Coronavirus: vai libera dal Cdm alle norme di privacy per l’app Immuni

Slittamento dell’entrata in vigore della nuova legge sulle intercettazioni dal primo maggio al primo settembre di quest’anno e via libera alla app Immuni (o come si deciderà di chiamarla) con in particolare le norme sulla privacy che l’applicazione di contact tracing per contrastare il diffondersi del Coronavirus dovrà rispettare. Sono queste due importanti norme contenute nel decreto approvato la scorsa notte dal consiglio dei ministri, insieme alla stretta sulla concessione della detenzione domiciliare a condannati per reati di mafia o terrorismo – per cui ora è richiesto obbligatoriamente anche il pronunciamento favorevole da parte del procuratore della Repubblica del capoluogo di riferimento e, nel caso di detenuti sottoposti al regime del 41-bis, anche l’autorizzazione del procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo.

Per quanto riguarda lo slittamento dell’entrata in vigore delle nuove norme sulle intercettazioni, approvate in via definitiva lo scorso febbraio dal Parlamento, a causa del protrarsi dell’emergenza sanitaria l’esecutivo ha deciso di spostare la data dell’applicazione ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020 anzichè, come attualmente previsto, a quelli iscritti dopo il 30 aprile 2020.

Sul fronte del contenimento e prevenzione dei contagi da Coronavirus il decreto interviene sul funzionamento dell’applicazione di contact tracing – in particolare sul versante privacy – con una importante precisazione: il suo utilizzo da parte dei cittadini sarà volontario e nessuna penalizzazione o conseguenza è prevista per chi non vi aderirà.

Il testo prevede che sia istituita una piattaforma presso il ministero della Salute per il tracciamento dei contatti stretti tra i soggetti che installino un’apposita applicazione per dispositivi di telefonia mobile, che sarà complementare alle modalità già in uso da parte del Servizio sanitario nazionale.

La piattaforma sarà realizzata esclusivamente con infrastrutture localizzate sul territorio nazionale e gestite da amministrazioni o enti pubblici o società a totale partecipazione pubblica. Anche i programmi informatici sviluppati per la realizzazione della piattaforma saranno di titolarità pubblica.

Il decreto specifica che la raccolta dei dati avverrà in modo da garantire l’anonimato o, se questo risultasse impossibile, questi saranno “pseudonomizzati”, garantendo misure adeguate ad evitare il rischio di reidentificazione degli interessati.

I dati saranno conservati, anche nei dispositivi mobili degli utenti, solo per il tempo strettamente necessario e cancellati automaticamente (o resi definitivamente anonimi) al termine dell’emergenza, in ogni caso non oltre il 31 dicembre 2020.

Gli utenti, prima dell’attivazione dell’applicazione, riceveranno “informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati”. I dati personali raccolti dall’applicazione saranno esclusivamente quelli necessari ad avvisare i fruitori dell’applicazione di far parte di contatti stretti di altri utenti accertati positivi al Covid- 19.
E’ esclusa in ogni caso la geolocalizzazione dei singoli utenti. Si prevede infine che i dati raccolti non possano essere trattati per finalità diverse da quella specificate, “salva la possibilità di utilizzo in forma aggregata o comunque anonima, per soli fini di sanità pubblica, profilassi, finalità statistiche o di ricerca scientifica”.

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