazione e delle aziende che in quest’epoca di pandemia tremano pensando alle ripercussioni che già si vedono sul piano economico, ma non si arrendono.

A chi dice che le case editrici di periodici sono alla canna del gas, consigliamo di andare a leggere cosa stanno facendo, utilizzando in modo moderno e fantasioso il web e i social media, alla Mondadori Media e alla Condé Nast: editori, progetti e prodotti diversi ma capaci di riunire comunità di milioni di seguaci su Internet.

 

Un campo editoriale e target diversi per il Sole 24 Ore, che vanta un dispiegamento di offerta digitale da ingolosire: dalla mappatura del Covid-19 FOTO con tutte le informazioni e i grafici più aggiornati, a podcast creativi e colti. E soprattutto risultati di vendita delle copie digitali in continua salita.

La Rai è raccontata e celebrata come servizio pubblico dal consigliere di amministrazione, in quota Fratelli d’Italia, Giampaolo Rossi, la cui sintonia con l’amministratore delegato, Fabrizio Salini, ha fatto scandalo a sinistra dove sembrano aver perso la capacità d’interloquire con Viale Mazzini.

L’intervista di Valeria Sforzini a Filippo Santelli è particolarmente interessante perchè descrive un nuovo modo di essere giornalista: corrispondente di Repubblica in Cina (ha fatto notizia perché, unico cronista italiano, è andato a Wuhan il giorno prima che la città venisse sigillata per l’epidemia di Covid-19) e poi in quarantena a Pechino, dove ha cominciato a lavorare postando articoli, foto e notizie su Instagram conquistando un fedele numero di follower.

I tempi sono drammatici invece per due settori fondamentali per la società e il mondo dei media. Lo sport, orfano di tutto, dal calcio ai grandi eventi come il Giro d’Italia, da Wimbledon alle Olimpiadi, saltati o rimandati in una confusione ringhiosa, raccontata con maestria da due firme come Franco Recanatesi e Vincenzo Martucci. E poi l’audiovisivo con milioni di euro volatilizzati per i set chiusi, i film e le serie bloccati, maestranze e attori rimasti senza lavoro né stipendio.

Venti ghiacciati scuotono anche i gruppi di comunicazione e pubblicità, che con il diffondersi dell’epidemia hanno visto disdire pianificazioni ed eventi. Nell’ultimo mese i grandi investimenti da parte di banche, brand del lusso e della moda, gruppi di tlc, assicurazioni, aziende energetiche, influencer, personaggi della musica e dello spettacolo e molti altri sono stati destinati come donazioni al sostegno di ospedali, Protezione civile e delle tante associazioni impegnate a fronteggiare l’emergenza sanitaria. E molti altri hanno investito in spot tv e video per il web per testimoniare la propria vicinanza agli italiani che hanno saputo dare un’inimmaginabile prova di resilienza. E anche di umanità e simpatia, basti pensare alle esibizioni musicali e alle canzoni sui balconi di casa che hanno fatto il giro del mondo.

Chiudiamo con un grande affresco che abbiamo dedicato all’Agcom il cui consiglio è in proroga da nove mesi per l’incapacità dei politici di mettersi d’accordo sui nomi da scegliere, con un ennesimo obbligato rinvio alla fine dell’emergenza per il coronavirus.

 

 

 EMERGENZA CORONAVIRUS E DISTRIBUZIONE
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