Assirm chiude bene il 2019 e presenta andamento attuale e prospettive sul futuro degli associati

Nonostante un leggero rallentamento dell’economia italiana (PIL +0,2%), nel 2019 Assirm – associazione che riunisce le maggiori aziende italiane che svolgono ricerche di mercato, sondaggi di opinione e
ricerca sociale – ha registrato in Italia una positiva stabilizzazione del settore delle ricerche di mercato e di opinione, con buone opportunità di business per il 2020. L’emergenza sanitaria in atto ne ha però modificato notevolmente la realtà, da qui il delinearsi di un nuovo scenario che l’associazione fotografa attraverso i propri associati.

Come spiega un comunicato, oltre ad una stabilizzazione del settore, il 2019 è stato caratterizzato da una crescita dell’innovazione. A favore di un miglioramento continuo per imprese e consumatori, sono incrementate infatti le nuove metodologie di ricerca, tra le quali spicca il ‘market research analytics’, un approccio nato dalla disponibilità di dati online sul comportamento del consumatore e dalla definizione di un profilo integrato. In relazione ai metodi di rilevazione, nel nostro Paese le indagini telefoniche e le interviste face to face, anche se computerizzate, occupano ancora una posizione rilevante, mentre l’utilizzo di strumenti online è inferiore alla media mondiale.

Osservando invece l’impiego delle ricerche per industry si nota una media inferiore rispetto all’estero nell’automotive, nel finance, nei servizi alle imprese, nella pa e nella comunicazione, mentre l’uso è superiore alla media internazionale nel pharma e nei beni durevoli. Una panoramica che mostra un importante margine di crescita per l’intero settore delle ricerche di mercato in Italia.

Matteo Lucchi

Gli associati si erano quindi affacciati al 2020 con buone basi di partenza e un’ampia possibilità di intervento, ma il Coronavirus ha inevitabilmente modificato la realtà. In quest’ottica, Assirm ha così deciso di tracciare un quadro del settore investigando tramite i propri associati preoccupazioni, problemi e prospettive.

In materia di preoccupazioni, le principali riguardano l’economia nazionale (84%), l’andamento della propria azienda (69%) e, nel privato, la salute dei familiari (55%). Un’evidenza, quest’ultima, confermata anche dall’intera opinione pubblica sempre più in apprensione non solo per lo scenario economico, ma anche per la propria condizione fisica.

In merito alla conclusione dell’emergenza, il 43% degli associati ipotizza una fine entro giugno, mentre il 31% prevede un’adeguata ripresa delle attività entro luglio. Una ripartenza che in questo settore comunque verificarsi anche in tempi più rapidi, considerata la necessità di aziende di beni e servizi di
comprendere non solo il nuovo comportamento dei consumatori, ma anche il sentiment dell’opinione pubblica sulle scelte delle istituzioni. In momenti così difficili agire con tempistiche e modalità corrette è fondamentale.

Analizzando, invece, la portata dei problemi da affrontare, per il 28% degli associati è gestibile con minime
revisioni del piano aziendale, per il 32% è significativa con un’indispensabile riorganizzazione del lavoro, mentre per 1 associato su 3 è severa considerato il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Rivolgendo uno sguardo al 2021, gli associati di Assirm si dividono sostanzialmente in tre gruppi: un 35% intravede una situazione economia migliore, un altro 35% delinea uno stato peggiore mentre per un ultimo 30% resterà uguale ad ora (14%) o al momento non sa valutare (16%).

“Oggi gli associati dichiarano una grande volontà di reagire senza però nascondere le difficoltà e le incertezze del momento. Dall’indagine emerge infatti molta cautela nell’affermare un pieno recupero del post-pandemia o un miglioramento nel medio termine – afferma Matteo Lucchi, presidente di Assirm – Assirm è comunque già operativa, assieme alle imprese italiane, per ridurre le conseguenze negative di questa inaspettata emergenza e guidare la ripartenza”.

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