Sinagi: basta con complimenti e mascherine dagli editori. Vogliamo rapporti chiari e pagati

Il Sinagi il più grosso sindacato degli edicolanti è come il vulcano Stromboli, non smette mai di borbottare, soffiare, fumare, segno che è attivo e che può succedere che si esibisca in eruzioni temibili con lanci di sassi, lapilli e colate di lava, tremori della terra, da terrorizzare gli isolani.
Oggi per il Sinagi è il giorno di una piccola eruzione, segnalataci da una una lettera in cui il segretario del sindacato Giuseppe Marchica intima a editori e distributori “Adesso basta”. E spiega che gli edicolanti sono stufi di sentirsi blandire in “articoli in cui si esalta il lavoro degli edicolanti, e la disponibilità che i giornalai hanno dato tutti i giorni per mantenere aperto il canale dell’informazione”; i giornalai chiedono altro. Racconta di una categoria in grande sofferenza e difficoltà, che non si è tirata indietro nemmeno in questi momenti, e molti di loro sono aperti “incassando anche solo il 30% del normale, cioè quasi niente”.

Giuseppe Marchica

Giuseppe Marchica

Ed ecco l’affondo. “Voi editori, e parte di voi che siete anche distributori nazionali e in alcuni casi, anche locali, non volete affrontare il rinnovo di un accordo scaduto da 12 anni, chiedete ancora soldi pubblici dopo tutti quelli che lo Stato vi ha messo a disposizione, chiedete soldi in cambio di poter pubblicare le notizie sul web, chiedendo allo Stato di fare la guerra ai pirati e ai ladri dell’informazione, come se il danno fosse solo il vostro e non anche dei giornalai, chiedete di far pagare la lettura nei bar, come se non fosse un danno anche per le edicole”.
“Non fate che chiedere agli altri di fare qualcosa, come ad esempio oltre a soldi pubblici, la consegna gratis ovviamente, dei giornali a casa delle persone, ma non volete affrontare i problemi di giornalai, anche se sapete che senza nuove risorse economiche chiuderanno a migliaia entro l’anno (…) finita l’emergenza capirete cosa sarà questo settore senza edicole”.

Il focoso segretario sottolinea la decisione degli edicolanti nel ponte del 1 maggio “di restare aperti, anche per rispetto di quello che il Governo e il Parlamento stanno facendo per noi, Governo e Parlamento”.
E insiste sprezzante: “Qualcuno di voi ha regalato ai giornalai tre mascherine e due guanti, a parte che sono soldi dei giornalai, cosa pensate che così sono felici? Forse sarebbe meglio informare la categoria dei vostri giochi di potere, e invece di due mascherine, dare una corretta informazione di quello che avviene, e non informare i giornalai di una città come Roma, il giorno prima del cambio del distributore locale con tutti i problemi che un cambio comporta sempre, ma questo è un comportamento per voi normale”.

“Gentili Signori, smettete di fare articoli sulle edicole e date loro finalmente quell’equo compenso per il lavoro che svolgono rinnovando l’accordo nazionale”.

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